Seguici:

I giovani Democratici: “Liberiamoci della Legge 133″

0 Commenti

L’intervento di Giuseppe Macoretta e Federica D’Aloise “Per il governo Berlusconi  la scuola pubblica e il diritto allo studio sono solo costi da tagliare” 

Riceviamo e pubblichiamo

[...]È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana [..]( Art. 3  della Costituzione Italiana)
Leggete anche quest’ altro: La scuola è aperta a tutti. I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi.  La Repubblica rende effettivo questo diritto con borse di studio, assegni alle famiglie ed altre provvidenze, che devono essere attribuite per concorso. ( Art 34)

Dimenticateli! Tra qualche mese sarà solo un ricordo lontano, un sogno, se non ci ribelleremo ora alla legge 133. Nelle intenzioni del governo Berlusconi e del ministro dell’Istruzione Gelmini ( una che  pur essendo di Brescia ha preso l’abilitazione da avvocato a Catanzaro) la scuola pubblica e il diritto allo studio sono solo costi da tagliare, o peggio sono i nemici della loro concezione di società, nella quale solo i ricchi vanno avanti, mentre i poveri devono rassegnarsi ad una vita mediocre. E badate, quando dico “poveri”,  intendo tutti voi; chi si può permettere di pagare una retta annuale di 20.000 € ( o più ) per mantenere il figlio all’università?
L’articolo 16 è il nocciolo della riforma, o meglio, della dismissione, dell’università decretata con la legge 133.  Prevede la possibilità per le università pubbliche di trasformarsi in fondazioni di diritto privato, che subentrerebbero nella proprietà di tutto il patrimonio delle università. Le fondazioni non hanno l’obbligo di contenere le tasse universitarie, e dato che lo stato ridurrà sempre più i fondi, le rette saranno di sicuro superiori ai 10.000  €.
L’articolo 67 poi  prevede che dal 2010 le università abbiano un turn-over  bloccato al 20% delle unità che cessano di lavorare nell’anno precedente; vale a dire: un nuovo assunto ogni 5 pensionati.  Mantenendo costante il numero di studenti l’unico modo per poter tenere in piedi i corsi attuali sarebbe una legge che innalzi il numero massimo di studenti per ogni docente, dato che  si arriverà ad avere  corsi universitari con un professore ogni 1000 studenti. E’ una mossa subdola che costringerà le università  a tagliare didattica e a trasformarsi in fondazioni per avere i fondi per pagare il personale necessario al funzionamento dell’ateneo. E in più costringerà tutti i ricercatori a lasciare le università per trasferirsi se fortunati nelle poche aziende italiane, e in gran maggioranza ad ingrossare in numero di cervelli fuggiti all’estero.  In un paese che perde ogni anno i migliori ricercatori, in un paese che vede fuggire all’estero i migliori cervelli, la destra sta pensando di  risparmiare proprio sul futuro economico e culturale del paese.
Il comma 13 di quest’articolo  decreta poi i tagli al Fondo di Finanziamento Ordinario; l’autorizzazione di spesa  viene ridotta di 63,5 milioni di € per il 2009, di 190 milioni di € per il 2010, di 316 milioni di € per il 2011, di 417 milioni di € per il 2012 e di 455 milioni di € a decorrere dall’anno 2013. ( il 15% in meno dei fondi  elargiti fin ora, circa 7 miliardi di € ). Con questi tagli tutti gli atenei  a partire dal 2010 non riusciranno a far fronte ai bilanci in rosso e dovranno dichiarare fallimento e quindi trasformarsi inevitabilmente in fondazioni.  A questi tagli vanno aggiunti quelli determinati dalle riduzioni si spesa dei vari ministeri: il budget per la ricerca viene ridotto di altri 150 milioni di €,  i fondi per l’edilizia scolastica di 30 milioni  e lo stanziamento per i diritto allo studio viene ridotto di 100 milioni di €.
La Gelmini ha dichiarato :“ È inaccettabile che: ci siano 327 facoltà  che non superano i 15 iscritti”.  Perché tagliare i fondi ad università con 50.000 studenti se l’obiettivo era colpire quelle con 15 iscritti?  Perché poi continuare ad elargire fondi alle scuole private e tagliare quelle pubbliche? Perché non tagliare i fondi dati al CEPU? Perché tagliare i fondi all’istruzione per pagare i debiti di Alitalia e delle banche?
Negli USA ci sono molte più aziende disposte ad investire nell’università e nella ricerca (comunque lo stato continua a finanziare pesantemente le università), e le università elargiscono numerose e munifiche borse di studio. In Italia quali aziende finanzierebbero la ricerca?
Se proprio la congiuntura internazionale ci impone di fare dei tagli, perché tagliare proprio il diritto allo studio e tutto ciò che contribuisce all’uguaglianza dei cittadini? In Italia il 42% degli studenti universitari proviene da famiglie medio-basse e nel Molise questa percentuale è del 52%!
Come potrà il figlio di un operaio o di un impiegato sperare di salire nella scala sociale se gli sarà precluso l’ingresso all’università? Perché regalare profitti ai proprietari delle scuole private? Stiamo tornando indietro di 80 anni.
Un’analisi completa la trovate sul sito http://giovanidemocraticicb.wordpress.com/

Giuseppe Macoretta 
  Federica D’Aloise 

Condividi:
  • Facebook
  • E-mail this story to a friend!
  • LinkedIn
  • Live
  • TwitThis

Articoli correlati

Rispondi a

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>