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Nel mirino dei Comunisti Italiani l’accordo Pd-IdV-PdL

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Scarabeo: “Per Venafro c’è bisogno di progetti di partito e non di liste di partito”. Caruso: “Nel Pd tutti favorevoli”.

 

“Non c’è limite all’indecenza”. Questo il commento del Comitato regionale dei Comunisti in merito all’alleanza tra Pd, Italia dei Valori, Popolo delle Libertà e umanità varia per le elezioni amministrative di Venafro. “Qui non si tratta della coalizione del fare, qui siamo ad un’altra cosa, siamo all’ammucchiata per il potere, siamo al personalismo politico più becero, siamo al detto e al contraddetto – si afferma nel comunicato stampa dei Comunisti Italiani – Dopo tante smentite si realizza il sogno venafrano della grande coalizione, a nulla valgono le smentite e i distinguo, questo è quello che ci aspetta anche dopo il 13 e 14 aprile a livello nazionale. La grande coalizione e all’orizzonte. Perciò i due grandi protagonisti si scambiano amorosi sensi, non si attaccano in campagna elettorale, ognuno ignora l’altro – affermano ancora i Comunisti Italiani -  gridano allo sfascio della nazione, all’arretratezza del sistema economico, ai tempi bui che arriveranno nel sistema produttivo, perché debbono preparare la nazione al grande inciucio, le forze si devono mettere insieme perché altrimenti la nazione non ce la fa. Si grida al lupo al lupo – conclude la nota del PdCI – ma i veri lupi sono loro, è evidente che il vero voto utile è quello dato a chi si oppone a questo stato di cose, a chi si oppone ad un Parlamento zittito e sottomesso”.

Ma cosa dicono i protagonisti dell’accordo? A prendere la parola è Massimiliano Scarabeo, Consigliere Regionale del Pd e Mario Caruso, suo collaboratore e segretario provinciale del Partito. “Per amministrare una città, specie se questa si chiama Venafro, c’è bisogno di progetti condivisi e non di liste di partito – afferma Scarabeo – In caso contrario, non si riuscirà mai a creare le condizioni perché Venafro, quarto centro del Molise, possa veramente riprendere a dire la sua nel panorama socioeconomico regionale.  Personalmente ho scelto di appoggiare la candidatura di Nicandro Cotugno perché essa è frutto di un’ampia concertazione alla quale hanno preso parte sia diverse anime politiche ma anche esponenti della cosiddetta società civile”. A dire di Scarabeo Venafro aveva bisogno delle diverse idealità, dei diversi punti di vista di chi la politica la vive e la sublima da posizioni differenti seppur mosse da un medesimo obiettivo, quello cioè di poter dire con fierezza che la città è viva ed è punto di riferimento certo per l’intera regione. “Venafro, invece, non aveva bisogno dei soliti campanilismi partitocratici realizzati ad arte da chi la politica la vede solo come strumento di contrapposizione o peggio ancora di auto consacrazione – sostiene ancora Scarabeo -  Al contrario, la nostra città aveva bisogno di una lista forte fatta di gente con le idee chiare, che vogliono condividere un programma che abbia innanzitutto a cuore la sorte di un intero territorio e dei cittadini che vi dimorano. Ecco perché mi sono schierato apertamente con la lista “Venafro sarà” che a mio giudizio racchiude i sogni e le aspirazioni di chi a questa città tiene sul seria”.

Mario Caruso interviene per  sostenere che la partecipazione di esponenti del PD alla lista “Venafro che sarà” è stata una scelta pienamente condivisa dal coordinamento cittadino e dalla segreteria provinciale del partito. Una risposta ad una nota nella quale si affermava che i due esponenti del PD candidati nella lista “Venafro sarà” lo avevano fatto a puro titolo personale. Caruso sostiene che il coordinamento cittadino del PD di Venafro, il 7 marzo 2008, si è riunito assieme ai vertici locali dell’Italia dei Valori per discutere di un’eventuale presenza congiunta alle prossime Comunali di Venafro. Caruso dichiara di avere partecipato a quella riunione e sostiene che in quella occasione “fu deliberato all’unanimità dei presenti di far parte di una lista civica trasversale che raggruppasse diverse anime politiche, sia di centrodestra che di centrosinistra, aprendo inoltre ad esponenti della cosiddetta società civile”.
Detto ciò Caruso ritiene che siano fuori di ogni logica comprensione le dichiarazioni di chi ha detto di essere totalmente allo scuro dell’accordo che si stava prefiggendo tra forze politiche eterogenee.
“Ribadisco – conclude Caruso – La decisione di prender parte ad una competizione elettorale, attraverso al creazione di una “lista civica aperta” che riunisse esponenti di diversa estrazione politica, era ben nota a molti, non ultimi importanti esponenti sia del Partito Democratico che dell’Italia dei Valori”.

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