E adesso il Partito
Mandato a casa Di Falco, nominato Nagni, l’obiettivo di Nicola D’Ascanio è conquistare il Pd. E poi….
Tutto come previsto. Nicola D’Ascanio ha ufficializzato la nomina di Pierpaolo Nagni. Sostituisce Francesco Di Falco nella giunta della Provinciale di Campobasso e soprattutto sancisce una nuova alleanza che punta con decisione a mutare gli equilibri politici nel Partito Democratico Molisano. La vicenda in corso appare sempre più chiara ed evidente. Proviamo a ripercorrere le tappe fondamentali. Subito dopo le elezioni politiche, il gruppo Ruta, con Macchiarola in prima fila ed altri ben nascosti in seconda e terza, ha iniziato la caccia alle streghe con l’obiettivo di trovare responsabili della sconfitta. Tuttavia, invece d’interrogarsi su metodi, sugli atteggiamenti, sulle scelte, sulle alleanze e sui siluramenti fatti da Venafro a Termoli, prima nella Margherita e poi nel Pd, il gruppo Ruta ha individuato in D’Ascanio uno dei maggiori responsabili della sconfitta. Addirittura qualcuno era pronto a celebrare processi pubblici e adottare provvedimenti disciplinari. Poi il tutto è stato sapientemente bloccato dal grande capo. Ma D’Ascanio non è rimasto alla finestra a guardare. H risposto con il tono duro di chi ha in mente un progetto politico e punta diritto alla meta. Il primo passo è stato quello fatto in questi giorni, con la “cacciata” di Di Falco, parte integrante del gruppo Ruta, e la nomina di Nagni, ex parte integrante del gruppo Ruta. I consiglieri provinciali ex Margherita, Macchiarola e Manes Gravina e il diessino Piero Neri si sono dichiarati già pronti a sfiduciare il Presidente della Provincia, il quale, però, ha subito chiarito che è pronto “a salire altre scale”. Un chiaro avvertimento. Come dire: “Se mi fate cadere non vi libererete di me”. E in effetti si dice con insistenza che il progetto del Presidente della Provincia di Campobasso prevede due tappe: la conquista del Partito Democratico, liquidando una parte del gruppo dirigente legato a Ruta; la candidatura alla Presidenza della Giunta Regionale, immaginando, in tal senso, la benevolenza del leader dell’Italia dei Valori, Antonio Di Pietro. Riuscirà il nostro nell’ardua impresa? Vedremo. Certo è che andando avanti così D’Ascanio rischia di trovare solo macerie quando, se ci riuscirà, avrà conquistato la leadership del Pd e sarà candidato alla Presidenza della Giunta Regionale.


















Quando Roma starnutisce Campobasso ha già la polmonite. Il Pd è in crisi in tutta Italia, è vero, ma qui si va decisamente oltre. Ve lo immaginate Veltroni che sfiducia Zingaretti, che mette in crisi Cacciari a Venezia, che a Torino dà i sette giorni a Chiamparino o a Genova alla Vincenzi? In Molise invece accade proprio questo. La Macchiarola che sfiducia D’Ascanio. La segretaria del Pd che fa fuori il presidente della giunta che sostiene cercando i voti del centrodestra. Se non ci avessero abituato a vederli fare sempre di peggio, sembrerebbe il logico atto conclusivo (si spera) di alcuni dirigenti ormai allo sbando che da anni assistono complici allo strapotere di Iorio e Patriciello. Cui in fondo vorrebbero tanto assomigliare. Mentre il paese subisce sgomento il delirio berlusconiano che sottomette ogni interesse della collettività al suo, il generale al particolare, la Macchiarola e C. mettono in atto un regolamento di conti interno che rivela la stessa incoscienza e irresponsabilità del Cavaliere, la stessa concezione della politica come guerra per bande, la medesima degenerazione di ogni disegno a rigurgito umorale e a borborigmo intestinale. Come in uno sconvolto scenario post bellico siamo alle rappresaglie. Questi sublimi strateghi faranno cadere la più importante giunta in mano al centrosinistra per spianare poi la strada all’ennesimo trionfo di Iorio magari in compagnia di Di Pietro, pronto a fare del Pd un sol boccone. Il tutto per vendette personali. Per l’astio represso di due parlamentari trombati. Per il presunto onore di un assessore che non ha mai vinto un’elezione in vita sua e che si è guadagnato i galloni per come ha officiato il sacro rito dell’inciucio in quel di Termoli. Non paghi del disastro di Venafro e di una sconfitta elettorale senza precedenti, senza aver accennato alla benchè minima autocritica, ora questi geni della politica ce la mettono tutta anche nel tentativo di perdere la faccia. Questa in effetti è l’unica cosa che gli dovrebbe essere concesso di fare senza opporre alcuna resistenza.
alberico giostra