Caro Walter ……
Rino Ziccardi dirigente del Pcdi del Molise scrive all’ex segretario del Pd. “Spero che la tua nuova avventura in Africa ti porti più fortuna dei tuoi sogni”
Riceviamo e pubblichiamo
Caro Walter,
ti scrivo oggi perché sei dimissionario da segretario del Partito Democratico e perché mi vengono in mente righe scritte, da qualche militante locale, quando vincesti le primarie con oltre tre milioni di preferenze. Leggendo quelle righe, così piene di adesione alla tua candidatura e ai punti programmatici cari alla tua proposta politica, l’ecumenismo con cui si richiamava l’unità di più soggetti ad un protagonismo sociale capace di inverare una nuova storia collettiva, sollecitarono in me una sensazione di fastidio, le leggevo come una condivisione acritica e di comodo, a quello che si è dimostrato un futuro incerto che avanzava.
Alcuni anni addietro Sergio Cofferati, sembrò indicarci la strada di una sinistra, ferma nei principi costitutivi, in grado di costruire una socialdemocrazia classica che svolgesse appieno il suo mestiere nella difesa degli interessi della classe lavoratrice. Il luogo dell’elaborazione di quella strategia era la CGIL con il suo programma e la sua capacità di aggregare milioni di uomini e donne e, come si dice, dettare la linea “riformista”ai partiti della sinistra, movimenti, girotondini e a quella parte di dirigenti e iscritti dei DS che mal sopportavano la sterzata a destra del gruppo dirigente. Quella fu un’altra delusione che patimmo sperando che gli allora DS ci indicassero la strada per il riscatto. Sappiamo tutti come è finita.
Oltre le condizioni della storia, quella esperienza ha comunque rappresentato un potente posizionamento di gran parte del sindacato che ha sostenuto uno scontro feroce contro il governo Berlusconi aiutando il centro sinistra a vincere le elezioni con Prodi per la seconda volta. Ma qualche anno di governo, come quelli passati, non portano i consensi necessari di pezzi di società oramai abituate al populismo del centro destra. Si decise che ci voleva il taumaturgo, l’uomo televisivo, il politico comunicativo, l’affascinatore, lo scassatore della telecrazia.
Ecco perché non potevi che essere tu a condurre la nuova creatura. L’inventore del partito leggero, senza sezioni, aperto alla società civile. Tu che ti sei sempre dichiarato distante dalla cultura operaistica della fine del novecento, che ti sei nutrito di quella cultura americana rappresentata dal pensiero di JFK, Martin Luther King, Kerouac.
Quella cultura hai trasmesso a tutti, permettendo di conoscere la vecchia America, quella reazionaria, razzista e conservatrice degli Stati del profondo sud, ed anche la nuova America, quella del dopoguerra che aveva tentato di imporre al mondo le ideologie, terroristiche e violente, della dottrina Truman, della guerra fredda e della supremazia atomica. Lo hai fatto, da direttore dell’Unità, con l’America cinematografica della grande frontiera, delle opportunità per tutti e dei diritti per chi li sa cogliere. Pensavi di poter fare come in America, due partiti, due competitor, il tuo sogno è il nostro incubo. Hai seguito l’istinto deamicisiano che ha prodotto danni enormi alla gente di sinistra.
Per questo, quando parlavi di Africa riempivi di speranza, convincendoci che quei bambini sarebbero stati alleviati da fame, malattie, carestie, disidratazione, con un residuo di solidarietà caritatevole messa a disposizione dal mondo occidentale attraverso l’abbattimento del debito da parte delle grandi economie mondiali. In questi mesi intensi di costruzione del PD, non hai creato passione tra i militanti e non, hai prospettato un riformismo che era impossibile percepire, sei stato con gli operai e con gli industriali, con Berlusconi e contro Berlusconi, con il Vaticano e contro il Vaticano, con il giustizialismo e contro il giustizialismo, con il settentrione e contro il settentrione, con il sud e contro il sud, la tesi e l’antitesi. Per questo hai perso ogni qualvolta ti sei cimentato in una competizione, per questo hai reso quasi invincibile l’avversario dello schieramento a te avverso.
La sicurezza, il lavoro stabile, la conoscenza, il welfare state, la legalità, la pace e il superamento di ogni forma di guerra per il controllo delle fonti energetiche, la laicità dello Stato, i continui no della gerarchia vaticana, la condizione di povertà di milioni di italiani che vivono al disotto della soglia minima di sussistenza, l’evidente allargamento della forbice tra ricchezza posseduta e povertà subita, con la tua segreteria e la tua vocazione maggioritaria, sono diventati sempre di più luoghi comuni, affabulazioni, buoni propositi, continue rotture con il passato che ti condizionava e lasciavi pesare agli altri
Hai continuato a celebrare i lavoratori morti di ieri dimenticandoti i vivi di oggi.
Caro Walter, spero che la tua nuova avventura in Africa ti porti più fortuna dei tuoi sogni. In compenso ci lascerai macerie da ricostruire, un pezzo di sinistra fuori dal Parlamento, una destra politica più forte di come l’hai trovata, e ci riporti indietro di almeno venti anni, alla caduta del muro, agli sforzi che iniziammo a fare per trovare le ragioni dello stare insieme, per ricollocare una idea centenaria di sinistra dentro un mondo che cambiava vorticosamente. Lasci quello che tu, è una intera classe dirigente, avete sbrigativamente collocato dentro le macerie della storia, per inseguire, sul suo stesso terreno,un dialogo infruttifero con moderno populismo che rappresenta una anomalia in Europa e nel Mondo, che sottomette il Parlamento, le istituzioni di controllo, la magistratura, il sistema radiotelevisivo, l’intero mondo dell’informazione, che deride la Costituzione e la stessa storia antifascista italiana. Lasci, lasciando la pesante eredità a quanti di noi, che non avendo condiviso le scelte del tuo nuovo partito, sperare che è ancora possibile coniugare una sinistra moderna, riconoscibile per quello che dice e per quello che fa, che abbia contezza di convivere con l’antistato, che si batti con passione per liberare il meridione da quattro mafie, che si collochi, senza se e senza ma e soprattutto sempre, con la magistratura dei Falcone, dei Borsellino, dei Costa, dei Chinnici. A mai più incontrarci.
Rino Ziccardi

















