“No al fermo biologico dal 4 agosto”
La Confcooperative e l’Associazione degli Armatori Pesca del Molise si oppongono alle disposizioni del Decreto Legge 114. “Danni alle nostre imprese”
“Apprezziamo l’impegno del Ministro e la dedizione che sta mostrando verso il mondo della Pesca, ma purtroppo vediamo che i suoi sforzi immediati vengono vanificati da qualcuno, trasformando un intervento mirato (D.L. 114 del 03.07.08) in fermo biologico”. Così inizia un documento unitario relativo al fermo pesca a firma del Presidente di Confcooperative Molise, Domenico Calleo, e del Presidente dell’Associazione Armatori Pesca del Molise, Pier Luigi De Palma, inviato al Ministro delle Politiche Agricole, Luca Zaia, al Presidente della Commissione Agricoltura della Camera dei Deputati, Paolo Russo, al Presidente della Giunta Regionale del Molise, Angelo Michele Iorio e all’Assessore Regionale alle Politiche Agricole e della Pesca Produttiva, Filoteo Di Sandro. “Il Decreto stabiliva che il fermo temporaneo d’emergenza poteva essere effettuato nell’arco di quattro mesi per un totale di 35 giorni – si afferma in una nota diffusa da Confcooperative Molise -. A seguito delle proteste di alcune organizzazioni degli armatori della pesca di altre regioni, diverse sia per le caratteristiche morfologiche dei fondali che per i mercati ittici di sbocco da quelle molisane, con il successivo D.M. del 18 luglio 2008 il Ministero delle Politiche Agricole ha stabilito che il fermo pesca deve essere effettuato improrogabilmente dal 4 agosto 2008 al 4 settembre 2008, periodo più favorevole per il mercato ittico del Molise che, non avendo grosse città nel proprio entroterra, è rivolto principalmente alla ristorazione ed al turismo, che come ben noto ha il suo massimo nel mese di agosto. Per questo motivo – prosegue la nota di Confcooperative – già negli altri anni, si era cercato di differenziare il fermo rispetto alle altre regioni confinanti”. Dunque Confcooperative ritiene che tranne nel Medio e Alto Adriatico, che hanno caratteristiche diverse dal resto d’Italia, il fermo di pesca non ha nessuna valenza di carattere biologico ed obbliga le imprese a non lavorare in tutta la fascia costiera Adriatica, lasciando sprovvisti di prodotto locale i mercati e indirizzando ancora di più i commercianti verso l’altra sponda dell’Adriatico. “Ne consegue – prosegue la nota di Confcooperative – che i pescherecci molisani, per raggiungere le stesse zone, sono costretti a notevoli consumi di carburante, che, considerato il rincaro del prezzo del gasolio a tutti ben noto, penalizzano ancora di più tale tipo di attività”.
Sulla base di queste argomentazioni, l’Associazione Armatori Pesca del Molise e la Confcooperative Molise hanno chiesto agli organi competenti, in deroga a quanto previsto dall’Articolo 2 del D.M. del 18 luglio 2008 del Ministero delle Politiche Agricole, di poter effettuare il fermo temporaneo d’emergenza.

















