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D’Ascanio ritira le dimissioni e annuncia la Giunta

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La reazione della segreteria regionale del Pd: “Vuole rendere subalterno il Partito Democratico all’IdV”


Nicola D’Ascanio va avanti con una maggioranza costituita da 13 consiglieri provinciali ed una Giunta con 6 assessori. Per il Presidente della Provincia di Campobasso si tratta di una ripartenza. Infatti dopo avere ritirato le dimissioni ed incassato il sostegno di Remo Grande e Giovanna Picciano, ex esponenti dell’opposizione, ha voluto incontrare la stampa per ufficializzare i nominativi dell’esecutivo e per dire, con estrema chiarezza, che la battaglia nel Partito Democratico non è finita e che lavorerà con determinazione per ottenere l’azzeramento del gruppo dirigente guidato da Annamaria Macchiarola.
Ma partiamo dall’esecutivo. La nuova Giunta è costituita da Pierpaolo Nagni, Giovanni Norante, Gigino D’Angelo, Mario Fratipietro, Pietro Montanaro e Michele Borgia, il quale assumerà anche l’incarico di Vice Presidente. Restano fuori Cristofaro, Lopriore e Manocchio, quest’ultimo esponente dell’Udeur, Partito che si è schierato a sostegno della mozione di sfiducia. L’altro passaggio sarà l’elezione di Remo Grande alla Presidenza del Consiglio Provinciale. 
Nel corso dell’incontro con la stampa D’Ascanio ha sottolineato la sconfitta politica subita da Macchiarola, Ruta e Massa che, a suo dire, avrebbero stretto un accordo scellerato con il Senatore del Pdl, Ulisse Di Giacomo, per fare cadere l’amministrazione provinciale. Per questa ragione oggi più di prima D’Ascanio promette tempi duri all’attuale gruppo dirigente del Pd e attacca frontalmente e senza giri di parole coloro che, a suo dire, hanno tradito le aspettative e gli impegni presi con i militanti e gli elettori del Pd. Il Presidente della Provincia chiede alla base di liberare il Partito Democratico molisano  dall’attuale gruppo dirigente e, quindi, per evitare equivoci fa nomi e cognomi: Ruta, Massa, Macchiarola, Leva, Antonio D’Ambrosio, Manes Gravina, Neri. 

Immediata la replica di Annamaria Macchiarola che, in una nota inviata alla stampa, fa parlare la segreteria regionale del Partito. “La segreteria regionale del Partito Democratico del Molise esprime sdegno e disappunto per quanto accaduto alla provincia di Campobasso – si afferma nel comunicato – Ribadisce la propria contrarietà a maggioranze trasversali e ad una giunta che, di fatto, non rappresenta più il partito stesso. Aver frantumato la coalizione uscita vincente dalle urne è un atto d’irresponsabilità grave ed inaudito, soprattutto perché il presidente D’Ascanio ha dato delle istituzioni l’immagine di un luogo di scambio e di compravendita. Ci “rallegriamo” che il sig. Remo Grande, che D’Ascanio stesso ha combattuto in campagna elettorale, dopo essere stato tra i principali artefici della trasparente gestione dei fondi per la ricostruzione post sisma, oggi, sia parte integrante di questa maggioranza, soprattutto grazie all’intervento di Antonio di Pietro, il quale si è fatto garante dell’operazione. Per far spazio a Remo Grande ed a Giovanna Picciano restano fuori dalla giunta i primi eletti nelle liste degli allora DS e Margherita, senza che una giustificazione vera sia stata fornita dal presidente. Usare le persone come carta straccia vedi il trattamento riservato a  Di Falco, a Lopriore e Cristofaro, – prosegue la nota della segreteria Pd – ledendone gravemente il profilo umano e la dignità personale, non appartiene al codice comportamentale e culturale del partito democratico. Tra l’altro oggi è stato possibile ciò che ieri non era: vale a dire il varo di una giunta a sei con una rappresentanza del PD a tre componenti. Ricordiamo che la mediazione raggiunta dai vertici  nazionali del partito prevedeva tale ipotesi con la presenza tra gli assessori PD di un esponente della società civile ed ovviamente con la presenza in giunta anche dell’Udeur, restando, quindi, nell’alveo del centro-sinistra. D’Ascanio e Di Pietro hanno preferito, però, aprire ad una parte del centro-destra. E’ evidente ormai – conclude la nota -  che il  disegno politico che il Presidente persegue in regione è un altro: quello di rendere subalterno il Partito Democratico all’Italia dei Valori. Pertanto nelle prossime ore saranno convocati gli organismi dirigenti per assumere le decisioni consequenziali”.

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