Deve dimettersi il gruppo dirigente nazionale del Prc
Antonello Manocchio commenta la sconfitta della Sinistra Arcobaleno. “Una fallimentare operazione politicista”.
Riceviamo e pubblichiamo
È trascorso qualche giorno di riflessione dal disastroso risultato elettorale in cui è precipitata la “Sinistra Arcobaleno” e, con essa, il nostro Partito della Rifondazione Comunista.
Per la prima volta dal dopoguerra i comunisti non saranno presenti in Parlamento: questo è motivo di profonda preoccupazione per la tenuta democratica nel nostro paese e per l’insieme delle agibilità che, ad ogni livello, ne discendono.
La situazione generale e gli equilibri politici risultano forzati verso un “bipartitismo” che taglierà fuori la rappresentanza della parte più avanzata e radicale della società, impegnata da sempre nella tutela dei lavoratori e di tutti gli altri ceti deboli.
In particolare, la cancellazione del riferimento comunista dai livelli istituzionali e la dichiarata intenzione del superamento della sua identità fanno venire meno un supporto indispensabile per contribuire ad orientare le lotte che provengono dalla base del paese reale verso l’affrancamento dall’oppressione capitalistica.
Di tutto questo disastro, di fatto, è direttamente responsabile il gruppo dirigente nazionale del PRC, che deve dimettersi “in toto” -come giustamente ha già anticipato Bertinotti- non facendo ulteriori danni attraverso operazioni “trasformistiche” e tentativi di “riciclaggio”.
(Nella foto Fausto Bertinotti)
Intanto già proliferano, a livello nazionale e locale, comunicati di analisi del voto superficiali e fantasiosi, quando non addirittura strumentali, in merito alla “debacle” elettorale.
Di certo c’è che una costante e strenua opposizione -a cui il sottoscritto ha dato voce e visibilità, insieme a tanti altri compagni a livello locale e nazionale- per bloccare e correggere le irresponsabili e forzose scelte del gruppo dirigente nazionale del Partito, non è stata sufficiente a farlo recedere dal “budello” politicista e astratto ove avevano infilato il nostro Partito.
Avevamo da tempo lanciato “l’allarme” anche dal Molise; e, anzi, proprio nel Molise, per tutta risposta, è intervenuto un provvedimento disciplinare di commissariamento della nostra federazione dal medesimo gruppo dirigente.
Da dirigente e militante di questo partito, debbo onestamente ammettere che ho trovato di fronte a me un muro invalicabile in questa consultazione elettorale. Il nostro “popolo” di sinistra, sempre attento e sensibilissimo, questa volta era come non mai disorientato e privo di passione, percepiva questo aggregato come vacuo e senza calore, del tutto estraneo al proprio sentire “diverso” dell’impegno politico e militante.
Una fallimentare operazione “politicista”, da “ceto politico”, che non ha fatto i conti con la realtà, con la sensibilità e il calore del nostro corpo militante, che, peraltro, ha finito per condannare elettoralmente chi ha irresponsabilmente pensato di accantonare il riferimento dei gloriosi simboli del lavoro, della falce e del martello con tutti i suoi contenuti, per scivolare in un calderone indistinto e aclassista, senza prospettiva.
Si apre ora una stagione istituzionale difficile e complicata, con la destra xenofoba e seccessionista al potere e il Partito Democratico impegnato in una opposizione di mera facciata, con l’intento esplicito di traguardare verso la “terza repubblica” tutto il quadro istituzionale.
Come nei momenti difficili e bui della storia del nostro paese, ora più che mai ci sarà bisogno dell’impegno dei comunisti, il cui primo e prioritario obiettivo è riguadagnare il PRC ai nostri militanti ed affrancarlo da tutte le contraddizioni e dagli equivoci che in questi anni lo hanno pregiudicato e appannato quale riferimento “diverso” e necessario per i lavoratori e i ceti deboli.
La Sinistra arcobaleno, per quanto ci riguarda, è solo un pallido e sorpassato ricordo, bocciato inappellabilmente dalla nostra gente e dai nostri militanti. Chi tenta ancora di forzare in quella direzione agisce in modo insensato e folle, senza legami con la realtà.
Da oggi in poi, l’impegno dei nostri militanti, a partire dall’imminente e non più rinviabile Congresso del PRC, sarà proteso al rilancio e al lavoro dal basso per la ricostruzione di un riferimento comunista autonomo e di classe, che non potrà certo eludere il necessario confronto e raccordo con tutte quelle istanze anticapitaliste che operano concretamente nei territori, che hanno a cuore l’alternativa di società ai padroni.
Antonello Manocchio
(del C.P.N. del PRC e della Segreteria Regionale PRC Molise)

















