“Hanno seppellito, definitivamente, Enrico Berlinguer”
La questione morale e il Pd secondo la visione di Rino Ziccardi, dirigente del Pdci
Riceviamo e pubblichiamo
…….”molti italiani, secondo me, si accorgono benissimo del mercimonio che si fa dello Stato, delle sopraffazioni, dei favoritismi, delle discriminazioni. Ma gran parte di loro è sotto ricatto. Hanno ricevuto vantaggi(magari dovuti, ma ottenuti solo attraverso i canali dei partiti e delle loro correnti) o sperano di riceverne, o temono di non riceverne più.”
Questo è un breve estratto della famosa intervista che Berlingeur rilasciò al direttore di Repubblica Eugenio Scalfari nel lontano 1981.
La tensione morale, che conteneva quella intervista, e la denuncia della degenerazione dei partiti in macchine di potere, ci lascia esterrefatti di fronte agli episodi a cui assistiamo i questi giorni.
Coglieva già allora, che l’architettura costituzionale, fondata sulla separazione e sulla razionale distribuzione dei poteri tramite i partiti, su forme di democrazia diretta e sul controllo della pubblica opinione, stava diventando sempre di più una scatola vuota.
Denunciava che la teoria e la pratica dell’organizzazione dello Stato, attraverso reti di interessi particolari, si trasformava in involuzione autoritaria semplificando la gestione del potere e consegnando l’intero comando della ”azienda Stato” a pochi uomini che occupano quella sorta di “consiglio di amministrazione” rappresentato dalla gestione dell’immensa ricchezza statale. Intuiva, forse, che i tempi e gli uomini stavano cambiando.
Intuiva che il vento costituzionale affievoliva e che la complessità sociale si faceva più articolata e frammentata e che, come durante il fascismo, il potere si verticalizzava in maniera più dolce consegnandosi ad una classe di nuovi ricchi senza tradizioni culturali e senza senso di responsabilità. Intuiva l’arrivo del nuovo secolo.
Un secolo dove poche persone, (cinquecentomila???), trovano una affermazione sociale ed economica selezionata dal denaro, garantita mediante l’occupazione e la lottizzazione degli snodi essenziali della vita civile, dalla Rai alle azienda sanitarie, dalle banche ai beni culturali, dalle società pubbliche agli organismi di garanzia, dove neanche i Corecom lasciano liberi.
E, attorno a questi “eletti” si muove una folla sterminata di clienti che entrano a loro volta a far parte della concentricità dei privilegiati, che vengono beneficiati con redditi aggiuntivi, posti di prestigio, nomine negli enti parastatali, consulenze milionarie, un inferno dantesco dove girano soldi pubblici i cui costi si scaricano sulla rimanenza dei cittadini oramai ridotti a rango di sudditi.
Un potere che si mantiene in vita anche grazie al lavoro instancabile di una miriade di intellettuali in servizio permanente effettivo, infaticabili nel legittimare, giustificare, interpretare con immanenza gli abusi del potere agli occhi di masse sempre più distanti.
I partiti politici diventano del tutto superflui, maggioranze ed opposizioni si battono accanitamente nei vari consigli e nel Parlamento, ma in realtà ci lasciano assistere ad una finzione scenica a copertura della spartizione delle risorse pubbliche. Minoranze e maggioranze, dentro questi contenitori, si costituiscono per sommatoria di interessi particolari, si compongono e si scompongono sulla base della rappresentanza individuale di ogni partecipante. Ognuno si crea il suo fortino elettorale da funzionario pubblico, assegnandosi il compito di proteggere, con opportuni interventi, i cittadini contro le disfunzioni dell’apparato burocratico. Dirigono anche la formazione della pubblica opinione, scegliendo quello che deve essere ricordato e quello che deve essere dimenticato, formano e informano a secondo la propria sensibilità e il proprio interesse particolare.
E la tensione morale scema lasciando il campo ad un potere osceno, dove la destra fa finta di essere liberale, il riformismo fa finta di essere riformista, i rivoluzionari da operetta fanno le costituenti e la cresce la retorica senza democrazia.
Ricordiamo Enrico Berlinguer con passione perché, oltre ad esserci formati sulla sua moralità, ci giungono preoccupazioni (e depressioni) dalle cronache politiche di questi giorni che ci mostrano una sommatoria informe di culture politiche, di post comunisti e post democristiani, di laici e clericali, di socialdemocratici europei e centristi italiani, di nordisti e sudisti in preda a un vero e proprio processo degenerativo. Un luogo più che un partito.
Una aggregazione politica in cui ciascuno si colloca con idee, pratiche ed obiettivi propri. Insomma, una creatura rachitica, cementata da una leadership e da un gruppo dirigente ancora più debole.
In Abruzzo, un colossale scandalo sanitario ha travolto una figura del calibro di Ottaviano Del Turco. In Sardegna, la battaglia del governatore Soru contro gli eccessi della speculazione edilizia sulle coste si è arenata sugli scogli del suo partito e della sua maggioranza. A Genova la giunta rischia di saltare sulle mense e sulle gestioni portuali. A Crotone e nell’intera Calabria tiene banco la questione di indebite commistioni con la ‘ndrangheta. Nel Lazio si scopre che l’assessore regionale all’ambiente intrallazza con il monopolista miliardario dei rifiuti. Stanno esplodendo i casi di Napoli e Firenze dove una federazione di notabili scambiano potere con voti. Spiccano presenze di conosciutissimi e discreditati nomi eccellenti che ci proiettano in una società nella quale la politica, l’amministrazione, l’informazione sono a servizio di chi specula, fa profitti sui suoli, edifica solo quartieri di lusso, corrompe le rappresentanze elettive. E siamo approdati ad un’epoca storica nella quale la sinistra, o i progressisti, o i democratici, non solo hanno smarrito la loro antica diversità come primato delle idee e degli interessi che si vorrebbe rappresentare, ma rinunciano a qualsiasi pratica di trasformazione di tipo riformistico. Del resto, quando si recidono i legami, non solo nominalistici, con la cultura della sinistra e con l’idea di rappresentare, comunque, le classi meno abbienti, si persegue un’opzione ecumenica, indistinta, disincantata anche nei suoi esponenti locali e nei suoi amministratori che genera un incontrollabile principio di dissolvenza dei fini per i mezzi. E rischia di dissolversi, in questo processo, uno dei patrimoni più preziosi, nonostante tutto, della politica italiana rappresentato da una classe di residui amministratori capaci, rispettati e rispettabili.
Rino Ziccardi

















