Franco Valente: “Nel Pd dimissioni o scontro”
“Segreteria del Partito senza idee e incapace di avviare un dialogo con chi ha criticato le loro strategie”.
Riceviamo e pubblichiamo.
Non è facile rimettere sui binari un treno in corsa. Specialmente se il macchinista non conosce il motore e nel buio della galleria si nascondono i guastatori. Ormai è noto che il Partito Democratico nel Molise è privo di una guida credibile. Anzi, forse, è privo di guida. Macchiarola e Leva sono brave persone ma si trovano alla testa di un Partito che sempre più appare insoddisfatto della loro indifferenza alle istanze che vengono dalla base. Un atteggiamento che, sotto certi versi, sta assumendo il carattere dell’intolleranza alla democrazia e quando si creano queste situazioni è indubbio che si va al deragliamento. Chi ha un po’ di esperienza, se non altro per motivi anagrafici, aveva consigliato alla dirigenza di presentarsi dimissionaria all’indomani del disastro elettorale e degli scellerati accordi di Venafro. Probabilmente il popolo dei democratici avrebbe apprezzato l’autocritica per quegli errori strategici che sono davanti agli occhi di tutti e che la matematica inesorabilmente aveva messo a nudo. Invece hanno continuato come i parroci che fanno predicozzi e lavate di testa a quelli che vanno a messa lamentandosi per quegli altri che in chiesa non vanno. Macchiarola e Leva si mantengono inchiodati al loro posto continuando a fare analisi politiche che suonano come desiderio di andare a fondo con tutta la barca. Così non accadrà perché qualcuno già ha preso il piede di porco per schiodarli e per far capire che gli interessi politici, che comunque passano per le teste pensanti degli individui, vanno al di là della conservazione della carica. Il clima è di fronda perché in questo momento i trasgressori sono proprio coloro che dovrebbero far rispettare le regole. La Segreteria del Partito non solo appare senza idee, ma soprattutto sembra incapace di avviare un dialogo con chi ha criticato le loro strategie. Chi ragiona senza farsi prendere dalla fregola della soluzione immediata sa che gli scontri fisici non portano da nessuna parte se non si è capaci di ricondurre il dibattito interno nel solco delle posizioni dialettiche. Il 6 giugno è una data importante che, però, servirà solo a fotografare una segreteria che vuole fare una guerra di difesa mettendo fili spinati e cavalli di Frisia di fronte all’arrivo di carri armati dotati di armi atomiche. Il problema di questa Segreteria è la testardaggine fanciullesca. Una testardaggine che irrita chi è convinto che un partito, per essere democratico, debba dare spazio alla discussione, alle proposte innovative, alle idee, ai sogni. Perciò questo partito sembra governato esclusivamente dal desiderio di sopravvivere nonostante tutto. Ora se la Segreteria è in grado di capitalizzare questo momento di dibattito interno per ricondurlo ad una fase dialettica, le cose cambieranno e cambieranno in bene. Altrimenti si arriverà allo scontro che vedrà il campo dominato dalla demagogia e dallo sterile desiderio della distruzione dell’avversario.
Franco Valente

















