Natale del Signore
La riflessione di don Mario Colavita, parroco di Colletorto. “Una crisi ancora più in profondità prende le coscienze degli uomini”
Riceviamo e pubblichiamo
“Il Signore e Salvatore nostro è adagiato in una mangiatoia: è il nutrimento dei credenti. Anche noi, animali dotati di ragione, abbiamo una mangiatoia celeste presso la quale ci riuniamo: l’altare di Cristo.
Nei doni dei Magi noi vediamo l’adesione alla fede di tutte le genti e i primi inizi della fede stessa” . Così Cromazio vescovo del V secolo della grande città di Aquileia ci invita a guardare alla nascita di Cristo come nutrimento della nostra fede, assicurazione del nostro futuro. La festa della nascita di Cristo, dunque, porta con sé il messaggio della speranza e della gioia della vita che nasce e con Dio diventa buona e bella. Dio che si fa uomo, prende carne, pone la tenda in mezzo agli uomini è testimonianza di vero amore, assicurazione del futuro che l’umanità non brancola nel buio.
Per tanti cristiani il Natale vuole essere anche impegno nella ricerca del vero Dio e del saper discernere e distinguere il bene dal male, la luce dalle tenebre. Rileggere i vangeli della natività è dunque come immergersi nell’avventura della luce/bellezza del Dio amore che non si è stufato degli uomini: al contrario, con loro vuole ancora guardare oltre l’orizzonte bieco e grigio delle difficoltà e delle divergenze umane. Nel bambino che nasce per noi e per la nostra salvezza vi è la speranza del genere umano a poter cambiare le condizioni di vita, Lui l’infante di Betlem è Dio da Dio, luce da luce, è Lui e solo in Lui il credente vede la forza debole dell’amore che conquista senza costrizione né forza, l’amore che cambia e sana le più purulenti ferite dell’uomo e della storia.
Il Natale, allora, è la storia dell’amore di Dio che nel sorriso e nel vagito di un bimbo commuove e rinnova il cuore malato di tanti uomini e di tante donne, li sveglia dal loro torpore, dalla cecità profonda, dalla crisi umana e materiale che ci sta avvolgendo.
Il Natale 2008 viene celebrato in tempo di crisi, ma quale crisi? Economica? Solo? No, la crisi non è solo della recessione dell’economia ferma, dei salari bloccati e dei posti di lavoro in pericolo, vi è una crisi ancora più in profondità che prende le coscienze degli uomini e li porta a non distinguere più il bene dal male, la luce dalle tenebre.
Crisi è sinonimo di dubbio, incertezza, decadenza essa si manifesta nei comportamenti e nelle scelte degli uomini, perciò diventa crisi dei valori che ci accomunano, crisi dei sistemi democratici, la crisi della politica con le sue ombre e contraddizioni. Su questa crisi, globale, sorge il sole che viene dall’alto, un bambino che nasce, il cui nome è consigliere ammirabile, Dio potente, Padre per sempre, principe della pace, Lui porterà la giustizia che non solo si è affacciata dal cielo ma è nata sulla terra, Lui è la pace donata a tutti, Lui è l’amore che è diventato tangibile e toccabile. Così Agostino di Ippona, uno dei più grandi intellettuali della cristianità, in un sermone del Natale del 390 circa esplode dicendo: “Svegliati, uomo, perché per Te Dio si è fatto carne”. Si, per noi Dio si è fatto bambino, per noi Dio è sceso dal cielo in terra e ancora per noi il messaggio di svegliarci da un sonno che diventa mortale e propedeutico alla crisi dei valori che sta avanzando, in questo senso il Natale ci offre la speranza per ri-prendere un cammino, per continuare a ri-costruire ciò che il tempo e l’incuria stanno distruggendo e travolgendo nel gorgo dell’allontanamento da Dio. Il Natale è, dunque, l’affermazione che la comunione con Dio non si è rotta, non è annullata, al contrario l’uomo in comunione con Dio ha ancora molto di bene da dire e fare.
L’augurio di un Natale buono e bello nel pensiero di una poesia di Alberto Frattini del 1922:
Natale: risplende la stella che ha cambiato il senso del mondo,
gioioso rifiorisce nell’etere l’albero planetario dei segni.
Da millenni, fra tramonti e albe, l’arazzo della storia ha strappi violenti,
fra striscianti fuochi, crepitio di crolli, terrore e sangue,
putredine e polvere.
Ma ancora, nell’incredibile azzurro della notte di Betlemme
Sul misterioso Fanciullo lievissimi aliano gli angeli.
Don Mario Colavita – Parroco di Colletorto

















