SS. Rosario, cresce la mobilitazione
Cotugno adesso è pronto a ricorrere al Tar. Valente: “Dimissioni di massa dei Consiglieri comunali nel caso nulla accada”
A Venafro cresce la mobilitazione della città per scongiurare il ridimensionamento se non addirittura la chiusura dell’Ospedale Santissimo Rosario. Prima la manifestazione che ha mobilitato circa 2.000 persone. Poi il Consiglio comunale monotematico richiesto dall’ opposizione che ha visto la partecipazione di numerosi cittadini. Infine la presa di posizione di Nicandro Cotugno che ha accolto la mozione del Gruppo di Città Nuova. Il documento impegna il sindaco “ad attivarsi per promuovere una manifestazione pubblica e una mobilitazione ad oltranza contro ogni decisione che penalizzi l’ospedale “Ss. Rosario” e ad impugnare dinanzi al Tar, qualora vi fossero presupposti, tutti gli atti con i quali sono stati disposti i tagli all’ospedale “Ss. Rosario” di Venafro”. Dall’Assise civica esce anche l’ordine del giorno, sempre proposto dal gruppo di “Città Nuova” e votato all’unanimità, nel quale si “esprime il proprio apprezzamento e il proprio plauso all’azione del comitato “Pro Venafro” per quanto sta facendo e in particolare per la riuscitissima manifestazione del 24 gennaio; respinge con forza, giudicandole ingiuste ed offensive, le accuse di “campanilismo” mosse da alcuni esponenti politici regionali nei confronti di quanti, a Venafro, si stanno battendo in difesa dell’ospedale “Ss. Rosario” e del diritto alla salute dei venafrani; condanna con forza le scelte del governo regionale e dei vertici dell’Asrem che prevedono il ridimensionamento dell’ospedale di Venafro e la ulteriore penalizzazione della nostra città senza che tali scelte realizzino un reale risparmio per il sistema sanitario regionale”.
Intanto l’Architetto Franco Valente così commenta i lavori del Consiglio Comunale: “Un plauso ai consiglieri di minoranza che hanno dato atto che, se non ci fosse stata la mobilitazione popolare del comitato pro-venafro, la questione sarebbe morta tra i banchi del consiglio comunale dove da anni era stato inutilmente preannunciato il disastro che si stava predisponendo. Personalmente non sono convinto che il ricorso al TAR possa avere effetti sulla vita dell’ospedale. E’ una via da percorrere, ma non l’unica perché dubito che con queste decisioni altalenanti dei magistrati si possa ottenere una resurrezione di una realtà ormai portata a cimitero. Secondo me sarebbe stato più sostanziosa una proposta di dimissioni in massa del consiglieri comunali nel caso nulla accada per revocare la condanna morte dell’ospedale. A quel punto si sarebbero contati i veri sostenitori del comitato di protesta. Il Sindaco, sicuramente imboccato dall’alto, ha fatto la furbata di aderire alla richiesta di azione legale sapendo che probabilisticamente il Tribunale non potrà annullare la decisione politica regionale perché in linea di massima sembrerebbe tecnicamente corretta anche se politicamente scellerata. Ma, come ha detto Antonio Sorbo alla manifestazione del quadrifoglio, i consigli non valgono come non valse il consiglio di Parmenione ad Alessandro Magno. Una cosa mi ha fatto effetto. Secondo me l’aver consentito di leggere lettere di consiglieri regionali (peraltro uno traditore e l’altro giano-bifronte) e l’aver consentito ad un consigliere regionale di raccontare un proprio punto di vista in consiglio comunale ha fortemente menomato la sovranità dell’assise venafrana. E’ stata una concessione che non si era mai vista nella storia di Venafro. Gli interventi esterni devono essere consentiti quando si tratta di cerimonie istituzionali e non quando vi è un dibattito fortemente politicizzato. Altrimenti, per correttezza si sarebbe dovuto invitare anche Michele Iorio o i consiglieri regionali di opposizione e ogni cittadino avrebbe avuto diritto a partecipare per dire la sua. Insomma abbiamo visto un Presidente del consiglio comunale che se avesse fatto ciò in una città dalla grande coscienza civica sarebbe stato pesantemente criticato. Ma a Venafro la morale politica e il senso della sovranità comunale sono poco più di un optional ed abbiamo i Presidenti che ci meritiamo”.

















