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La società senza Padri

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La società senza Padri

Riflessione di don Mario Colavita, parroco di Colletorto, in occasione della festa di San Giuseppe.


La prima volta che un papa denunciò una società senza padri fu a Termoli nel 1983. Giovanni Paolo II davanti ad una piazza gremita di molisani gridò il dramma di una società senza padri in cui la figura, su cui ruotava l’istituto familiare stava perdendo la propria identità. Sono passati 25 anni dal quel grido di speranza e, a dire il vero, le cose si sono peggiorate, ad una società senza padri si è aggiunta una società in cui padri e madri poco incidono nel processo di educazione dei figli, anzi ancora peggio, emerge sempre più una crescente confusione della natura stessa di essere madre e padre.
Alla denuncia Giovanni Paolo II indicava una società in cui i padri potessero sviluppare alcune qualità: Tenerezza, serietà, comprensione, rigore, esercizio dell’autorità, con queste qualità concludeva il papa: “i figli potranno crescere armoniosamente, dominando le proprie paure e disponendosi ad affrontare con coraggio le incognite della vita”.
Nella festa di S.Giuseppe (anticipata al 15 marzo per la concomitanza della settimana santa) patrono della chiesa cattolica i credenti vi scorgono il padre che ha saputo fare dell’educazione uno scopo vitale, anzi S.Giuseppe ha “riscoperto” la sua paternità  mettendosi al servizio del progetto di Dio.
La società della post modernità definita come luogo dove le relazioni sono fragili e deboli deve fare i conti con una figura paterna incredibilmente indebolita. Il problema della presenza del padre è oggi altrettanto grave e forse perfino più grave di quello della figura della madre. Si parla ormai di una specifica categoria di figli, i “fatherless childrem“ (i figli senza padre): tutta una categoria di bambini e di bambine che vivono da “orfani di padre vivo”. Recenti studi hanno dimostrato che i bambini che crescono senza un padre hanno una vita molto più difficile dei bambini che hanno entrambi i genitori in casa. Inoltre, assieme alla figura paterna viene scalzato anche il principio d’autorità. Se non bisogna più obbedire al padre, perché allora assecondare il vigile, il bigliettaio o chiunque chieda di obbedire a una norma?
Questa è una delle piaghe più grandi della nostra società. A tanti bambini che vengono al mondo viene a mancare una figura basilare di riferimento, essere “privati del padre”, dal punto di vista psicanalitico, equivale ad essere privati della spina dorsale. Ci si può domandare se tanti problemi (dall’omosessualità alla tossicodipendenza all’anoressia e alla bulimia, fino alle innumerevoli forme di violenza, di disadattamento, di suicidio giovanili etc…), non siano da collegare, direttamente o indirettamente, al “vuoto” della figura paterna, congiuntamente al problema della figura materna.

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Tutta una generazione di giovani, oggi è segnata da questo vuoto, da questa assenza della figura del padre, sia terreno che celeste.  Le due presenze sono altresì essenziali. L’uccisione del padre in atto in modo strisciante, ma reale, in tutta la cultura occidentale è uno dei dati più inquietanti per il futuro dell’umanità. Nasce da questa consapevolezza la costante preoccupazione della Chiesa. Ecco allora che la celebrazione della festa di S.Giuseppe invita i credenti alla riflessione e all’azione nel promuovere e nel mettere in risalto l’azione buona dei padri e anche delle problematiche che la stessa figura oggi incontra nel campo educativo. Giovanni Paolo II nel documento sulla famiglia del 1981 scriveva: “E’ necessario adoperarsi perché si recuperi socialmente la convinzione che il posto e il compito del padre nella famiglia e per la famiglia sono di un’importanza unica e insostituibile”.
In S.Giuseppe la riscoperta delle virtù umane diventa speranza per tanti padri che hanno perso la voglia e il mordente di stare affianco ai loro figli, di tanti padri che non sanno come e cosa fare, di tanti padri che navigano nell’incertezza e nel  dubbio dell’educazione dei lori figli. Una società senza padri è una  società debole, fluida come una famiglia senza la figura paterna non è famiglia.
La festa del patrono della chiesa, S. Giueppe, che la scrittura definisce uomo giusto,  dunque, apra nuove  e profonde riflessioni sulla genitorialità, sul modo di essere padri e madri in una società così complessa e confusa. All’eclissi della figura paterna corrisponde, primo o poi, l’eclissi dei valori fondamentali dell’educazione che nascono e si sviluppano in famiglia.

                                                                                                                              don Mario Colavita – Parroco di Colletorto

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  1. elisa bilancioni says:

    sono un’insegnante di scuola Materna e credo sia importante festeggiare il papà con un semplice dono(anche un bigliettino)sia per la gratitudine verso chi ci ha messo al mondo e che collabora per la nostra crescita, sia per ricordare la nostra identità.
    Purtroppo nella mia scuola è stato impedito di farlo, perchè un bambino non conosce il suo papà.
    Questa cosa mi ha molto amareggiata, anche perchè gli altri bambini che il padre lo conoscono non hanno potuto festeggiarlo.

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