Iorio ha nominato la Giunta
Filoteo Di Sandro non si dimette da Consigliere Regionale e resta fuori dall’esecutivo. Senza poltrone il MpA e l’Udeur. Nuovi ingressi nell’Assemblea
Michele Iorio ha nominato la nuova Giunta Regionale. Ne fanno parte: Sandro Arco (Molise Civile), Nicola Cavaliere (ex Pd), Angela Fusco Perrella (Pdl – A.N.), Franco Giorgio Marinelli (Pdl – F.I.), Gianfranco Vitagliano (Pdl- F.I.), Luigi Velardi (Udc). Dunque, alla fine anche Marinelli e Velardi hanno ceduto, optando per il posto in Giunta e quindi abbandonado quello in Consiglio Regionale. Non ha ceduto, invece, Filoteo Di Sandro, il quale ha preferito l’assemblea regionale, annunciando anche che non ha alcuna intenzione di candidarsi alla presidenza della Provincia di Isernia, il che ha letteralmente tagliato le gambe a Raffaele Mauro che sperava di sbarcare subito in Consiglio regionale, non avendo, al momento, la possibilità per un terzo mandato. Per effetto delle dimissioni entrano nell’Assemblea legislativa molisana Francesco Di Falco (sostituisce Cavaliere), Enrico Fanelli (sostituisce Vitagliano), Vincenzo Bizzarro (sostituisce Marinelli), Quintino Pallante (sostituisce Fusco Perrella), Luigi Pardo Terzano (sostitusce Velardi). Al momento restano fuori dall’esecutivo anche i rappresentanti del Movimento per l’Autonomia e Vincenzo Niro dell’Udeur che, lo ricordiamo, fu il primo ad aderire alla maggioranza, abbandonado il centro sinistra. Scelte che protrebbero creare qualche problema a Michele Iorio il quale, come primo atto, ha “posizionato” Emilio Orlando, nominandolo Presidente dell’ARSIAM. Resta in attesa di una sistemazione anche Massimiliano Scarabeo, l’altro consigliere regionale del centro sinistra che è passato con il centro destra. A Scrarabeo potrebbe essere riservata la poltrona di Presidente del Consiglio Regionale, il che significherebbe silurare Mario Pietracupa, cognato dell’Europarlamentare Aldo Patriciello. Sarà disposto Iorio ad aprire uno scontro frontale con l’Europarlamentare Venafrano, oggi suo collega di Partito e da un po’ di tempo fortemente legato al Premier Berlusconi?
Intanto, in una nota inviata alla stampa, Michele Petraroia (Pd) attacca Iorio per avere azzerato la Giunta senza avvertire il dovere istituzionale e la sensibilità democratica di presentarsi in Consiglio per spiegarne le ragioni nel luogo preposto. “Cade un Governo Regionale dopo soli 20 mesi di attività. Si procede con un atto politicamente forte quale quello dell’azzeramento di tutti gli Assessori e non ci si presenta in Aula nel Consiglio già convocato per oggi (martedì 7 ottobre) per illustrare le motivazioni della crisi di Maggioranza – ha dichiarato Petraroia – E’ grave calpestare le regole democratiche elementari. Ed è ancora peggio non riconoscere nelle sedi istituzionali preposte il luogo di un corretto confronto politico o sostenere il calciomercato dei cambi di casacca. Nel mentre è da irresponsabili, nell’attuale crisi finanziaria dei mercati, perorare l’incompatibilità tra le cariche di Consigliere e di Assessore con un aggravio di 2 milioni di euro l’anno sul bilancio dell’Ente aumentando del 25% i costi di funzionamento degli Organi della Regione”. Petraroia giudica l’atteggiamento di Iorio in linea con quello di Berlusconi “responsabile – afferma il Consigliere regionale del Pd – di avere ridotto il Parlamento Italiano in luogo di ratifica di provvedimenti importanti quali la manovra di bilancio, la riforma della scuola e le norme di impunità del Capo del Governo contenute nel lodo Alfano”. Petraroia sottolinea che “si procede a colpi di Decreti Legge emanati dal Consiglio dei Ministri e sia alla Camera che al Senato si procede a colpi di fiducia impedendo il confronto e negando il diritto di parola alle minoranze”. Petraroia giudica grave e autoritario il metodo adottato da Iorio che “ha utilizzato l’azzeramento della Giunta per indurre forzosamente gli Assessori a dimettersi da Consiglieri e ridurli a rango di staff del Governatore con meno diritti di un qualsiasi collaboratore o funzionario”.
“Altro che Popolo delle Libertà – conclude Petraroia – questi sistemi annientano il pluralismo democratico interno alla Maggioranza e trasmettono ai cittadini un messaggio sgradevole di corte medievale”.

















