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Montano contro Casini

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La replica alle dichiariazioni del leader Udc sulla vicenda molisana. “L’Italia non regge più le divisioni personalistiche”.


Nell intervista rilasciata ad un quotidiano molisano, il segretario nazionale dell’Udc, Pierferdinando Casini ha spiegato in questo modo la decisione assunta da Cesa di  commissariare l’Udc Molisana, in seguito al passaggio di Patriciello nel Pdl. “Innanzitutto voglio dire che non è che fossimo stati contenti dell’esito elettorale delle politiche – ha detto Casini – perché, a guardare i risultati dell’Udc molisana nelle ultime tre o quattro tornate elettorali, viene fuori che i voti li abbiamo persi e non guadagnati. Prima considerazione. In secondo ordine certamente ha influenzato la decisione dell’onorevole Cesa anche l’atteggiamento inelegante di Patriciello, anche se questo fa parte della logica delle cose. Tuttavia se una persona non si sente più di stare in un partito credo che con lealtà ne debba prendere atto, non è che si organizza in un altro partito e intanto si tiene i suoi fedeli in quello che sta per abbandonare. Questo è un comportamento sleale – ha aggiunto Casini -  Se poi uno ha una crisi di coscienza e – dall’alto di convinzioni morali – ritiene di andare nel Pdl, questa sua, diciamo conversione morale la rispettiamo, così come rispettiamo profondamente il suo travaglio morale. Non facciamo certo un processo alle intenzioni”.Casini augura la migliore fortuna a Patriciello ed ai suoi amici e non si lascia trascinare in polemiche, avendo preso atto di una scelta politica.  Alle critiche di antidemocraticità rivolte da una parte della dirigenza Udc per avere voluto commissariare l’Udc, Casini risponde: “Che poi mi si venga a fare la deontologia delle forme da parte di costoro è veramente ridicolo. Anche perché la deontologia dovrebbe riguardare chi abbandona un partito senza ragioni se non per disegni di carattere personale. Noi abbiamo preso atto di una realtà, ci siamo fidati di persone che nel partito hanno sempre militato. Oggi chi vuol lavorare nell’Udc, come ha fatto in passato, bene. Buona fortuna invece a chi ha deciso di andare verso nuovi lidi. Più di così, cosa si pretende, scusi: che ci mettiamo a ringraziare chi svuota un partito? Anche se sono convinto che alle prossime elezioni prenderemo più voti di quanti ne abbiamo presi nelle ultime tornate elettorale”. Alberto Montano è tra quelli che hanno seguito Patriciello nel Pdl ed ora svolge il ruolo di Coordinatore Politico dell’Area dei Popolari Europei per il Popolo delle Libertà. Montano ha letto l’intervista a Casini ed  ha ritenuto opportuno rispondere. Lo fa giudicando superficiale e avventato il modo in cui casini ha trattato la questione Molise. “E credo che nello stesso modo stia liquidando la riflessione politica nata nei democratici cristiani all’indomani delle ultime elezioni, che hanno segnato nel bene o nel male uno spartiacque definitivo nella lunga e sofferta  transizione politica dalla Prima alla Seconda Repubblica, avviata dalle note vicende giudiziarie di Tangentopoli – ha aggiunto Montano – Il problema posto ad esempio dalla comune appartenenza al Partito Popolare Europeo di partiti che in Italia si presentano divisi e in opposizione esisteva ieri per l’Udeur come esiste oggi per l’Udc e non può essere tralasciato”. Montano rimprovera a Casini di avere sottovalutato la forte richiesta di semplificazione del quadro di riferimento politico che giungeva dagli italiani. “Il problema di doversi porre oggi in maggiore sintonia con le forze che agitano la società italiana ed europea e che conducono a richieste di proposte politiche più forti, più pragmatiche, più concrete per la soluzione di bisogni e paure che aumentano l’insicurezza e la sfiducia nel futuro, non lascia spazi a troppe elucubrazioni politiche – conclude Montano – Queste sono alcune delle riflessioni che non possono essere superficialmente rimosse e che ci hanno indotto a guardare avanti per partecipare al processo costituente del PdL in cui si può realizzare anche in Italia l’unificazione delle forze che si riconoscono nel Partito Popolare Europeo. L’Italia non regge più le divisioni personalistiche, caro Pier, e l’Europa non le ha mai capite” .

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