Post-terremoto nel Molise, Iorio replica a La Stampa
Nell’articolo di Fulvio Milone l’impiego dei finanziamenti e le dichiarazioni del Procuratore di Larino Magrone
L’ennesimo articolo che denuncia lo sperpero dei soldi destinati alla ricostruzione post-terremoto del Molise. L’ha pubblicato il quotidiano La Stampa il 21 aprile 2009. A scriverlo il giornalista Fulvio Milone con l’emblematico titolo: “In Molise “dirottata” la metà dei fondi – Denaro pubblico per Miss Italia, il Museo del profumo e la fabbrica dei Suv”. Milone ripercorre e ricorda vicende già affrontate da trasmissioni televisive e da altri quotidiani nazionali e ricorda che il Procuratore di Larino, Magrone, indaga su come sono stati spesi i tantissimi soldi inviati dal Governo Berlusconi (il precedente a quello attuale) e poi dal Governo Prodi. Soldi gestiti da una sola persona: Michele Iorio, Commissario per la ricostruzione e Presidente della Giunta Regionale del Molise. L’articolo di Milone riporta le dichiarazione del Procuratore Nicola Magrone, il quale afferma: “Indaghiamo su tre livelli. Il primo è quello dei singoli interventi: quanti degli edifici su cui sono stati eseguiti i lavori con i fondi post-terremoto erano davvero danneggiati? Il secondo riguarda il numero esatto dei Comuni realmente colpiti dal sisma”. Il terzo livello, spiega Milone, riguarda l’impiego dei soldi attraverso il famoso articolo 15 che prevedeva interventi per la ripresa produttiva. Milone ricorda che dei 500 milioni di euro a disposizione del Commissario solo la metà è stata utilizzata per la ricostruzione post-terremoto. Gli altri (circa 180 milioni) sono stati spesi per la ripresa produttiva e la promozione del territorio. Milone ricorda che nel calderone sono entrate iniziative di quasi tutti i 136 Comuni molisani: dalle selezioni di Miss Italia, ad una ricerca sulla patata turchesca; dalla realizzazione di impianti da sci, alla progettazione di una metropolitana leggera. Dunque, un quadro già noto grazie alle trasmissioni televisive ed altri articoli di quotidiani nazionali. Ed infatti, così come era accaduto nei precedenti casi, Iorio ha replicato con una lettera di precisazione inviata al Direttore de “La Stampa”, Giulio Anselmi. “Spiace constatare che il Molise, terra antica e abitata da gente onesta e laboriosa, debba pagare, ancora una volta, i costi della disinformazione e della distorsione della verità – afferma Iorio nella lettera – Spiace ancora più dover vedere che proprio il Suo Giornale, uno dei quotidiani più importanti e prestigiosi del nostro Paese, debba sommarsi ad alcune trasmissioni televisive (Exit e Ballarò) e a “La Repubblica” nel raccontare ai suoi lettori, con la penna di Fulvio Milone delle non verità. Al fine di salvaguardare l’immagine del Molise e dei suoi cittadini debbo riaffermare con forza che: non un solo centesimo dei fondi stanziati dal Governo nazionale per la ricostruzione è stato speso per fini diversi da quelli della messa in sicurezza o la riedificazione degli immobili colpiti dal terremoto del 2002. La Regione Molise varò un Piano Pluriennale per la ripresa economico-sociale di tutto il suo territorio dopo il terremoto e l’alluvione (che seguì tre mesi dopo il sisma e che causò danni a tutto il territorio regionale). Un Piano che aveva la dotazione di 500 milioni di Euro rinvenienti da fondi ordinari, lo ripeto, ordinari, della stessa Regione Molise, dello Stato centrale e dell’Unione Europea. Fondi che – prosegue Iorio – furono destinati, tutti, tramite bandi pubblici, ad iniziative ordinarie tese a sostenere lo sviluppo delle piccole e medie imprese, dell’agricoltura, del turismo e della cultura. Una regione colpita dal terremoto e dall’alluvione doveva certo ricostruire gli immobili, ma doveva anche sostenere il suo sistema economico-sociale. La ricostruzione, dunque, ha utilizzato i fondi straordinari per il terremoto, mentre alla ripresa produttiva del Molise sono andati i fondi ordinari del Programma Pluriennale. Il tutto nella piena trasparenza e senza alcuna distorsione di fondi. Il terremoto poi non è stato “allargato” ma si è semplicemente riconosciuto il danno, verificato da tecnici comunali, della Regione Molise e della Protezione Civile Nazionale, in ciascun immobile in cui esso si è verificato. Questo anche al di fuori del cosiddetto “cratere sismico”. Un riconoscimento che vuol dire finanziare i danni subiti ed assicurare il diritto di ogni cittadino ad aver ricostruita o ristrutturata la propria abitazione se danneggiata dall’evento sismico. Ad ogni comune, sia dell’area più colpita, che di quella meno, sono state date risorse in proporzione agli immobili lesionati. Questo senza sprechi o discrezionalità. Un’ultima precisazione: i danni causati al Molise dal terremoto del 31 ottobre 2002, così come certificato dalla Regione, dallo Stato centrale e dall’Unione Europea, ammontano a 3 miliardi 415 milioni di Euro, quelli del comune di San Giuliano di Puglia a 240 milioni di Euro. Ad oggi – conclude Iorio – il Molise di questi importi complessivi ha avuto e speso 652 milioni di euro”.

















