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Valente non diffamò il Ministero per i Beni Ambientali e Culturali

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Valente non diffamò il Ministero per i Beni Ambientali e Culturali

L’Architetto è stato assolto dal Tribunale di Campobasso per le dichiarazioni sugli interventi a San Vincenzo a Volturno.

Il Tribunale di Campobasso, nella persona della dottoressa Pepe, ha assolto l’Architetto Franco Valente dall’accusa di diffamazione nei confronti del Ministero per i Beni Ambientali e Culturali, ponendo fine ad una traversia giudiziaria cominciata nel 2002, allorquando l’architetto fu rinviato a giudizio dinanzi al Giudice di Pace di Campobasso, reo secondo l’accusa di aver con una sua lettera offeso la reputazione della dottoressa Capini e del Ministero per aver affermato che l’appalto relativo al sito archeologico di San Vincenzo a Volturno, concesso all’Istituto Universitario di Napoli Suororsola Benincasa, fosse irregolare.

valente_i.jpg (Nella foto l’Architetto Franco Valente) 

Nella stessa lettera il professionista molisano denunciava apertamente gli “intrallazzi che si nascondono in questo pateracchio ordito da mente diabolica esterna al Ministero e controllato da boiardi interessati dello stato”.
In primo grado il giudice di pace di Campobasso, dottor Nicola Bucci, aveva ritenuto tali affermazioni lesive della reputazione del Ministero e aveva condannato il Valente ad una multa e al risarcimento del danno a favore dell’ente statale.
La causa approdava prima in appello, poi in cassazione e infine di nuovo in appello.
All’udienza tenutasi in data di oggi il Tribunale ha accolto l’appello dell’Architetto Valente, assolvendolo “perché il fatto non sussiste”, dopo che anche la Procura – che fino a qual momento aveva ritenuto colpevole l’imputato – si era convertita ed aveva cambiato opinione, arrivando a chiedere l’assoluzione all’ultima udienza.
Soddisfatto il difensore dell’Architetto, l’avvocato Mario Valente, suo figlio: “per la verità non ho mai dubitato dell’innocenza di mio padre. E il mio è un giudizio tecnico. L’autorità di vigilanza  per i lavori pubblici ha affermato che l’appalto di San Vincenzo al Volturno non ha rispettato i criteri di trasparenza e di economicità e quindi era impensabile che si potesse essere condannati solo per averlo ripetuto. Quel che però più lascia esterrefatti è che vi è stato un altro atto, una relazione ispettiva ministeriale, che stranamente perveniva a conclusioni opposte, sostenendo la regolarità dell’appalto. Quel che abbiamo fatto rilevare nel processo è che essa era stata redatta da un certo dott. Giovanni Scichilone, che si è scoperto essere uno stipendiato del soggetto da lui ispezionato, l’Istituto universitario Suor Orsola Benincasa.Una vera e propria relazione di favore.  Si tratta a mio parere di uno scandalo che giustificava le espressioni dell’arch. Valente quando parlava di “intrallazzi” e di “boiardi interessati dello Stato” e che di fatto dimostrava che sul banco degli imputati era seduta la persona sbagliata. Evidentemente il Tribunale di Campobasso deve aver condiviso questa idea. Di conseguenza mi è sembrato eccessivo  che l’avvocatura dello Stato fino all’ultimo abbia pervicacemente cercato di far condannare l’imputato. Secondo i rispettabili avversari,  le espressioni dell’Architetto Valente dovevano essere compresse in ossequio alla “serenità dell’operare dell’amministrazione”, per non lasciare la stessa “fortemente turbata”. Lascio da parte commenti e mi limito ad osservare che nonostante la pioggia di querele per diffamazione sulla vicenda di san Vincenzo al Volturno, l’Architetto Valente  è stato assolto dai tribunali di Isernia, Campobasso, Napoli e prossimamente dovrà difendersi, per l’ennesima accusa, anche dinanzi al Tribunale di Roma”.

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