Una prescrizione trasformata in assoluzione
La vicenda Turbogas e le considerazioni di Petraroia: “C’è una rassegnazione apatica che induce l’opinione pubblica a restare in silenzio”
Una parte degli Editori molisani ha festeggiato il mancato processo a Iorio e Vitagliano per l’inchiesta sulla centrale Turbogas di Termoli. Addirittura c’è chi si è avventurato in giudizi pesanti nei confronti della Procura di Campobasso, parlando di sperpero di denaro pubblico per le indagini. Evidentemente ha voluto togliersi qualche sassolino dalla scarpa, visti i problemi giudiziari che dovrà affrontare. E così, in attesa degli euro che Iorio regalerà con la legge regionale a sostegno dell’Editoria, la verità è stata stravolta ed una prescrizione di reato per decorrenza dei termini è stata trasformata in assoluzione. La verità è altra. Non sapremo mai se Iorio e Vitagliano sono innocenti o colpevoli, solo grazie ad una norma che andrebbe nettamente modificata in presenza di reati particolarmente gravi, come il falso ideologico e il falso materiale. Michele Petraroia, Consigliere regionale del Pd ricorda che la prescrizione di taluni reati per decorrenza dei termini è un modo come un altro per affrancarsi da noie processuali e connessi rischi di eventuali condanne. “C’è però una prescrizione ben più grave che è già scattata nel senso comune e tra i cittadini – afferma Petraroia – C’è una rassegnazione apatica che induce l’opinione pubblica a restare in silenzio ed accettare supinamente ogni evento come fosse un fatto normale che un Presidente, un Assessore, un Consigliere, un Parlamentare o un Sindaco siano sottoposti a una o più inchieste da parte della Magistratura. C’è un sensibile abbassamento della soglia etica che porta a considerare tutti alla stessa stregua. I più spocchiosi reagiscono sbeffeggiando coloro che ancora esprimono costernazione su simili comportamenti. Come a prosegue Petraaroia – nonostante questo clima di generale impunità che assolve gli imputati senza bisogno di celebrare i processi, c’è ancora una minoranza di cittadini che invoca il rispetto delle regole. Inchieste, articoli di stampa e intercettazioni pubblicate mostrano una rete, una pratica e un metodo che meritano una riflessione sul piano politico e istituzionale prima che giudiziario. La democrazia va affermata difendendo la credibilità, il rigore e la serietà di quanti ricoprono cariche elettive. E se giornali nazionali o magistrati di provincia sollevano dubbi – conclude Petraroia – è opportuno rispondere facendo chiarezza sui fatti e non rifugiandosi dietro la bravura dei propri legali”.

















