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Cristiano Di Pietro (IdV): “Aboliamo le province”

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L’adesione all’iniziativa per la riduzione dei costi della politica. Caterina: “Posizione in linea con gli obiettivi del Partito”

Anche il consigliere della provincia di Campobasso Cristiano Di Pietro, responsabile del Basso Molise per la campagna referendaria contro il “lodo Alfano”, aderisce all’iniziativa “Aboliamo le province”, proposta da un gruppo di cittadini e tesa ad una radicale riduzione dei costi della politica. “La prima fase di questa battaglia è quella di una legge ad iniziativa popolare che vede l’abolizione degli enti cosiddetti sovrapposti (comunità montane, province, ecc …) – si afferma in una nota diffusa dall’IdV – Secondo una stima del Ministero degli Interni infatti, il numero di amministratori ed eletti nelle province italiane conta circa 4.000 unità di cui 2900 consiglieri, 50 tra Presidenti e vicepresidenti, 100 presidenti di Giunta e oltre 900 assessori. Solo i compensi per questi ultimi ammontano a circa 50.000.000 di euro. Vanno aggiunti poi i rimborsi, le diarie, le spese di rappresentanze, auto “blu”, personale specializzato ecc. E inoltre costi relativi ai dirigenti e alle strutture – prosegue la nota -  Da ultimo la somma delle sole spese correnti, di oltre 100 province italiane sfiora i 10 MLD annui”. Nella nota inviata alla stampa si sottolinea che se si attribuissero, attraverso la legge, le competenze ai comuni e alle regioni, le spese fisse sparirebbero cosa che oggi non è possibile in quanto tali competenze sono necessariamente deputate alle province. “Anche solo una riduzione del 30% dei costi di mantenimento delle province – prosegue  la nota – equivarrebbe ad alcuni milioni di euro risparmiati senza contare i costi delle elezioni e uno snellimento dell’attività amministrativa che sarebbe notevolmente semplificata”. Tuttavia si precisa che l’identità territoriale verrebbe comunque salvaguardata e scongiurata la perdita di lavoro dei dipendenti che troverebbero collocazione in altri enti ottimizzando così qualità e quantità del personale.
“Noi dell’Italia dei Valori- sostiene Cristiano Di Pietro – siamo per un reale taglio dei costi della politica a partire dalla costituzione di un unico Parlamento sino ad arrivare all’abolizione delle comunità montane passando per le Province. Nei gazebo che  promuovono il referendum contro il Lodo Alfano nel Basso Molise, sarà quindi possibile firmare anche per la proposta di legge costituzionale di iniziativa popolare per la “ decostituzionalizzazione” delle province.  La proposta – conclude Cristiano Di Pietro -  mira a modificare il titolo V della costituzione togliendo i riferimenti alle Province”.

Giuseppe Caterina

 “Spingere verso una riforma vera e qualificante delle Autonomie Locali, per evitare sprechi di risorse, per tagliare in modo consistente i costi della politica, per smantellare una serie di sovrastrutture che si accavallano e svolgono tutte le stesse funzioni. Questi sono gli obiettivi dell’Italia dei Valori e intorno a questi temi si è concentrato l’intervento del Consigliere Cristiano Di Pietro, il quale ha opportunamente gettato il sasso nello stagno stimolando il confronto”. Questo è il Commento del Coordinatore regionale dell’IdV, Giuseppe Caterina, in merito al dibattito innescato in questi giorni dal Consigliere Provinciale Cristiano Di Pietro che ha annunciato l’adesione all’iniziativa “Aboliamo le province”.
“Ogni dietrologia sulla posizione espressa da Cristiano Di Pietro non trova un terreno fertile – ha dichiarato Caterina – Soprattutto se si delineano strategie che vogliono rompere gli equilibri raggiunti alla Provincia di Campobasso. L’intervento di Cristiano Di Pietro è in linea con l’obiettivo primario dell’Italia dei Valori: riformare le Istituzioni per riformare la politica e riportarla vicino alla gente”. Il Coordinatore regionale dell’Italia dei Valori sottolinea che il Molise affronta il tema con grande ritardo. “Basti pensare a ciò che è accaduto per la nomina della nuova giunta regionale – ha affermato Caterina – Ignorando l’esistenza di una Commissione incaricata di riformare lo Statuto ed in base ad una propria personale esigenza politica, il Presidente della Giunta Regionale ha sancito l’incompatibilità tra la carica di Consigliere e quella di Assessore, causando un corto circuito istituzionale e un consistente aumento delle spese per l’indennità di carica”. Pertanto il Coordinatore regionale dell’IdV plaude all’iniziativa dei Consiglieri regionali del centro sinistra che in segno di protesta hanno abbandonato la Commissione, sottolineando che era l’unica scelta possibile. “Detto ciò mi sembra che è il momento di avviare una riflessione collettiva su come riformare le Istituzioni, in modo da ridurre i costi della politica e dare risposte immediate alle necessità ed ai nuovi bisogni della società – prosegue Caterina – Su questo tema l’Italia dei Valori promuoverà un confronto con i propri quadri dirigenti per definire una proposta da sottoporre all’attenzione dei cittadini e delle altre forze politiche. Vanno chiariti gli accavallamenti delle funzioni, visto e considerato che in alcuni casi Enti diversi svolgono le medesime attività, causando un consistente spreco di denaro. Vanno separate le funzioni di programmazione da quelle di gestione. Vanno definiti – afferma ancora il Coordinatore dell’Idv – i numeri della rappresentanza politica, ad iniziare da quelli relativi ai Consiglieri regionali. Va chiarita la reale utilità delle Comunità Montane, degli attuali enti sub regionali, delle società partecipate, dei Consorzi e degli altri organismi derivanti direttamente dalle nomine politiche. Tutto ciò – conclude Caterina – per recuperare risorse finanziarie da destinare alle attività produttive e al miglioramento dei servizi”.

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  1. ABOLIAMO LE PROVINCE!

    Il tema dell’abolizione delle province non è nuovo e non può liquidarsi in poche righe (comunque la si pensi). Come ogni riforma istituzionale di rilievo che intacca posizioni di potere consolidate, questa è destinata in ogni caso a far discutere e a dividere tra sostenitori e denigratori.
    Anche se ancora non in grado di assumere una posizione chiara e definitiva in merito (mancandomi sufficienti basi di giudizio), la mia idea è favorevole all’abolizione delle province.

    Perché? Innanzitutto perché la Politica in Italia costa troppo ed occorre iniziare a fare i tagli mirati e le razionalizzazioni dovute. Ovviamente l’abolizione delle province dovrebbe essere solo il primo ed il più clamoroso dei tagli che la Politica si dovrebbe dare (dubito, però, che ciò accada, in quanto le province sono una riserva di poltrone e potere che fa comodo sia alla Destra che alla Sinistra, in specie a quella Sinistra radicale che -esiliata dal Parlamento- non vorrebbe perdere l’ennesima sede di rappresentanza politica!).

    Perché eliminare proprio le province? Perché, dopo la costituzione delle regioni e la riforma del Titolo V della Costituzione, a livello locale le province sono l’ente con minori competenze (poche funzioni ed intermedie tra comuni e regioni) e più inefficiente nel rapporto costi-benefici. Del resto, deve far riflettere che l’Italia è l’unico Paese occidentale (ripeto, l’unico) in cui esistono ben tre livelli di governo territoriale sub-statale (comuni, province e regioni).

    Perché è possibile eliminare le province? Perché, data la natura delle loro competenze, è ipotizzabile prevedere nuovi meccanismi istituzionali (in loro sostituzione) che garantiscano minori costi, maggiore efficienza decisionale e pari rappresentatività dei territori.

    Fra le tante proposte configurabili, mi permetto di proporne una: perché non abolire le province e sostituirle a livello regionale con un nuovo organismo, che potrebbe chiamarsi “Consiglio Regione-Comuni”. Mi spiego meglio: delle competenze attualmente spettanti alle province:
    - molte si potrebbero affidare ai Comuni o alle Regioni;
    - le restanti (quelle per l’esercizio delle quali sarebbe insopprimibile un coordinamento specifico con i territori) potrebbero affidarsi ad un Consiglio Regione-Comuni.
    Da chi dovrebbe essere composto tale organismo? Per non moltiplicare i costi istituendo nuove cariche, questo potrebbe essere:
    - composto da due rappresentanti per ogni provincia: i sindaci degli attuali capoluoghi di provincia più un ulteriore sindaco per comprensorio provinciale eletto da un’assemblea dei sindaci della rispettiva provincia;
    - e presieduto dall’assessore regionale agli enti locali (che vedrebbe aumentate le proprie funzioni, il proprio ruolo e -nel contempo- la propria responsabilità).
    Un organo unico, quindi, in sostituzione della molteplicità delle province esistenti, dalla composizione snella, con maggiore capacità decisionale e comunque rappresentativo di tutte le istanze provenienti dal territorio.
    Questa, ovviamente, è solo una delle possibile proposte realizzabili: quel che conta è comprendere che “è immaginabile un’Italia senza province!”.

    Abolire le province è un progetto sensato, utile e che può migliore l’efficienza del governo territoriale. Perché si ottenga questo risultato, naturalmente, occorre che la Politica abbia la forza, il coraggio e la competenza di realizzare un progetto chiaro, efficiente e razionale di riforma istituzionale, anche contro i suoi stessi interessi particolari. E’ proprio questo, però, l’obiettivo più difficile da realizzare…

    Gaspare Serra
    (http://spaziolibero.blogattivo.com)

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