Valente: “Annullare l’elezione del direttivo Pd di Venafro”
La richiesta nella lettera inviata al Comitato dei Garanti. “A Venafro il Pd è la succursale di un’azienda”.
E adesso l’elezione del direttivo Pd di Venafro diventa un caso nazionale. Infatti l’architetto Franco Valente ha deciso di rivolgersi al Comitato dei Garanti del Partito, tramite l’ingegnere Antonio Di Mauro. Una lettera indirizzata per conoscenza anche al Segretario Walter Veltroni, attraverso la quale Franco Valente chiede al Comitato dei Garanti di dichiarare nulla la votazione relativa al direttivo di Venafro.
Ma ecco il testo della lettera:
“Lo scrivente arch. Francesco Valente, sottoscrittore del programma politico del Partito Democratico e candidato alle primarie per l’Assemblea Regionale in quota alla lista di sostegno a Michele De Santis
Premesso
che sulla base delle ripartizioni proporzionali spettanti alla componente di Michele De Santis nel comune di Venafro lo scrivente aveva diritto, insieme ad altri sostenitori collegati, ad una percentuale del 39% dei delegati di circolo pari ad almeno 11 delegati su 30;
che gli elenchi dei sottoscrittori sono stati segretati e mai messi a disposizione dei sostenitori di Venafro perché il Coordinatore Provinciale Mario Caruso ne ha impedito la consultazione al sottoscritto;
che il Coordinatore Provinciale, benché sollecitato non ha mai fatto conoscere le modalità di accesso agli elenchi dei sottoscrittori per i necessari contatti finalizzati alla formazione ed alla sottoscrizione delle candidature;
che è noto che il sig. Massimiliano Scarabeo, consigliere regionale, è di fatto il proprietario delle liste dei sostenitori del Partito Democratico di Venafro che in numero sicuramente anomalo sono suoi parenti, consulenti, dipendenti e familiari di dipendenti e che il medesimo gestisce a suo uso e consumo un fantomatico circolo Venafrum affidato a persone di sua personale fiducia in locali di sua proprietà esclusiva e come tali inaccessibili;
che, in accordo con l’altro consigliere regionale Danilo Leva con lui collegato per le primarie, lo Scarabeo ha fatto un colpo di mano formulando segretamente una lista unitaria in cui i due si sono attribuiti anche le quote spettanti alla componente che faceva riferimento a Michele De Santis escludendo TOTALMENTE i rappresentanti delle altre componenti;
che, conseguentemente, la lista dei delegati per la formazione del Circolo Cittadino è stata formulata in assoluto contrasto con le indicazioni statutarie e in contrasto con le indicazioni date dall’Assemblea regionale circa il diritto di rappresentanza per tutte le componenti;
che tanto è stato rappresentato nel corso dell’Assemblea che è stata convocata in ora ed in luogo mai comunicato al sottoscritto e di cui il sottoscritto è venuto a conoscenza all’ultimo momento;
che nel corso dell’Assemblea il sottoscritto ha fatto riportare a verbale la richiesta di integrazione della lista per il direttivo con l’inserimento dei seguenti nominativi: Valente Francesco, Massimo D’Andrea, Vincenzo Capaldi e Umberto Santoro e che, comunque al sottoscritto spettavano complessivamente 11 delegati in seno al nascente direttivo;
che il Presidente dell’Assemblea, Nicola Pettorossi, vietava che tale richiesta venisse posta in discussione sul falso presupposto che l’Assemblea non ne aveva il potere;
che il sottoscritto si faceva consegnare le liste dei candidati rilevando che ben 15 rappresentanti su 19 erano notoriamente parenti, consulenti e dipendenti del Consigliere Regionale Massimiliano Scarabeo e gli altri 6 erano della componente di Danilo Leva (comunque collegata a Scarabeo nelle primarie);
che il sottoscritto abbandonava l’Assemblea di fronte alla negazione del diritto di rappresentanza e alla plateale irregolarità procedurale minacciando di uscire dal Partito qualora l’Assemblea fosse stata dichiarata regolare;
Considerato
che si è trattato di una evidente violazione di tutti i principi della democrazia e della partecipazione e che ci si trova di fronte ad una appropriazione politica privata del Partito Democratico in funzione esclusiva degli interessi politici personali di Massimiliano Scarabeo e di Danilo Leva che con tali metodi impediscono l’esercizio democratico della partecipazione attiva
CHIEDE
che il Comitato dei Garanti e gli organi di controllo deputati a vigilare sulla corretta applicazione delle norme statutarie del Partito Democratico adottino un provvedimento di annullamento dell’Assemblea dei sostenitori di Venafro tenutasi in data 23 febbraio 2008 e dichiarino nulla la votazione del direttivo in qualunque modo si sia tenuta il giorno 24 febbraio 2008
che nei confronti dei soggetti che in qualunque modo abbiano disatteso le norme statutarie vengano adottati i provvedimenti sanzionatori previsti”.
Domenica mattina Franco Valente aveva annunciato con un comunicato stampa l’abbandono del Pd proprio in seguito ai fatti riassumnti nella lettera inviata al Comitato dei Garanti. “Pensavo che a Venafro si stesse formando il Partito Democratico, invece ho scoperto che si tratta della succursale di un’azienda personale di qualche personaggio che tra i propri trofei ideologici tiene il busto di Mussolini – si affermava nella nota inviata alla stampa – Credo siano note le difficoltà che incontra il Partito Democratico per l’accelerazione che ha dovuto subire in conseguenza dell’anticipazione della campagna elettorale, ma quello che accade a Venafro è fuori di ogni logica politica e di ogni prassi democratica. Non so quanto possa interessare i cittadini, ma nei partiti democratici esiste la regola della partecipazione e i regolamenti vengono dopo due principi inderogabili: il rispetto della persona ed il valore della solidarietà”.
(Nella foto Franco Valente)
Franco Valente sosteneva e sostiene che “a Venafro c’è un imprenditore che viene dall’ala estrema di Alleanza Nazionale che, con sistemi aziendali ha capito che in politica si fa carriera con i soldi e che le tessere non sono altro che un investimento”. Sempre Valente parlava “di tessere intestate prevalentemente a dipendenti, familiari e clienti professionali” attraverso le quali “si è appropriato non solo delle strutture del partito, ma addirittura ha blindato nella sua cassaforte anche gli elenchi degli iscritti al partito per impedire qualsiasi esercizio delle funzioni democratiche dell’elezione delle rappresentanze in seno al partito”.
“Così, dopo aver inventato un fantomatico circolo culturale, presieduto da un altro bell’esempio di fuoriuscito di Alleanza Nazionale, si è gestita la formazione della lista di circolo inserendo, con una professionalità che Berlusconi se la può solo sognare, fratelli, dipendenti, consulenti legali ed ogni forma di personaggi che nello squadro identificano una posizione politica – dichiarava Valente – Così, nonostante io avessi diritto alla mia quota di rappresentanza derivata da quelle consultazioni primarie di qualche mese fa, il sedicente uomo di destra-sinistra si è nominata maggioranza e minoranza, tutta rigorosamente a squadro. Ho rappresentato questi problemi, tra gli altri, ad Augusto Massa, Antonio D’Ambrosio, Candido Paglione e tutti hanno fatto spallucce come fecero i sacerdoti del Tempio quando dissero a Giuda, che tentava di restituire i trenta denari: “che c’importa, pensaci tu”. L’evangelista Matteo aggiunge che Giuda, buttati i denari nel tempio, si allontanò e andò a impiccarsi. Ma io non sono Giuda – prosegue ancora Valente – e molto più semplicemente me ne esco da questa società di tesserati”. Per Franco Valente l’aspetto stravolgente è che nell’assemblea statutaria (che doveva discutere di questi problemi) dei circa trecento soci si sono presentati poco più di una decina di improbabili uomini di centro-sinistra. “Tra questi sei erano della corrente di Danilo Leva – sosteneva ancora Valente – Alla mia richiesta di discutere la questione della esclusione del mio nome dalla lista unitaria, non hanno detto manco una parola continuando per tutta l’assemblea a guardare in maniera assente nel vuoto. Se questo è il primo passo del Partito Democratico, io consiglio di cambiare subito nome e di chiamarsi PA (Partito Aziendale). Possono aggiungere anche una S finale, ma non è indispensabile. Tra le altre cose non esiste neppure un Comitato di Garanti, figuriamoci se è possibile vedere rispettati i principi minimi della Democrazia. Che io debba bruciare quel residuo di cultura democratica che mi appartiene per fare il servitore di spregiudicati imprenditori della politica non sta scritto in nessun prontuario medico – concludeva Valente – Preferisco andarmene da solo e aspettare tempi migliori”.
Ma non finisce qui. Franco Valente ha anche reso noti i nomi di coloro che costituiscono il direttivo del P. D. di Venafro ed il loro rapporto di parentela o di collaborazione lavorativa con il Consigliere Regionale Massimiliano Scarabeo.
Questi i componenti del direttivo:
Mirella Ciarlante, moglie di Massimiliano Scarabeo
Chiara Capobianco, avvocato di Massimiliano Scarabeo
Gabriele Scarabeo, fratello di Massimiliano Scarabeo
Milena Russo, Moglie di Gabriele, fratello di Massimiliano Scarabeo
Laura Conte, cugina carnale di Massimiliano Scarabeo
Adriana Pisani, cugina carnale di Massimiliano Scarabeo
Annina Zullo, segretaria aziendale di Massimiliano Scarabeo
Domenico Barile, assicuratore di Massimiliano Scarabeo
Elio Russo, fratello del consuocero del Gabriele fratello di Massimiliano Scarabeo
Gaspare Scuncio, consulente di Massimiliano Scarabeo
Loreto Zullo, capomagazzino di Massimiliano Scarabeo
Stefania Di Clemente, collaboratrice di Massimiliano Scarabeo
Franco Giannini, consulente tecnico di Massimiliano Scarabeo
Pasquale Barile, consulente tecnico di Massimiliano Scarabeo
Pietro Melzani, dipendente di Massimiliano Scarabeo
Nel direttivo è entrato anche il presidente del Circolo Venafrum, Nicola Pettorossi (“da Alleanza Nazionale”, sottolinea Valente) e gli ex diessini (che Valente sarcasticamente definisce “l’associazione culturale ‘Non vedo, non sento, non parlo’): Maria Faiola, Nicandro Basileo,Ferdinando Caravante,Tommaso Di Giulio, Ferdinando Mega, Luca Piscitelli e Glauco Renella.


















Viva l’armata Brancaleone.
Il franco tiratore!
Perché chiamato in causa dalle affermazioni di Franco Valente circa le iniziative che il Circolo Venafrum sta portando avanti nel confronto politico pre-elettorale a Venafro, e più direttamente nel contesto del rinnovo delle cariche interne al Partito Democratico, pur non volendo alimentare polemiche che a nulla servirebbero se non ad alterare ulteriormente i toni di un dialogo che, invece, dovrebbe essere molto più serio e pacato, oltre che ricco di contenuti, mi corre l’obbligo di precisare al nostro illustre mèntore che se fosse così facile far politica, saremmo tutti politicanti come lui. Pippo Baudo direbbe: e bravo Palombini! Bravo, bravo Palombini!
Premesso che poco o nulla sa, del Circolo Venafrum, l’Architetto Valente, mai lo abbiamo visto aggirarsi dalle nostre parti, non può parlare di democrazia, di partito, di regole, quando è egli stesso il promotore di iniziative che non trovano riscontro in nulla, perché quasi nessuno le considera degne di nota. E se nessuno le considera vuol dire che non destano interesse e pertanto vengono respinte al mittente. Ma tant’è!
E così, il nostro prolisso amico, maestro della polemica e del sarcasmo, pensa di risolvere i problemi di una Città, seduto alla propria scrivania a pigiare tasti dietro uno schermo, scrivendo del Circolo Venafrum, alla stessa maniera in cui, qualche tempo addietro, faceva nei confronti di Città Nuova, quando deridendoli, provava a contargli ironicamente i voti, moltiplicandoli per dieci. Allora Città Nuova era il nemico da abbattere, oggi la spalla su cui piangere ed appoggiarsi.
E’ talmente democratico che ha imposto il proprio nome come candidato Sindaco alle prossime elezioni, forte del fatto che è una memoria storica della sinistra locale, e su questo, non ho nulla da dire, ma lo ha fatto senza uno straccio di programma e soprattutto senza una base che gli tiri la volata. Senza aver organizzato nessun incontro per discutere della sua proposta, poi, senza aver mosso un dito nell’organizzazione del coordinamento cittadino, all’interno del partito, pretende di sedersi a rappresentarlo, perché lui è una memoria storica? E dove sono i meriti e i risultati delle sue azioni politiche nella sinistra venafrana? Cosa ha fatto lei per rivendicare oggi l’indicazione a Sindaco della Città? Pensa che aver fatto decadere Vincenzo Cotugno le dia il diritto di arrogarsi meriti?
Scrive di scenari e di colori politici, di simboli e di Partiti che si mischiano…………. il verde col rosso più il giallo formano un arcobaleno che vorrebbe far parte del gioco, ma la qual cosa non piace a qualcuno…………….. allora arriva fresco fresco e dice: basta, sono io che comando! Sono io il Pater Patrie! E così, il Quinto Furio Camillo di casa nostra, non riuscendo a farsi venerare come un dio va su tutte le furie e se la prende col Circolo Venafrum!
Poi, non contento continua a provocare il sottoscritto, quando con lui io non ho mai bevuto nemmeno un caffè! E crede che di fronte ci siano i Lasombra o i Cartaginesi da soggiogare. Non essendo così allora, dice: ti caccio via, (dal Partito Democratico) ti farò vedere io come si vincono le elezioni e come si amministra Venafro! Che ne capisci della politica, sono io il capo del Senato Cainitico Venafrano.
Infine arriva il giorno del primo giudizio (la nomina dei componenti il coordinamenti cittadino del Partito Democratico), dove un insieme di persone, anime di due componenti politiche della neonata formazione (gli ex Ds e gli ex Margherita), trovano una soluzione unitaria, e formano una unica lista, (senza di lui perché non lo ha richiesto, non può abbassarsi a ciò!). Ma al nostro fustigatore, la qual cosa non va bene, e allora si giustifica dicendo che nulla sapeva in proposito. Ma non è un maggiorente del Partito? La memoria storica e politica del centrosinistra? Tre giorni prima scrive di aver parlato col Presidente per farci espellere e poi afferma di non sapere che sabato 23 febbraio si sarebbe svolta l’assemblea per la nomina del comitato direttivo cittadino del PD (il suo partito). E’ talmente democratico che voleva imporre la sua candidatura senza aver presentato alcuna lista in palese contrasto col regolamento, è talmente democratico che per farsi ammettere ha cercato di farsi raccomandare. E poi viene a parlare di democrazia!
I burattini da far ballare con fiumi e fiumi di parole non esistono! Che ne sa il nostro valente architetto di cos’è il Circolo Venafrum? Di cosa parla quando ci paragona a buffoni che agirebbero in nome e per conto di un partito che ancora deve radicarsi sul territorio? O di personaggi che provengono da altre formazioni come se essere stato in Alleanza Nazionale significasse portarsi dietro un marchio indelebile di infamità politica.
Se vuole il confronto politico all’interno del Partito Democratico, sulle problematiche di Venafro, non ha altro da fare che proporlo, ma con argomentazioni serie e realizzabili non con le sterili ed inutili polemiche. E lasci stare tutte le iniziative che autonomamente il Circolo Venafrum porta avanti con umiltà e determinazione, nella ricerca della soluzione più giusta per risolvere i numerosi problemi che attanagliano la nostra Città.
Lei non ha alcun diritto di entrare in casa d’altri, per due validi motivi: primo, non conosce bene chi la abita, secondo, non è un ospite gradito!
Perché se fosse davvero il politico di razza di cui si vanta di essere, non avrebbe bisogno di tirarci in ballo, quando sa benissimo che nessuno dei componenti il nostro Circolo le ha mai chiuso la porta in faccia. Anzi, l’abbiamo difesa all’indomani della sentenza che dichiarava decaduto l’ex Sindaco Vincenzo Cotugno senza ricevere neppure un cenno d’intesa. Dove è stato e cosa ha fatto in tutto questo tempo, oltre a criticare nell’ordine: Ruta, Massa, Macchiarola, Leva, Tortola, Scarabeo, Caruso, D’Ambrosio (Antonio) ed oggi anche il sottoscritto? Mancava all’appello Paglione che è stato “colpito” nel suo ultimo articolo(domenica 24 febbraio 2008 – Venafrano.com) perché ha fatto spallucce ad una sua illegittima richiesta! Tanta è la sua fama che è arrivata fino a Roma per aver giudicato Rutelli, Ministro e Presidente dell’allora Margherita ed oggi, persino Veltroni, pensando di arrivare a lui attraverso l’autista del pullman su cui viaggia in giro per l’Italia!
Le sue esternazioni che nonostante tutto rispetto, non hanno giustificazioni, la verità è che lei può parlare all’infinito, ma se non mostra gli attributi, quelli veri, a nessun tavolo la chiameranno a sedersi per parlare, se non del tempo e delle bellezze architettoniche di cui è un profondo conoscitore che per questo, e glielo dico con profonda stima, l’apprezzo tantissimo.
Ma da lei, nessuna lezione accetto, relativamente alle azioni politiche che un gruppo di persone semplici ma attente, cerca di portare avanti senza se e senza ma. Non fosse altro perché, nella sua storia politica, gli stessi confronti (da lei definiti patti scellerati), a cui oggi il Circolo Venafrum starebbe partecipando sotto le mentite spoglie del Partito Democratico, lei li ha perpetrati in danno di quel centrosinistra di cui oggi, si dichiara strenuo difensore. Anche per questo le lezioni da lei non le accetto!
Se tanta è la sicumera di riuscire ad aggregare tutto quell’elettorato che una volta definiva “dilettanti allo sbaraglio”, qualunquisti e politicanti da strapazzo, solo perché, di lei non volevano sentir parlare, come mai si presenta a dettar legge con 9 attestati su 230? Ci teneva così tanto a partecipare alla vita attiva del Partito che non si è nemmeno informato di come stessero le cose!
Allo stesso modo in cui ha richiesto la candidatura a Sindaco! Armiamoci e partite! E bravo Palombini, bravo, bravo Palombini.
Come figura storica della locale politica, quale occasione migliore per provare a dare i giusti accordi a questo stonato strumento! Vero? Così, probabilmente, dovrà rispondere anche lei alle tonnellate di parole che le giungeranno dai cittadini che delle chiacchiere non sanno che farsene!
E se qualcuno non le farà prima le scarpe, politicamente parlando è ovvio, potrà fregiarsi di essere stato uno dei pochi Sindaci che è riuscito a portare a termine il mandato, perché sapeva scrivere.
La verità è che, sentirsi all’angolo, in cerca di compagni di ventura, finendo per diventare come Don Chisciotte, cercando oggi, chi non tanto tempo fa, ha pubblicamente “schifato” – è dura da mandare giù. Non conosco le sue potenzialità politiche ed elettorali pertanto mi limito semplicemente a fare personalissime considerazioni sul suo conto, come del resto, fa lei con me, ma non ci vuole molto a capire che non ha spazio, e lo sa perché? Perché ha trattato tutti gli altri allo stesso modo in cui sta trattando il movimento che rappresento, che non sopporta le sue distorte idee sulla politica locale.
Mi smentisca, e organizzi un tavolo di confronto serio, partecipativo di uomini ed idee, magari con tutte quelle menti che soltanto oggi, perché le fa comodo averli come amici, definisce “infaticabili camminatori che hanno intrapreso il complesso percorso della reciproca comprensione”. Ma non dimentichi di invitare anche noi del Circolo Venafrum, perché il confronto ci interessa, alla stessa maniera con cui abbiamo accettato di sederci al tavolo con altre forze forze politiche, senza sottoscrivere alcun patto scellerato ma solo per provare a confrontarci sui temi scottanti di Venafro che lei liquida come proposte di “trasversalismi e buffonate del genere”.
Anzi, le comunico, non so se in anteprima, che lunedì 25 p.v. ( a meno di cambiamenti dell’ultima ora), presso la sede di Venafro, dell’Italia dei Valori , Città Nuova, il Partito Democratico e la Sinistra Democratica, hanno organizzato un incontro per definire le proprie posizioni e intavolare quel discorso dal Circolo Venafrum già intrapreso, per cercare di proporre qualcosa di serio ed utile alla Città. Si faccia invitare e porti con se il pc, ci informerà in diretta delle sue proposte e se la faranno Sindaco!
La prego infine di prendere questa mia, si come un risentimento, ma improntato alla ricostruzione di un rapporto dialettico e politico che possa far arrivare entrambi ad un traguardo serio ed operoso e non ad uno sterile e noioso scambio di accuse e stizzite repliche alle repliche. Proprio per questo, le comunico che da oggi in poi, pur se continuerà a vomitare parole, sul mio conto e su quello del Circolo Venafrum, non sarà degnato di risposta, non servirebbero!
Nicola Pettorossi _ Coordinatore del Circolo Venafrum.
Si chiama Pettirosso,
ma, nonostante la stazza, il peso politico è di un colibrì.
Mi è venuto il mal di testa solo all’idea di dover leggere il suo sproloquio per cui, siccome mi voglio bene, mi sono fermato alle prime righe.
Ho lasciato il testo al momento in cui ho letto che “non mi ha mai visto aggirarmi dalle parti del Circolo Venafrum”.
E perché mi “sarei dovuto aggirare” dalle parti della sua sede? Per spaccare le vetrine o per fare il guardone?
Pettirosso sappia che io “non mi aggiro”, ma frequento a testa alta i luoghi dove si fa cultura e non ho mai fatto come quel famoso personaggio che si trova rappresentato in uno dei capitelli della cattedrale di Troyes.
Quello che mostra la parte posteriore (il culo) ad un tizio che fa la cerimonia liturgica del soffiaculo.
Se Pettirosso non lo conosce, potrà vederlo sul mio sito in coda a queste note.
Intanto Pettirosso sappia che l’assemblea che lui ha presieduto è nulla e non poteva essere diversamente. Se ne occuperanno gli organi competenti.
Pettirosso crede che la democrazia sia un optional in mano al suo dante causa.
Pettirosso si goda questo scampolo di celebrità prima di tornare al partito da cui proviene.
Franco Valente
Non intendo entrare nel merito del ricorso presentato dal sig. Franco Valente circa le presunte irregolarità riscontrate nella fase di nomina dei componenti del Circolo cittadino del Partito Democratico di Venafro. È ciò perché è al vaglio del Comitato dei Garanti. Tuttavia mi pare giusto fare alcune precisazioni circa la mia posizione in merito a tale ricorso, al fine di non essere tacciato di parzialità.
Gli aspetti tecnici indicati nel ricorso non trovano riscontro nei fatti e nel regolamento, ma soprattutto non lo trovano nel principio di democrazia a cui il Valente si appella, perché si stabiliscono il rispetto di talune regole a cui ognuno deve uniformarsi. Al di la delle percentuali o della rappresentatività, non mi pare giusto pretendere l’inserimento di propri nominativi in una lista regolarmente formata e presentata, soprattutto se tali passaggi sono stati fatti in maniera unitaria tra gli iscritti al Coordinamento cittadino del PD di Venafro. Così come non mi pare giusto non tener conto dell’impegno profuso dai molti che si sono adoperati allo spasmo per organizzare l’assemblea che voleva eleggere per acclamazione i rappresentanti del coordinamento cittadino. Personalmente, ho esternato al Comitato dei Garanti le mie perplessità di ordine tecnico circa le affermazioni contenute nel ricorso del Valente, ma non mi sembra che sia questa la guerra da combattere. Ritengo, invece, che ci sia bisogno di confronto, sempre e comunque, e non di semplici prese di posizione che poi, inevitabilmente, sfociano in diatribe che non portano a risultati confortanti. Quanto accaduto potrebbe trasmettere messaggi distorti all’esterno, e cioè che nel Partito Democratico ci siano più fronti aperti, e dove ognuno decide per se. Per fortuna non è così! A Venafro, per esempio, si sta lavorando per affrontare le prossime Amministrative con la massima condivisione dei percorsi. Per tale ragione posso dire che il PD parteciperà sia alla competizione locale che a quella Nazionale con programmi, idee ed uomini giusti, operando in maniera concreta al fine di poter dare le migliori risposte ai cittadini. In fondo sono queste le cose che interessano chi guarda l’evoluzione della politica e dei partiti in maniera critica ma costruttiva. Perché saranno i contenuti ad essere considerati per le scelte che si andranno a fare, così come lo saranno gli uomini che li metteranno in pratica e che alla fine dimostreranno chi avrà avuto ragione.
Mario Caruso – Coordinatore provinciale del Pd