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Il Molise del “vogliamoci bene” e del “basta che si appalta”

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Il Molise del “vogliamoci bene” e del “basta che si appalta”

Franco Valente interviene sull’auditorium di Isernia, la pulizia del Biferno e del Volturno e la ricostruzione a S. Giuliano.

Mettiamoci da soli un sasso in bocca. Credo che nella modesta storia del Molise mai come oggi il panorama politico sia stato caratterizzato dal consociativismo, dal “vogliamoci bene” e dal “basta che si appalta”. Tutti si muovono con l’obiettivo di non scontentare nessuno, sicché la realtà politica che è davanti a noi, a parte i danni economici e territoriali, sta assumendo il carattere della immoralità ideologica. E di fronte a tale incredibile situazione nessuno parla. Tutto viene ricondotto ad astratte posizioni politiche, il più delle volte demagogiche, mai propositive. A chiusura dell’anno 2007 mi sembra di poter portare tre esempi clamorosi di demagogia politica trasversale: L’Auditorium di Isernia, la pulizia del Biferno e del Volturno, la ricostruzione del territorio di S. Giuliano. Sui tre argomenti sembra che maggioranza e minoranza regionale nonché maggioranza e minoranza governativa abbiano costituito appassionatamente una sorta di grande famiglia che, a ruoli invertiti o addirittura intrecciati, fanno del finanziamento pubblico solo ed esclusivamente un grande affare. Il problema ora sta nel capire chi fa l’affare.

Auditorium di Isernia.

isernia-auditorium2.jpg (Nella foto il progetto vincitore del concorso per l’Auditorium)

Il Comune di Isernia ebbe l’idea condivisibile di costruire finalmente un teatro-auditorium.  Facendo bene i conti, capì che un’opera del genere doveva essere proporzionata alle capacità economiche del Comune, al numero degli abitanti e alla realtà culturale della città. Inizialmente decise di realizzare un’opera il cui costo non doveva superare i 5 milioni di Euro (una volta si diceva 10 miliardi di Lire). Sebbene non si trattasse di bruscolini, l’ipotesi era credibile. Il Comune di Isernia per realizzare l’opera decise di fare un concorso di idee. Parteciparono ben 23 gruppi di progettazione e tra questi anche un gruppo da me coordinato. La condizione nel bando era che l’opera (senza le attrezzature e gli impianti) non dovesse costare più di 5 milioni di Euro. Il concorso fu aggiudicato al prof. Culotta di Palermo che assicurò che il progetto da lui redatto non avrebbe superato la spesa di circa 5 milioni di Euro. Ovvero l’opera  sarebbe rientrata grosso modo nei limiti stabiliti dal Comune. Il prof. Culotta ricevette il premio di 30 mila Euro per aver fatto la proposta che, a parere della commissione, era la più bella. Poi è successo qualcosa di strano. L’ufficio comunale, utilizzando quel progetto, ha fatto bene i conti ed ha capito che per fare l’auditorium di Culotta occorrevano ben 42 milioni di Euro (cioè circa 84 miliardi di vecchie lire). A questo punto, mentre la Regione Molise ha confermato di dare un contributo di circa 5 milioni di Euro (di cui 400 mila sono serviti per fare il concorso di idee), il Governo Italiano ha aggiunto altri 21 milioni di Euro che serviranno solo a fare le strutture, dovendo poi impegnare l’ulteriore somma di 16 milioni di Euro per completare l’opera. Si pensi che solo per fare le strutture vi è un incremento del 436% di spesa rispetto al progetto (irrealizzabile con 5 milioni) di Culotta. Il Comune avrebbe dovuto, a questo punto, chiedere la restituzione del premio allo studio del prof. Culotta. Invece ha chiesto che il Governo procedesse all’affidamento delle opere con un singolare appalto integrato per il quale si prevede di assegnare l’incredibile punteggio di 55 punti (su 100 punti teoricamente disponibili) all’impresa che fornirà il progetto tecnicamente migliore. Gli altri 45 punti, per il meccanismo dell’attribuzione, in effetti sono del tutto inconsistenti, sicché tutto verrà ricondotto al giudizio estemporaneo della commissione sul vago valore tecnico. Alla pubblicazione di questo bando è seguito un coro di proteste da parte dell’ANCE Molise e delle  imprese molisane e dell’Associazione degli Ingegneri che hanno evidenziato la poca trasparenza dell’appalto. Poiché ritengo di aver concorso alla progettazione presentando un progetto eseguibile con la somma prevista inizialmente dal Comune di 5 milioni di Euro, ho prodotto ricorso al TAR Lazio per l’annullamento del bando ministeriale di gara e per la revisione dei risultati del concorso di idee, mentre i politici di destra, di centro e di sinistra si riempivano la bocca di vaghe considerazioni sugli aspetti sociologici, architettonici e culturali del nuovo auditorium. Considerazioni che servono solo a riempire le pagine dei giornali senza determinare concreti risultati.

Pulitura degli alvei del Biferno e del Volturno.

biferno.jpg (Nella foto un tratto del fiume Biferno)

Ho letto dai giornali che la Regione Molise ha impegnato 13 milioni di Euro ed il Governo 20 milioni di Euro (totale 33 milioni di Euro ovvero 66 miliardi di vecchie lire!) per la pulizia e la messa in sicurezza del Biferno e del Volturno.
Personalmente credo che sia uno dei finanziamenti più scandalosi se dovesse essere vera la previsione di dare soldi a qualche impresa per rettificare i due corsi d’acqua invece di farseli dare. Ormai anche i bambini sanno che la ripulitura di un fiume diventa uno dei più grandi affari per le imprese aggiudicatarie perché ricevono soldi per prelevare sabbia e breccia dal letto del fiume e, nello stesso tempo, vengono autorizzate a vendere (senza controllo alcuno) la sabbia e la breccia prelevata, facendo affari d’oro. In altri termini, anziché chiedere all’impresa di pagare la sabbia che viene tolta dal fiume, le si danno i soldi per prelevarla ed andare a venderla!

La ricostruzione del territorio di S. Giuliano.

images.jpg (Nella foto San Giuliano di Puglia subito dopo il terremoto)


Sono convinto che il disastro economico ed ambientale che si sta perpetrando nelle aree del cratere è poca cosa di fronte allo sperpero di denaro pubblico e al danno sociale che si sta concretizzando. Ormai è noto a tutti che nelle aree del cratere gli interessi politici sono così trasversali che nessuno ha il coraggio di mettere in discussione l’apparato organizzativo degli appalti che è come un carro armato in discesa e senza freni. E’ ampiamente noto che nella storia dell’umanità le catastrofi sono state l’occasione per una rinascita non solo tecnologica, architettonica ed artistica di una comunità, ma anche l’occasione per rinsaldare il senso della solidarietà tra i sopravvissuti. Invece quando si gira per i paesi del terremoto la diffidenza reciproca si taglia a fette. Il Dio imperante è la cultura dell’affare. Tanto si capì nell’istante in cui il Presidente del Consiglio Berlusconi diceva che voleva trasformare S. Giuliano in una nuova Milano 2 e quella convinzione si consolidò quando il Presidente Prodi è andato al Governo promettendo altri miliardi per altri grandi affari. S. Giuliano di Puglia oggi è un paese irrimediabilmente distrutto perché ha perso l’anima, ha perso la serenità, ha perso il senso della solidarietà. Si pensa solo all’affare. Tutto deve arrivare dal Governo centrale e da quello regionale. E i governi, senza farsi pregare, mandano imprese che prima di ogni cosa devono fare affari. Riponemmo una straordinaria fiducia nell’onorevole Astore che aveva gridato ai quattro venti di aver capito come correggere i meccanismi degli appalti. Ora, pur facendo parte del Governo, mi sembra trasversalmente allineato con quello che si faceva con il governo precedente.

Franco Valente

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