Vaffa – day2 anche nel Molise
Banchetti a Campobasso per sostenere le tre iniziative referendarie di Beppe Grillo “Per una libera informazione in un libero stato”.
Questa volta le bacchettate del comico genovese sono tutte indirizzate all’informazione ed ai giornalisti. Posizioni condivisibili o meno, ma che comunque meritano la giusta attenzione. Grillo propone tre referendum: per l’abolizione dei finanziamenti pubblici dell’editoria; per l’abolizione dell’ordine dei giornalisti; per l’abolizione della legge Gasparri. Le firme sono state raccolte in numerose città italiane tra le quali Campobasso dove in mattinata in Corso Vittorio Emanuele è stato allestito un banchetto. E’ possibile firmare anche attraverso il sito di Grillo www.beppegrillo.it. Inoltre chi vuole seguire la manifestazione di Torino può collegarsi a http://new.c6.tv/.
(Nella foto un banchetto per la raccolta delle firme)
In merito ai tre temi al centro dell’iniziativa denominata “Per una libera informazione in un libero Stato”, di seguito riportiamo la posizione di Grillo e il testo dei quesiti referendari.
Abolizione dei finanziamenti pubblici all’editoria
Il finanziamento pubblico ai giornali costa al cittadino italiano quasi un miliardo di euro all’anno. L’editoria, può quindi, a pieno titolo essere definita editoria di Stato. Ci sono buoni e anche ottimi giornalisti, quelli che scrivono rischiando la pelle, quelli emarginati, quelli sotto pagati. Il 25 aprile non è contro di loro, ma contro l’ingerenza della politica nell’informazione.
Il lettore non conta nulla per l’editore di un giornale, contano di più i finanziamenti pubblici (partiti), la pubblicità (Confindustria, ABI, Confcommercio) e i gadget (dvd, fumetti, eccetera).
«Volete voi che siano abrogate
Quesito Referendario
- la legge 25 febbraio 1987, n. 67, recante “Disciplina delle imprese editrici e provvidenze per l’editoria” limitatamente all’art. 9 comma 6 il cui testo letterale è il seguente “Alle imprese editrici di quotidiani o periodici che attraverso esplicita menzione riportata in testata risultino essere organi di partiti politici rappresentati in almeno un ramo del parlamento è corrisposto: a) un contributo fisso annuo di importo pari al 30 per cento della media dei costi risultanti dai bilanci degli ultimi due esercizi, inclusi gli ammortamenti e comunque non superiore a 1 miliardo e 500 milioni per i quotidiani e 300 milioni per i periodici;
b) un contributo variabile calcolato secondo i parametri previsti dal precedente comma quinto per i quotidiani, ridotto ad un sesto, un dodicesimo o un ventiquattresimo rispettivamente per i periodici settimanali, quindicinali o mensili; per i suddetti periodici viene comunque corrisposto un contributo fisso di 200 milioni nel caso di tirature medie superiori alle 10.000 copie.”
- la legge 7 agosto 1990, n. 250, recante “Provvidenze per l’editoria e riapertura dei termini, a favore delle imprese radiofoniche, per la dichiarazione di rinuncia agli utili di cui all’articolo 9, comma 2, della legge 25 febbraio 1987, n.67, per l’accesso ai benefici di cui all’articolo 11 della legge stessa”
- la legge 5 agosto 1981, n. 416 recante “Disciplina delle imprese editrici e provvidenze per l’editoria” limitatamente agli artt. 22, 23, 24, 25, 26, 27, 28, 32, 34, 35, 36, 37, 38, 39, 40, 41»
(Nella foto Beppe Grillo a Torino durante il Vaffa-day2)
Abolizione dell’ordine dei Giornalisti
Mussolini creò nel 1925, unico al mondo, un albo nel quale si dovevano iscrivere i giornalisti. L’albo era controllato dal Governo e messo sotto la tutela del ministro della Giustizia, il Mastella dell’epoca.
Nel 1963 l’albo divenne con una nuova legge ordine professionale dei giornalisti con regole, pensione, organismi di controllo, requisiti di ammissione. Una corporazione con dei saldi principi. Infatti nella legge 69/1963 è scritto che: è diritto insopprimibile dei giornalisti la libertà d’informazione e di critica, mentre è loro obbligo inderogabile il rispetto della verità sostanziale dei fatti osservati sempre i doveri imposti dalla lealtà e dalla buona fede.
Einaudi scrisse: “L’albo obbligatorio è immorale, perché tende a porre un limite a quel che limiti non ha e non deve avere, alla libera espressione del pensiero. Ammettere il principio dell’albo obbligatorio sarebbe un risuscitare i peggiori istituti delle caste e delle corporazioni chiuse, prone ai voleri dei tiranni e nemiche acerrime dei giovani, dei ribelli, dei non-conformisti”. Berlinguer aggiunse: “Io sono contrario al requisito di qualsiasi titolo di studio per la professione di giornalista, perché considero questo come una discriminazione assurda, una discriminazione di classe, contraria alla libertà di stampa e alla libera espressione delle proprie opinioni”.
L’informazione è libera e l’ordine dei giornalisti limita la libertà di informazione. Chiunque deve poter scrivere senza vincoli se non quelli previsti dalla legge.
I giornalisti liberi straccino la tessera, non ne hanno bisogno, il loro unico punto di riferimento.
Quesito referendario
I sottoscritti cittadini italiani richiedono referendum popolare abrogativo, ai sensi dell’art. 75 della Costituzione della Repubblica e in applicazione della legge 25 maggio 1970 n. 352, sul seguente quesito: «Volete voi che sia abrogata la legge 3 febbraio 1963, n. 69, recante “Ordinamento della professione di giornalista”?» l lettore.
Abolizione della Legge Gasparri
La Corte europea di giustizia ha condannato il regime italiano di assegnazione delle frequenze radiotelevisive.
La Corte ha dato ragione a Europa 7, le cui frequenze sono occupate dalla rete di propaganda di Arcore, detta anche Rete 4. La Corte ha evidenziato che il regime di assegnazione delle frequenze nel nostro Paese:
- non rispetta il principio della libera prestazione dei servizi
- non ha criteri di selezione obiettivi – trasparenti – non discriminatori – proporzionati (poi ha finito gli aggettivi)
La sentenza europea segue quelle a favore di Europa 7 della Corte costituzionale, del Consiglio di Stato e dell’Avvocato generale della Corte di Giustizia europea del 12 settembre 2007 (che ha bocciato la legge Gasparri).
Mi aspetto che si faccia applicare la sentenza senza invocare la Nato e l’ONU. Ma sono sicuro che non succederà. Con il solito trucco: cambieranno la legge.
Le frequenze radiotelevisive sono in concessione, significa che sono di proprietà dello Stato, che può decidere, liberamente, a chi assegnarle. Le frequenze sono quindi dei cittadini, di nostra proprietà.
Le leggi che hanno regolamentato il sistema radiotelevisivo, dalla Mammì alla Gasparri, hanno creato un mostro: il Testo Unico. Cambiarlo solo in parte è inutile, va eliminato per poter definire, da zero, nuove regole che garantiscano una vera informazione.
Quesito referendario
I sottoscritti cittadini italiani richiedono referendum popolare abrogativo, ai sensi dell’art. 75 della Costituzione della Repubblica e in applicazione della legge 25 maggio 1970 n. 352, sul seguente quesito: «Volete voi che sia abrogato il Decreto Legislativo 31 luglio 2005, n. 177, recante “Testo unico della radiotelevisione”?»
La posizione di CaffeMolise sui tre quesiti referandi proposti da Grillo.
Revisione della legge a sostegno dell’Editoria, tagliando i fondi destinati ai giornali di Partito. Riteniamo però che non sia uno scandalo destinare risorse finanziarie per aiutare l’Editoria per due due condizioni: Cooperative di Giornalisti e Aziende che investono sul personale, azzerando le forme dì precariato e garantendo alle redazioni condizioni di partecipazione democratica alla definizione della linea editoriale. L’informazione è libera solo se il giornalista è libero. L’informazione è di qualità solo se il giornalista è professionalmente preparato.
No all’abolizione dell’Ordine, si alla totale revisione. Condividiamo la linea espressa da Franco Siddi, segretario della Federazione Nazionale della Stampa Italiana. Noi capiamo da quali problemi nasce la denuncia di Grillo. Non ci ritroviamo nella posizione proposta – ha dichiarato Siddi - Noi siamo per la riforma radicale dell’Ordine. Quando Grillo dice che nessuno deve avere limiti alla libertà d’espressione, siamo d’accordissimo. Ci mancherebbe che per esprimere il proprio pensiero ci sia bisogno di essere iscritti all’Ordine. Il punto è un altro – prosegue Siddi - Riguarda noi giornalisti ma riguarda più da vicino i cittadini. E’ interesse dei cittadini Italiani che chi fa il giornalista per mestiere abbia qualche dovere in più e sia formato in modo più qualificato? Per questo noi chiediamo da anni, ignorati bipartisan, una riforma radicale che preveda la revisione delle procedure di accesso e la revisione delle procedure deontologiche. Casta è una parola che va di moda – conclude Siddi – Può valere per un pezzo della nostra professione. Non userei il parola casta se penso al giornalista medio più diffuso in questi ultimi anni: il precario o la precaria che fatica a mettere insieme 800euro al mese. Li avrei qualche ritegno ad usare il termine casta”.
Favorevoli all’abolizione della Legge Gasparri. Tuttavia questa iniziativa è completamente inutile senza una legge sul conflitto d’interesse che sia estremamente restrittiva.

















