La Festa della Zucca ha sconfitto tutti i Santi?
L’intervento di don Mario Colavita. Tutta colpa di Carlo Magno se la festa di Halloween oggi fa a pugni con quella dei santi?
Riceviamo e pubblichiamo
Carlo Magno e il suo successore, Ludovico il Pio, “cristianizzarono” non poche feste pagane. Tra queste è certamente da annoverare la festa celtica del nuovo anno del dio Samahim. Nella notte del 31 ottobre i celti avevano un rituale tutto particolare per festeggiare il ritorno dei morti sulla terra: zucche, luci, colori, cibo, maschere, facevano da cornice ad una sorta di richiamo delle anime dei morti. Questo pittoresco rituale, fu assunto dal cristianesimo e come per altre feste pagane diventate cristiane (vedi la festa di natale a Roma il 25 dicembre si festeggiava il dio sole), poco tempo e il culto celtico divenne cristiano. La festa del dio celtico Samahim dava l’Ok al ritorno dei morti sulla terra si trasformò in poco tempo nella festa di tutti i santi. Il nome in inglese Hallaoween ha chiarissime radici cristiane: da hallow, “santificare”, ed eve, abbreviazione di evening, “sera”. Halloween, insomma, deriva da All Hallow’s Eve e vuol dire semplicemente “sera della festa dei Santi”, “Vigilia della festa dei santi”.
La festa cristiana di tutti i santi martiri appare in Oriente già nel IV secolo a ridosso della festa di Pasqua. In Occidente invece vi è una festa dedicata a tutti i martiri attestata all’inizio del VIII secolo a Roma. A causa delle invasioni barbariche che violavano i sepolcri dei martiri, il papa Bonifacio IV (608-615) fece portare e radunare in una chiesa di Roma (S.Maria ad Martyres, localizzata nel Pantheon), tutte le reliquie dei martiri celebrandovi l’eucarestia. Il 13 maggio 610 il papa Bonifacio IV istituì la festa di tutti i santi. Successivamente ad opera del santo monaco Odilone di Cluny la festa, anche per contrastare quella dei celti, fu spostata al 1 novembre rimanendovi fino ai nostri giorni.
Tutti i santi, coloro cioè che hanno seguito e vissuto lo spirito delle beatitudini evangeliche fanno festa con la chiesa terrestre, con i cristiani che a loro chiedono aiuto e protezione. Non solo, i santi pregano e intercedono anche per i defunti. Così sempre ad opera dei monaci cluniacensi si decide che nel giorno seguente il 2 novembre alla festa dei santi avesse luogo la commemorazione dei fedeli defunti.
La storia dunque illumina e chiarisce le nostre autentiche cristiane radici. Per più di mille anni il continente europeo avrà nella festa dei santi e dei defunti (1 e 2 novembre) il luogo per esprimere la propria fede e il culto dei defunti. Così la visita al cimitero diventa obbligo “normato” dalla tradizione secolare. Cosa centra la festa pagana delle zucche vuote e delle candele accese? Niente, di niente, l’halloween pagana e commerciale non ha niente in comune con la millenaria tradizione di onorare i santi e commemorare i fedeli defunti. Di recente è stato scritto un libro sulle radici della festa celtica dal titolo: la faccia nascosta di halloween, l’autore francese D.Ge Guay scrive tra l’altro “Halloween, una festa secolare, a quello che si dice, ma comparsa in Italia cinque e sei anni fa, s’impone. E già i difensori nelle retrovie… Di anno in anno, conquista territori sempre nuovi, ma si diffonde da una città all’altra, procede come una scia di polvere. Ben presto, tra tre o quattro decenni, i bambini di oggi, diventati adulti, crederanno che la festa di Halloween sia sempre stata l’unica festa dei morti mai celebrata in Italia…” .
Nell’attuale cultura, in stile tipicamente new age, dove impera la logica della festa per la festa, a prescindere dai contenuti da celebrare, si spiega il facile e veloce successo della penetrazione sociale di Halloween, emblema e icona del vuoto, delle zucche ma specialmente delle teste che in esse si perdono.
Ai nostri figli, purtroppo, non stiamo insegnando più il rispetto e la devozione dei santi e il culto dei morti: la visita al cimitero e le preghiere di suffragio per i cari defunti. Corriamo il rischio, con il tempo, di scardinare e di mettere in ridicolo anche quello che di più sacro la tradizione ci ha consegnato…
don Mario Colavita

















