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  1. Sono Giorgio e di mestiere esercito l’attività di Comandante del Corpo di Polizia Municipale.
    Personalmente ritengo che si facciano troppe chiacchiere nel ns. paese, senza considerare le questioni prioritarie, nel modo giusto (oserei dire “normale”).
    Perchè parlare d’altro, quando le questioni sicurezza e ambiente ci attanagliano giorno dopo giorno (ritengo che sarà sempre peggio, specie in riferimento alla microcriminalità, perchè la famiglia soffre a causa della scarsa considerazione di cui gode da parte dei politici: Chi vive con risorse economiche esagerate e chi fa fatica anche per fare colazione. Forse non tutti hanno letto il rapporto ONU sulla famiglia: vedasi allegato).
    Il Parlamento si appresta ad integrare le competenze della Polizia Municipale, già gravata da tante incombenze, ma priva di una organizzazione sufficiente Siamo piuttosto “autoditatta” e sempre succubi dei politici e delle leggi che cambiano troppo spesso.
    I politici, non hanno ancora capito i limiti delle proprie competenze, rispetto alla gestione, come previsto dall’art. 107 del TUEL (D. Lgs. 267/2000). Infatti, personalmente ho dovuto subire il trasferimento illegittimo presso il settore “informatica” del mio Comune, come tanti altri colleghi in Italia, allontanati per la famosa “incompatibilita’ ambientale”.

    Secondo l’ANCI quelle che seguono sono le tantissime competenze della Polizia Municipale:

    IL GIORNALE DEI COMUNI

    LA POLIZIA LOCALE (1 SEGUE)

    (20-12-2004) [ Stampa ]

    LA POLIZIA LOCALE – (1/Segue)

    La normativa specifica di maggiore rilievo è costituita, a parte le disposizioni di carattere generale, dalle seguenti disposizioni: Legge 7 marzo 1986, n. 65 (legge-quadro sulla Polizia municipale) e Decreto ministeriale 4 marzo 1987, n. 145 (disposizioni sull’armamento).

    Le funzioni della polizia locale comprendono tradizionalmente lo svolgimento delle seguenti attività:

    1) Sicurezza stradale. E’ normalmente considerato il servizio primario della polizia locale, quasi sempre identificata con i vigili urbani e cioè o con la Polizia municipale, mentre ad essa sono attribuiti compiti molto più ampi.

    L’art. 12 del Codice della strada, alla lettera e) del primo comma, stabilisce che lo svolgimento della funzione di provvedere alla sicurezza stradale spetta ai Corpi ed ai servizi di Polizia municipale nell’ambito del territorio di competenza. In tal modo, nell’ambito del proprio territorio, i compiti della Polizia municipale si affiancano a quelli prestati dalla Polizia stradale della Polizia di Stato, dall’Arma dei Carabinieri e dal Corpo della Guardia di Finanza.

    In questo campo operativo, i compiti primari della Polizia municipale sono i seguenti: a) prevenire e accertare le violazioni delle regole sulla circolazione stradale, b) regolare il traffico, c) svolgere le funzioni di infortunistica stradale (effettuare l’accertamento delle cause degli incidenti, eseguire le rilevazioni topografiche, stendere il relativo rapporto e, nel caso di incidenti gravi, e cioè con presenza di morti e feriti, procedere al sequestro dei veicoli coinvolti trasmettendo immediatamente il verbale, contenente l’elenco delle cose sequestrate, la nomina del custode, il luogo di custodia, alla Polizia giudiziaria), d) rilevare gli incidenti stradali, e) sorvegliare e far rispettare l’uso delle strade, f) curare la segnaletica stradale individuando soluzioni che favoriscano la fluidità della circolazione e la visibilità dei segnali g) provvedere (qualora non ci si trovi in presenza di una denuncia di furto) al conferimento provvisorio – attraverso la consegna ad un centro di raccolta – dei veicoli in presumibile stato di abbandono (e cioè privi della targa o del contrassegno per la loro identificazione o mancanti di parti necessarie per il loro funzionamento); allo stesso modo, la Polizia municipale qualora verifichi – previa redazione di apposito verbale – che un veicolo a motore prolunga continuativamente la sosta in un’area di parcheggio pubblico a pagamento senza pagare la relativa tariffa per più di 60 giorni dovrà provvedere al suo conferimento ad un centro di raccolta, avviando la procedura per la notifica al proprietario con l’indicazione dei tempi e delle modalità di consegna del veicolo.

    2) Va tuttavia rilevato che una coerente attività di tutela della sicurezza stradale non si dovrebbe limitare ad una semplice azione orientata alla repressione delle violazioni. La sicurezza stradale dipende infatti anche da una coerente pianificazione o ‘visione’ del territorio in grado di tener conto dei problemi della viabilità e della circolazione.

    A tal fine, è proprio perché dispongono di una conoscenza diretta delle problematiche del traffico nel territorio, i vigili urbani sono chiamati ad assolvere anche al ruolo di ‘consulenti-pianificatori’ della circolazione stradale, in particolare:

    a) elaborando piani e indicazioni per la regolazione degli accessi al centro abitato o ad altre aree urbane (ad esempio: aree pedonali e zone a traffico limitato) sia in vista di una miglior vivibilità degli spazi urbani sia ai fini della riduzione degli effetti prodotti dall’inquinamento,

    b) formulando soluzioni per il miglior utilizzo delle strade: fissazione delle precedenze, possibilità di sosta, parcheggi liberi e a pagamento, spazi riservati alle strutture di utilità pubblica, spazi da destinarsi ad aree di mercato, tempi e spazi per il carico/scarico di merci o cose, spazi riservati a particolari categorie di cittadini o di utenti (in particolare alle persone diversamente abili), indicazione delle strade da riservare al transito di servizi per il trasporto pubblico,

    c) effettuando studi per la predisposizione di soluzioni di viabilità finalizzate a migliorare l’uso dei centri urbani e la fluidità della rete e dei percorsi stradali e dunque la qualità della vita urbana (proposte per la realizzazione di piani di parcheggio, individuazione di ipotesi di viabilità alternative, piste ciclabili, riduzione del peso del traffico attraverso la previsione di una tariffazione per la circolazione dei veicoli a motore nel centro urbano da gestirsi in automatico mediante apparecchi elettronici,

    d) studiando e sperimentando (anche in collaborazione con i Comuni vicini) soluzioni per l’integrazione dei servizi del trasporto pubblico urbano (sia a livello dei costi sia in rapporto alla copertura e alla qualità dei delle modalità e degli orari di trasporto con particolare attenzione agli anziani e ai giovani soprattutto per quanto riguarda l’accesso alle strutture scolastiche e ai servizi sanitari, di assistenza, di intrattenimento ecc.),

    e) collaborando, per la conoscenza diretta che la Polizia municipale ha dei problemi della viabilità, del traffico e dei problemi ad esso legati (inquinamento atmosferico e acustico, sicurezza stradale, sovraccarico o congestione di traffico in particolari aree o momenti, migliore integrazione tra trasporto pubblico e privato ecc.), alla predisposizione:

    A) dei Piani Urbani di Mobilità (in sigla PUM), le cui finalità consistono nell’elaborare, attraverso intese o accordi di programma tra Comuni limitrofi, la Regione, la Provincia e gli enti preposti al trasporto pubblico, progetti globali, sistemici o di area capaci di intervenire progressivamente sull’insieme delle infrastrutture (rete stradale, parcheggi di interscambio ecc.), dei fattori (flessibilità del trasporto pubblico, potenziamento dell’offerta, orari ecc.) e delle variabili (tecnologie di controllo e di regolazione del traffico, incentivi, ecc.) in grado di migliorare le condizioni di mobilità di un territorio e

    B) dei Piani Urbani del Traffico (o PUT), il cui obiettivo è di favorire il miglioramento dello stato della circolazione e del traffico nelle aree urbane attraverso una pianificazione diretta al miglioramento delle reti di spostamento utilizzate dalle diverse categorie di utenti della città: veicoli privati, pedoni, mezzi di trasporto pubblico, fluidità e alternatività nella raggiungibilità delle molteplici aree di gravitazione dei cittadini, parcheggi ecc. Va rilevato che i PUT sono dei veri e propri strumenti di pianificazione territoriale; per questa ragione è necessario che gli strumenti di pianificazione urbanistica generali siano coerenti e funzionalmente integrati con quanto previsto da tali strumenti.

    I PUT sono obbligatori per i Comuni con popolazione superiore ai 30.000 abitanti e per i Comuni che, pur avendo una popolazione inferiore ai 30.000 abitanti, registrano (è il caso dei Comuni turistici) afflussi di popolazione di rilevante entità, sono interessati da consistenti dinamiche di pendolarismo ovvero presentano gravi problemi di congestione stradale. Spetta alla Regione individuare i Comuni per i quali è obbligatoria la redazione del PUT. La loro redazione, che deve essere aggiornata ogni due anni, deve seguire le direttive emanate dal Ministero delle Infrastrutture secondo quanto previsto dall’art. 36 del Codice della Strada. In quanto piani che intervengono sull’uso del territorio, la loro approvazione spetta al Consiglio comunale.

    Sia per i PUT (D.M. 31 dicembre 1999) che per i PUM sono previste forme di finanziamento da parte delle Regioni. Nel caso dei PUM, la legge 340/2000 stabilisce che i singoli Comuni o aggregazioni di Comuni con popolazione superiore ai 100.000 abitanti possano richiedere il cofinanziamento fino al 60 per cento del costo totale degli investimenti in infrastrutture previsti dal PUM.

    f) infine, la Polizia municipale è chiamata a svolgere un ruolo di educazione stradale, in particolare nei confronti dei giovani anche promuovendo o partecipando alle iniziative attivate dalle scuole per il rilascio della patente per la guida dei ciclomotori.

    3) polizia commerciale, che riguarda il controllo sulle attività commerciali e la vigilanza sullo svolgimento delle stesse: a) accertamento sulla regolarità delle autorizzazioni, b) adozione di provvedimenti sanzionatori in caso di non rispetto delle norme, c) segnalazione di violazioni di norme per le quali sono competenti altri uffici comunali (Ufficio del commercio, Ufficio tecnico, d) verifica delle condizioni igienico-sanitarie dei locali, delle merci e delle attrezzature, e) rispetto degli orari di vendita, f) pubblicità dei prezzi. Va rilevato che, a seguito di quanto stabilito dall’art. 107 del decreto legislativo 267/2000 l’irrogazione delle sanzioni e delle ingiunzioni di pagamento in tema di commercio non spetta più al sindaco, ma ai dirigenti e dunque, per violazioni accertate dalla Polizia municipale, alla Polizia municipale stessa;

    4) polizia edilizia, che comporta la vigilanza sul non rispetto delle norme in campo urbanistico ed edilizio con l’obbligo per i vigili – essendo questi ultimi ufficiali di Polizia giudiziaria – di darne immediata comunicazione all’autorità giudiziaria, all’organo regionale competente, al Sindaco, al Segretario comunale e all’Ufficio tecnico per la verifica delle violazioni e la predisposizione dei relativi provvedimenti (nel caso in cui la rilevazione dell’abuso assuma la forma di un ‘rapporto’, il Segretario comunale dovrà redigere e pubblicare mensilmente nell’albo comunale i dati riguardanti l’abuso e le relative ordinanze di sospensione e trasmettere tali dati all’autorità giudiziaria, all’organo regionale a ciò preposto (Presidente della giunta regionale e, mediante l’Ufficio territoriale del Governo, al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti);

    5) polizia venatoria, che consiste nello svolgere funzioni di vigilanza per la protezione della fauna selvatica secondo quanto previsto dalla legge 157/1992. Nello svolgimento di tale compito, la Polizia municipale è autorizzata a portare le armi di dotazione nei luoghi nei quali devono prestare la propria vigilanza e – qualora siano provvisti della qualifica di agenti di polizia giudiziaria – a procedere al sequestro delle armi, della fauna selvatica e dei mezzi di caccia con esclusione dei cani e dei richiami vivi autorizzati;

    6) polizia mortuaria, che rientra nel campo delle funzioni e dei servizi diretti a salvaguardare la salute dei cittadini e che copre le sepolture, il trasporto dei defunti, l’inumazione e l’esumazione dei cadaveri, la loro tumulazione ed estumulazione, le cremazioni, la gestione e la custodia dei cimiteri;

    7) polizia rurale, che si deve far carico, attraverso specifici regolamenti comunali, di una ampia gamma di compiti riguardanti il territorio comunale rurale; ad esempio: prevenzione degli incendi boschivi, eliminazione di piante e di animali nocivi, conduzione e custodia degli animali al pascolo e lungo le strade, manutenzione dei canali e delle opere di irrigazione, manutenzione delle strade vicinali, lotta contro le malattie delle piante ecc.);

    8) polizia sanitaria, che copre l’insieme delle iniziative che il Comune deve mettere in opera per la salvaguardia della salute dei cittadini soprattutto in presenza di emergenze e l’attività di rilascio delle autorizzazioni sanitarie, che, alla luce delle recenti normative in materia, è da attribuirsi al dirigente o al responsabili del servizio;

    · Notizia del 20-12-2004

    · Tema: Anci-Ancitel:

    · Parole chiave: POLIZIA – SERVIZI – VIGILI -

    · Settore: ORGANI ISTITUZIONALI – PERSONALE E ORGANIZZAZIONE – POLIZIA MUNICIPALE – SERVIZI -

    Ancitel (http://www.ancitel.it) – Il Giornale dei Comuni – Notizia stampata il 21-12-2004

    IL GIORNALE DEI COMUNI

    LA POLIZIA LOCALE 2/SEGUE

    (27-12-2004) [ Stampa ]

    LA POLIZIA LOCALE – (2/Segue)

    9) la polizia urbana, che riguarda la tutela e il miglioramento della ‘vivibilità sociale’ (regolamentazione della circolazione del traffico e dei relativi divieti , controllo e sorveglianza dell’uso degli spazi pubblici, esecuzione di lavori su aree pubbliche, occupazione temporanea o permanente di spazi pubblici, scarico e carico di merci, sorveglianza sui depositi di rifiuti, abbandono o scarico di materiali nocivi, deturpazione di monumenti, circolazione dei cani, impianti di distribuzione dei carburanti, industrie rumorose, pulizia delle aree, spettacoli all’aperto, gabinetti pubblici ecc.), della sicurezza pubblica (sicurezza delle vie pubbliche, sicurezza della quiete pubblica), la regolamentazione dei pubblici servizi, la sorveglianza e l’utilizzo del demanio comunale (giardini, strutture pubbliche ecc.);

    10) polizia veterinaria, il cui ambito di intervento primario riguarda la prevenzione delle malattie infettive degli animali, per i quali il decreto del Ministro dell’Ambiente del 19 aprile 1996 fissa i criteri per la loro individuazione con allegato anche un elenco delle specie animali che possono essere pericolose per la salute delle persone.

    Rientra nell’ambito della polizia veterinaria anche la prevenzione del randagismo, per la quale, a seguito della disapplicazione della legge quadro del 14/08/1991, n. 281 (Legge quadro in materia di animali di affezione
    e prevenzione del randagismo), è stato emanato nel 1999 un provvedimento con l’obiettivo di facilitare l’attuazione della legge quadro (Accordo tra Governo, regioni, province, comuni e comunità montane relativo ai “Criteri informativi per il coordinamento delle attività delle regioni, delle province, dei comuni e delle comunità montane in materia di animali di affezione e di prevenzione del randagismo” in G.U. 15/04/1999, n. 87). Ai Comuni (ma anche alle associazioni di protezione degli animali) viene assegnata (senza, tuttavia, alcuna riserva di gestione) la realizzazione e la tenuta di canili e di rifugi per cani. I Comuni possono dunque o gestire direttamente i canili ovvero affidare tale servizio a terzi (in via prioritaria alle associazioni o alle strutture che hanno come finalità la protezione degli animali) tenendo tuttavia conto che, nella quantificazione economica, dovranno essere valutati non solo gli aspetti di economicità, ma anche quelli relativi al benessere e alla cura degli animali.

    11) Altre funzioni della polizia locale. Vi sono, inoltre, una serie di attività che vengono tradizionalmente assolte dalla polizia locale e, in particolare, dalla Polizia municipale: a) la presenza e l’eventuale accompagnamento dei malati di mente nelle strutture sanitarie in caso di trattamenti sanitari obbligatori ai fini della salvaguardia della sicurezza dei cittadini; b) la gestione di servizi per gli oggetti smarriti; c) la gestione dei permessi e il controllo amministrativo dello svolgimento di manifestazioni (feste, lotterie, tombole, controlli sui videogiochi; d) il rilascio delle autorizzazioni per lo svolgimento di gare atletiche o con autoveicoli, motoveicoli, ciclomotori, biciclette, altri strumenti di locomozione, animali ecc. per le quali, qualora abbiano luogo su strade pubbliche comunali, è necessaria l’autorizzazione del Comune e della Regione o della Provincia qualora esse interessino più Comuni).

    12) Vi sono, infine, due ulteriori, importanti funzioni che la Polizia municipale è chiamata ad assolvere.

    A) Agenti di polizia giudiziaria. L’art. 57 del codice di procedura penale riconosce ai vigili urbani la qualifica di agente di polizia giudiziaria, la cui durata si estende per tutto il periodo di servizio. I vigili urbani possono dunque essere utilizzati dall’Autorità giudiziaria per lo svolgimento di funzioni e di compiti di polizia giudiziaria, in particolare in caso di specifiche esigenze. Con questa qualifica i vigili, per le competenze che spettano istituzionalmente ai Comuni (circolazione stradale, edilizia, commercio, vigilanza venatoria ecc.) devono assolvere a quanto stabilito dall’art. 55 del codice di procedura penale: acquisire informazioni sulla commissione di reati, evitare che ne vengano commessi, acquisire prove e ogni elemento utile ai fini dell’applicazione delle legge penale.

    Il codice di procedura penale indica gli atti che gli agenti di polizia giudiziaria possono compiere senza ordine o intervento dell’Autorità giudiziaria (l’arresto in flagranza di reato, la conservazione dei corpi e delle tracce del reato, il fermo delle persone gravemente indiziate per le quali sia obbligatorio il mandato di cattura, l’acquisizione delle prove).

    Si tratta, come si può vedere, di attribuzioni importanti che, seppur in modo indiretto, si muovono nell’ottica di favorire un pieno e concreto impegno della polizia municipale nel controllo e nel governo del territorio.

    B) I vigili urbani, per i compiti e le attività che devono svolgere nel territorio comunale, rivestono anche la funzione di agenti di pubblica sicurezza, la cui qualifica, previa verifica da parte del Prefetto, viene disposta dal Prefetto stesso. In forza di tale qualifica, e nell’ambito delle funzioni di propria competenza, i vigili urbani collaborano con le altre forze di polizia e rispondono gerarchicamente al Questore e ai funzionari di pubblica sicurezza. La qualifica di agente di pubblica sicurezza può anche essere autonomamente richiesta dal Sindaco al Prefetto.

    I vigili urbani aventi la qualifica di agenti di pubblica sicurezza possono, senza licenza, essere equipaggiati di armi. A tal fine, è necessaria l’adozione di uno specifico regolamento comunale, la cui approvazione spetta al Consiglio. Il regolamento deve indicare: a) il tipo di ami consentite in funzione dei servizi da esercitare e b) le condizioni e i termini di uso delle stesse. Tali modalità sono stabilite da un apposito regolamento approvato dal Ministero dell’Interno.

    E’ dunque agevole verificare come la funzione di agente di pubblica sicurezza sia del tutto in linea con il ruolo di governo complessivo del territorio assegnato ai Comuni dalla nuove normative sugli Enti locali.

    La realtà operativa della Polizia municipale

    Abbiamo illustrato l’insieme dei compiti della polizia locale e ci siamo, in particolare, soffermati su quelli riguardanti la Polizia municipale.

    Il quadro che emerge appare di particolare interesse per le seguenti ragioni:

    1) i compiti della polizia locale coprono ambiti e aspetti, la cui coerente ed efficace gestione contribuisce in modo determinante a tutelare e a migliorare la sicurezza e la qualità della vita dei cittadini (rispetto delle norme e dei regolamenti comunali, salute dei cittadini, salvaguardia del territorio, qualità dell’ambiente sociale, sicurezza stradale ecc.);

    2) la gran parte di questi competenze (in ogni caso: sicurezza stradale, polizia commerciale, polizia edilizia, polizia urbana, polizia venatoria, diversi compiti di polizia sanitaria, rurale e veterinaria) spetta alla Polizia municipale che, dunque, costituisce una componente strutturale o primaria di amministrazione di un Comune;

    3) l’assolvimento di queste funzioni comporta a) una necessaria e costante vigilanza del territorio, b) un continuativo contatto con i cittadini, c) una sicura fonte di conoscenza per gli Amministratori. Per le competenze che deve assolvere la Polizia municipale non può allora che tendere ad operare A) da ‘interfaccia normativa’ o da ‘consulente dei cittadini’, B) da ‘organo di conoscenza’ (si potrebbe anche dire con una metafora tanto suggestiva quanto reale: da ‘occhio dell’Amministrazione’) sulla realtà locale e dunque C) da struttura primaria di governo del territorio con un ruolo che di fatto si orienta spontaneamente a coprire l’insieme delle funzioni e dei servizi di sicurezza sempre più necessari per il buon governo e la ‘vivibilità’ di un territorio. A tali attribuzioni ne vanno infatti aggiunte altre due: D) il contributo alla pianificazione del territorio che la Polizia municipale è in grado di fornire per quanto riguarda le reti della mobilità, del traffico, dell’inquinamento, della sicurezza stradale e E) il ruolo primario che la Polizia municipale – anche in collaborazione con le altre forze di polizia presenti nel territorio – potrebbe svolgere in termini di potenziamento della sicurezza dei cittadini ai fini della previsione del poliziotto di quartiere o di prossimità. Va peraltro rilevato che, in base all’art. 2 del decreto ministeriale 145/87, è data facoltà al Prefetto, in presenza di situazioni locali caratterizzate da fenomeni di criminalità, di richiedere al Sindaco la prestazione di un servizio armato da parte del personale in possesso della qualifica di gente di pubblica sicurezza.

    Il sindaco opera nel Comune come Ufficiale di Governo, Autorità locale di Pubblica Sicurezza e Ufficiale di Polizia Giudiziaria. E’ dunque in coerenza con queste attribuzione che il Sindaco rappresenta il massimo organo di polizia municipale. Al sindaco spetta dunque il compito:

    a) di garantire e di promuovere – dotandoli di mezzi e di risorse adeguate – l’efficiente organizzazione e l’efficace e funzionamento della Polizia municipale;

    b) di indirizzare e di controllare lo svolgimento dei compiti della Polizia municipale; a tal fine, il sindaco opera mediante direttive e cioè attraverso l’emanazione di atti di indirizzo con i quali vengono indicati gli obiettivi e le attività o le azioni ritenute adeguate per raggiungere gli obiettivi (va rilevato che le direttive non devono essere confuse con gli ordini emessi dal sindaco nei confronti del comandante o del responsabile del servizio di polizia municipale nei casi in cui opera nelle sue funzioni di Autorità locale di Pubblica Sicurezza o di Ufficiale del Governo. Questi ultimi, infatti, sono disposizioni precise e puntuali relativamente a situazioni o fatti concreti. Con le direttive, invece, il sindaco definisce le politiche – e cioè le finalità e le modalità – attraverso le quali la Polizia municipale deve assolvere ai suoi compiti;

    c) di interagire in modo continuativo con il comandante o (qualora non sia stato istituito un Corpo di Polizia municipale) con il responsabile della Polizia municipale, il quale – pur disponendo, secondo quanto stabilito dal nuovo ordinamento sugli enti locali e dal decreto legislativo n. 165/2001, di una propria autonomia organizzativa – risponde direttamente al sindaco dell’azione dei vigili in forza del ruolo che il sindaco svolge quale Ufficiale di governo e quale organo di vertice dell’amministrazione comunale.

    Al comandante del Corpo (o al responsabile del servizio) spetta il compito dell’organizzazione e della gestione operativa dei servizi, la disciplina degli addetti, la loro formazione.

    · Notizia del 27-12-2004

    · Tema: Enti Locali:

    · Parole chiave: COMUNI – POLIZIA – SINDACI – VIGILI -

    · Settore: ORGANI ISTITUZIONALI – POLIZIA MUNICIPALE -

    Ancitel (http://www.ancitel.it) – Il Giornale dei Comuni – Notizia stampata il 30-12-2004

    Un servizio recente del Sole 24 Ore riferisce che gli Italiani preferiscono i Dirigenti ricchi e potenti. Vi pare possbile che un Comandante del Corpo di Polizia Municipale possa esercitare bene la propria attività con uno stipendio di Euro 1900,00 (dopo 36 anni di servizio), mentre tanti altri dirigenti, senza divisa, guadagnano moltoooooooooooooooooo di piu’. Ci chiamano “Polizia”, ma la ns. indennità di vigilanza vale il 30 % di quella della Polizia di Stato ed i gradi della P.M. sono solo simbolici, rispetto ad altri.

    Come puo’ la Polizia Municipale controllare il traffico, unitamente alle svariate altre competenze ?

    Come si possono eseguire controlli sulla microcriminalità, se la Polizia non ha le mani libere e spesso subisce la scure dei Giudici, perchè il sistema è troppo garantista.

    Siamo ancora al “Lei non sa chi sono io”.

    Forse viviamo fuori dalla realtà !?!

    ALLEGATO

    26 marzo 2007. A conclusione del XVII Congresso internazionale dal titolo “Diritti e responsabilità della famiglia”, convocato su iniziativa della International Federation for Family Development (IFFD), 100 organizzazioni non governative hanno firmato la “Dichiarazione di Roma per i Diritti e le Responsabilità della Famiglia”.

    Al Congresso hanno partecipato circa 700 persone provenienti da 44 paesi differenti, analisti, consulenti familiari ed educatori di 90 organizzazioni.

    Gli esperti hanno presentato i risultati di diverse analisi e studi, e si sono confrontati su temi legati a politiche familiari responsabili (misure per conciliare lavoro e famiglia, educazione dei figli, famiglia e sviluppo economico, la situazione delle madri lavoratrici) e sul ruolo dei mezzi di comunicazione.

    La Dichiarazione, frutto di analisi delle problematiche familiari di tutto il mondo, sarà presentata all’ONU per richiedere la più ampia protezione e assistenza possibile di fronte a tutte le forme di discriminazione della famiglia, nei confronti di coloro che esercitano il ruolo di madre e di padre, o le discriminazioni che avvengono in ragione del numero dei figli.

    Nel documento, le 100 organizzazioni firmatarie sollecitano i governi del mondo a elaborare “politiche familiari responsabili” che garantiscano la stabilità della famiglia, favorendo il diritto alla casa e il libero accesso all’educazione.

    Gli esperti di gestione e sviluppo familiare dell’IFFD considerano di importanza vitale che i governi, le istituzioni e le aziende, adottino misure che favoriscano la conciliazione tra lavoro e famiglia. Si tratta di proteggere il diritto dei genitori a dedicare tempo ai loro figli, per la stabilità e coesione della famiglia, e che ci sia un rinnovato appoggio alle iniziative di formazione dei genitori.

    Nel documento che sarà presentato all’ONU, si sottolinea il ruolo della famiglia come “fattore di equilibrio sociale e sviluppo economico”. Si constata, inoltre, “l’importanza e l’insostituibile ruolo della famiglia per la felicità dei suoi membri, per la pace e la coesione sociale, per lo sviluppo educativo e il benessere generale, per la crescita economica e l’integrazione sociale”.

    Si rileva poi “la necessità prioritaria di un’adeguata attenzione all’infanzia e ai giovani in un mondo di rapidi cambiamenti”.

    Il documento pone poi l’accento sulle “difficoltà per le madri e i padri di disporre di formazione, degli strumenti e del tempo necessario per realizzare il loro ruolo di principali educatori dei loro figli”.

    Queste difficoltà, si sottolinea, “sono all’origine di molti dei preoccupanti fenomeni di fallimento scolastico, dipendenza dalle droghe, violenza, rotture familiari traumatiche e assenza di valori civici che affliggono tanti bambini e adolescenti del nostro pianeta”.

    Si ricorda come “questi fattori diminuiscono quando si promuovono misure per rinforzare le famiglie, unite a politiche generose di appoggio economico e sociale”.

    Inoltre, il documento dell’IFFD denuncia “le difficoltà, in un numero di paesi sempre maggiore, di poter avere il numero di figli che liberamente e responsabilmente si desidera, in un contesto di uguali opportunità e di sostegno sociale alla maternità e alla paternità”.

    Le organizzazioni constatano come “gli ostacoli economici, e l’impossibilità di conciliare adeguatamente la vita familiare e il lavoro e, in generale, l’inesistenza di un ambiente sociale favorevole alle famiglie che ne promuova il riconoscimento e l’appoggio sociale, contribuiscono a una certa crisi mondiale della famiglia, in cui è difficile diventare padri e madri ed esercitare le proprie funzioni”.

    Con preoccupazione la Dichiarazione guarda ai fenomeni di “progressiva diminuzione della fecondità e di un parallelo invecchiamento della popolazione”.

    “Questo processo – è scritto nel documento – comporta serie conseguenze per il mantenimento dei sistemi previdenziali, specialmente riguardo alla cura degli anziani e delle persone non autosufficienti, così come pone problemi alla disponibilità di fondi pubblici, a breve e lungo termine, in special modo per la Sanità e l’Educazione”.

    In questo contesto, l’IFFD ribadisce la centralità della famiglia che “costituisce il mezzo vitale per preservare e trasmettere valori culturali; agisce come garante dei valori umani, dell’identità culturale e della continuità storica; può operare come impresa generatrice di risorse; assicura un ambiente favorevole per l’apprendimento; offre risorse efficaci per la prevenzione del crimine e della delinquenza”.

    La dichiarazione dell’IIFD si conclude chiedendo all’ONU il rispetto ed il sostegno dei diritti della famiglia, così come sono stati enunciati nei principi della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani (la famiglia è “l’elemento naturale e fondamentale della società”, articolo 16), e nel Patto dei Diritti Economici Sociali e Culturali (la famiglia deve essere oggetto della “più ampia protezione e assistenza possibili”, art.10).

    Le 100 organizzazioni firmatarie del documento chiedono all’ONU di vigilare affinché “non ci sia alcuna forma di discriminazione in relazione al numero dei figli, o nei confronti di chi ricopre il ruolo di madre o di padre, o nei confronti dei membri più deboli e indifesi, come i bambini e gli anziani e le famiglie che li accolgono”.

    Il documento dell’IFFD chiede infine all’ONU la realizzazione, negli Stati membri, di “campagne di sensibilizzazione sull’importanza del ruolo dei genitori come educatori principali dei loro figli, promuovendo l’adozione di misure di conciliazione tra lavoro e famiglia”.

    L’International Federation for Family Development (IFFD), è un istituzione senza scopo di lucro presente in 44 paesi, con una lunga esperienza (dal 1976) nella promozione e lo sviluppo della famiglia attraverso attività di Practical Parenting (attività di formazione a supporto della genitorialità). La IFFD ha lo status di Consultivo Speciale presso l’ONU.

    Quali, quindi, i fattori di sviluppo per la riqualificazione della famiglia, perno essenziale della società ?

    La crisi della società di oggi, sconta l’inefficacia della politica, che non riesce ad attivare le misure ottimali per la famiglia, con ricadute negative su investimenti e spesa pro-capite.

    Basterebbe una politica sul mercato del lavoro più attenta, tenuto conto che il disoccupato va considerato una risorsa potenziale, da qualificare in modo specifico al momento dell’assunzione.

    GIORGIO IACAPRARO
    AGNONE (IS)
    giofil318@gmail.com
    Tel. 3291048658

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