“Un sindacato senza sciopero è un sindacato normalizzato”
Pubblichiamo l’intervento di Rino Ziccardi: “La la politica di Epifani favorisce Berlusconi e la Cgil non conta più niente tra i lavoratori
Riceviamo e pubblichiamo
Continuano le crisi carsiche dell’unità sindacale che condizionano l’opposizione dei lavoratori all’arroganza del potere esercitato dalle imprese e dai governi conservatori. CISL e UIL oramai parlano d’altro, lasciando nelle mani di altri il futuro dei lavoratori. Lasciano sola l’altra organizzazione, con l’intento oramai palese di costringerla all’isolamento e a dare nutrimento alla storica vocazione di gestire il movimento sindacale con il freno a mano tirato e consolidare una strategia di gestione di importanti settori clientelari del rapporto tra governo e parti sociali come il collocamento sul lavoro, la bilateralità della formazione, i servizi fiscali.
Scelgono la strada del sindacato contemplativo, che si interroga all’infinito sulle ragioni della crisi, del sindacato che lascia diventare artificio la contrattazione, facendo dello stesso un fine e non un mezzo.
Al suo interno, la CGIL deve misurarsi con anime tra loro incompatibili di timida moderazione, provocata dal travaglio delle diverse anime riformiste che, con grande difficoltà, guardano ad un’azione di traghettamento di un riformismo sociale compatibile con gli interessi di partito del pds, ds,pd e delle sue involuzioni sui temi del lavoro.
Il disastro della recessione economica mondiale, avvertita universalmente da milioni di nuovi poveri, costringe tutti, ma specialmente la sinistra, a ripensare acriticamente di aver consentito, cedendo per una sorta di sopravalutazione dell’etica della responsabilità, a credere che il capitalismo assumesse un volto umano, a lasciare che la contrattazione pura potesse sostituire il sistema difensivo dei salari costruito con il meccanismo della scala mobile. La rinuncia a quella opzione, doveva portare sviluppo industriale, garanzia contrattuale dei salari, occupazione e sicurezza nel lavoro.
I fatti accaduti dagli inizi degli anni novanta ad oggi dimostrano esattamente il contrario.
Quel buco nero, scambiato con la promessa di maggiore contrattazione salariale e con la possibilità di intervenire sulle grandi questioni economiche nazionali (il famoso modello concertativo/compatibile), ha stritolato i redditi piu’ bassi esponendoli alla crisi endogena di un sistema liberista sfrenato che ingoia bassi salari, pensioni, ceto medio impiegatizio e una moltitudine di precari.
La strategia in atto è solo la faccia visibile di un disegno complessivo della destra politica e imprenditoriale contrabbandata per riformismo liberale e responsabilità.
Contemporaneamente, bisogna difendersi dall’esproprio, giorno per giorno, del Parlamento, sottraendo l’attività legislativa al ricorso eccessiva alla fiducia e alla legislazione d’urgenza per decreti legge e alla mancanza di tavoli di confronti alla pari,senza accordi preventivi in luoghi estranei a quelli istituzionali.
Bonanni attacca con violenza verbale Epifani, lo definisce massimalista (senza dire di essere lui un minimalista), lo accusa di isolarsi da CISL e UIL, di aggrapparsi al sindacalese del secolo scorso, di scegliere il movimentismo anziche’ il riformismo.
La politica di Epifani favorisce Berlusconi, la Cgil non conta piu’ niente tra i lavoratori.
Con gli scioperi degli scorsi mesi i lavoratori, pensionati e studenti hanno espresso la loro valutazione sulla politica del governo, sarebbe interessante conoscere l’opinione degli iscritti della CISL, della UIL e dell’UGL.
Su questa situazione si inserisce il nuovo accordo dell’altro giorno tra governo e rappresentanze sociali.
Il risultato è una nuova struttura contrattuale triennale che conduce ad un ribasso dei contratti nazionali da recuperare nei contratti di secondo livello che saranno stipulati azienda per azienda o ufficio per ufficio, hanno scambiato una firma per un simulacro di contrattazione aziendale, sapendo ché il 95 per cento delle imprese italiane sono di piccolissime dimensioni, che milioni di lavoratori il contratto di secondo livello neanche lo contrattano specialmente nel Meridione d’Italia dove è difficile anche applicare il contratto nazionale. Hanno firmato indebolendo il contratto nazionale in un mercato del lavoro dove il lavoro nero è fuori controllo e hanno stabilito un valore del “punto” retributivo al quale applicare il tasso d’inflazione Eurostat per determinare l’ammontare dei contratti di categoria, sapendo che il valore di quel “punto” è inferiore (di un 15% nella migliore dell’ipotesi) a quello attualmente vigente sul quale sono stati costruiti i contratti fino a questo momento.
Hanno firmato un contratto “erga omnes” per tutti i lavoratori, iscritti e non iscritti al sindacato e si rifiutano, con un artificio dialettico, di sottoporlo a referendum arrogandosi il diritto di decidere anche per quelli che non rappresentano.
Rino Ziccardi

















