Csm: “Procedimento disciplinare per La Venuta”
Trasferimento per incompatibilità ambientale del Procuratore di Isernia che chiede il pensionamento anticipato
Il Procuratore della Repubblica di Isernia ha chiesto di anticipare il collocamento a riposo. Una decisione scaturita in seguito alla decisione del Csm di aprire nei suoi confronti la procedura di trasferimento d’ufficio per incompatibilità ambientale e dalla richiesta di sospenderlo in via d’urgenza dalle funzioni e dallo stipendio, avanzata da Vitaliano Esposito, Procuratore generale della Cassazione, alla sezione disciplinare di Palazzo dei Marescialli, che si pronuncerà martedì 24 febbraio. Pe il Csm La Venuta ha tenuto comportamenti che hanno inciso sulla sua “indipendenza e imparzialità”. In particolare di aver determinato una “grave conflittualità” con il suo diretto superiore e cioé con il Procuratore generale di Campobasso, con alcuni suoi stessi sostituti, con la polizia giudiziaria e soprattutto con alcuni esponenti dell’Arma dei carabinieri, con la procura di Bari che lo ha messo sotto inchiesta e con un pm della Dda di Campobasso, Nicola D’Angelo. In una agenzia diffusa dall’Ansa si afferma che il Csm contesta a La Venuta di essere “ormai coinvolto in un groviglio di gravi sospetti e accuse , peraltro già oggetto di diversi procedimenti penali”. Il Consigliere del Csm Dino Petralia, relatore del fascicolo, in una conferenza stampa ha dichiarato che “il procuratore ha tenuto comportamenti che sono stati obiettivamente causa di un clima di sospetto sull’indagine Piedi d’argilla, condotta dal pm D’Angelo con l’ausilio dei carabinieri della compagnia di Venafro, comandati dal capitano Bandelli”.
“Un’indagine che ha accertato rapporti di La Venuta con alcuni indagati – ha aggiunto Petralia – come l’amicizia con l’eurodeputato dell’Udc Aldo Patriciello, allora indagato ma poi prosciolto da questo filone di inchiesta”.
Dunque, dall’agenzia Ansa risulta che secondo il Csm il procuratore avrebbe compiuto “un’indagine sull’indagine che stava svolgendo la Dda di Campobasso, ipotizzando un’associazione per delinquere composta dai carabinieri e guidata dalla compagnia di Venafro” e invece di astenersi, “ha resistito alla trasmissione degli atti alla Procura generale di Campobasso” che avrebbe potuto valutare un’eventuale avocazione della sua inchiesta. All’attenzione del Csm c’é anche il mancato assenso di La Venuta al trasferimento, sollecitato dalla Procura generale di Campobasso, del maresciallo dei carabinieri Massimo Laboccetta, componente della sezione di polizia giudiziaria presso la procura di Isernia, che era coindagato con il procuratore in un altro procedimento penale pendente a Bari. “Abbiamo agito con la massima tempestività – ha sottolineato il presidente della Prima Commissione del Csm, Ugo Bergamo – Tra le procure in gioco si stava alimentando un clima di sospetto analogo a quello che portò allo scontro tra i magistrati di Salerno e Catanzaro”. Per il consigliere Mario Fresa l’intervento del Csm è la dimostrazione che il sistema autonomo di governo della magistratura funziona. “E’ la prova – ha aggiunto e concluso Petralia – che il Csm non tutela soltanto ma quando è il caso sanziona i magistrati”.

















