Quando il Venafro Calcio voleva acquistare Maradona dal Napoli
Un clamoroso scherzo che per alcune ore scatenò la gioia dei tifosi.
Le redazioni di tutti i giornali sportivi furono improvvisamente sconvolte da una notizia incredibile: “A Maradona viene offerta la possibilità di giocare nel Venafro”. Per qualche ora, dalle 11.30 del mattino alle 15.10 del pomeriggio, tutti credono che sia possibile l’impossibile. O forse fingono di crederci, perché si trattava di una notizia giornalisticamente molto gustosa. In pratica era accaduto che alle 11.30 la Società del Napoli aveva ricevuto un fax su carta intestata dell’Unione Sportiva Venafro. Dall’articolo di Sandro Sabatini, che riporta tutta la vicenda, leggiamo il testo del fax: “Aniello Patriciello, presidente del Venafro, giudicando inadeguata e offensiva sia nei confronti del giocatore Maradona sia per la Società Calcio Napoli l’offerta di tre milioni di pesetas avanzata dal Siviglia, offre cinque miliardi di lire per l’acquisto del fuoriclasse argentino”.
(Nella foto l’articolo di Sandro Sabatini)
Sul fax il timbro della Società e la firma del Presidente (entrambi fasulli). Sabatini nell’articolo scrive di una Venafro che inizia a sognare e di tifosi che addirittura ringraziano Aniello Patriciello, il quale, quando viene informato, incredulo casca dalle nuvole. “Ma state scherzando?”, pare abbia detto ai tifosi. E così, avendo compreso che si trattava di uno scherzo, invia immediatamente un fax al Presidente del Napoli, Ferlaino, per smentire l’offerta. Questa volta con timbro e firma autentici. Nell’articolo di Sabatini afferma che il responsabile dello scherzo era un impiegato dei Patriciello, mai individuato, il quale aveva libero accesso al fax ed ai cassetti in cui erano custoditi i fogli di carta intestata dell’Unione Sportiva Venafro. Insomma, un tifoso del Napoli offeso per quella offerta troppo misera avanzata dal Siviglia. Evidentemente voleva fare un regalo al Venafro con i soldi di Aniello Patriciello.
Comunque sia alcuni anni dopo un Maradona è realmente arrivato a Venafro per giocare nella squadra di Calcio. Si chiama Diego Armando ed è il figlio del grande campione Argentino. Il suo debutto è stato seguito anche dalla stampa nazionale. Di seguito riportiamo l’articolo scritto dall’inviato de “Il Giornale”.
A Venafro c’è un Maradona ma dura appena 25 minuti
“E’ il venticinquesimo minuto del secondo tempo. Esce Diego Armando Maradona ed entra Minauda, dai gradini di cemento arriva una manciata di applausi. C’è un cielo di ghiaccio e la fredda sensazione che qui il Natale sia un sogno all’incontrario. Venafro è mozzarelle di bufala e olio denso e forte, la strada principale sembra una fiera di prodotti tipici molisani, c’è un bar che si chiama Roxy e facce maledette, le ragazze mettono gli stivali nei jeans, camminano con il sedere basso e i capelli rosso amaranto evocano le Winx. Poi intorno ci sono le montagne. Qui non sei né Campania né Abruzzo e anche il dialetto è ibrido. Quando chiedi dove si va per lo stadio, ti rispondono che per il campo sportivo basta girare dopo il semaforo a destra. C’è anche il palazzetto polivalente. Ci gioca la Scarabeo, squadra di basket. Accanto, proprio accanto, c’è il campo, una targa dice che è dedicato al marchese Del Prete. Qui gioca Diego Armando Maradona, figlio di Cristiana Sinagra e di un uomo che ha accarezzato il mondo con il suo piede sinistro. È il figlio ripudiato, il figlio della legge e dei tribunali, il figlio senza padre. E’ il debutto con il Venafro, maglia rosa nero come il Palermo. La serie D è il calcio di confine, ci puoi restare una vita bruciando tutti i sogni e non arrivare mai. Finisci in qualche bar a raccontare spezzoni di gol che nessuno ricorda o a maledire un legamento crociato andato a puttane proprio il giorno in cui ti voleva l’Ascoli. Sei un calciatore di passaggio, quelli che a 30 anni sono già vecchi, sei uno che ci ha provato ed è andata male. Mase hai 21 anni e sembri, nel volto, negli occhi, nei passi, quasi una leggenda, allora fai in tempo ancora a giocarti tutto”. Nel girone di Maradona le squadre si chiamano Olimpia Agnonese, Centobuchi, Cologna Paese, Boiano, Lucocanistro. C’è anche un mezzo blasone decaduto, come il Campobasso. Ma per il debutto arriva il Grottamaree la maglia a strisce verticali bianche e azzurre ricorda l’Argentina di una ventina d’anni fa. Ed è quasi una beffa. Maradona ha il fiato corto. Non gioca da un mese e mezzo. Il suo procuratore lo ha portato qui per ricominciare a duemila euro al mese, dopo la sbornia di Campioni, per farlo sentire un calciatore normale, uno che non deve nulla al padre e sa che il destino non è tutto in un nome.
Tratto da “ilgiornale. it”

















