Il presidente della Confcommercio di Campobasso: “Se verremo chiamati a pagare, la politica regionale e nazionale se ne assumerà tutte le responsabilità”
Riceviamo e pubblichiamo il significativo intervento di Paolo Spina, Presidente della Confcommercio di Campobasso, in merito al deficit della sanità molisana e alle ricadute negative sulle imprese ed i cittadini.
Il dibattito sulla sanità molisana, che meritoriamente la testata che ci ospita, “Il settimanale del Molise” sta seguendo da tempo, con l’accurata fornitura di dati, di cifre e di circostanze, non è da considerare come un mero dibattito interno ai palazzi della pubblica amministrazione o interno alle stanze del potere locale. Come abbiamo già avuto modo di dire qualche tempo fa, il deficit sanitario regionale, qualcosa che sfiora i 100 milioni di euro annui, comporta un peso fiscale sensibilmente maggiore per i cittadini molisani e per le loro imprese. Ricordiamo che sin dal 2006 sono attive maggiorazioni fiscali sull’Irap, sull’Irpef, sulle accise per la benzina e sul bollo auto finalizzate al contenimento dello sbilancio della sanità. E nonostante questi importanti e dolorosi incrementi fiscali lo sbilancio dei conti non ha dato segno di affievolimento. E la situazione sta per peggiorare ulteriormente. Ormai il commissariamento di un sistema che ha dimostrato di non funzionare è alle porte e, con ogni probabilità e stando a quanto dichiarato dal Ministro Sacconi, il 15 giugno sarà il giorno decisivo. Le conseguenze del commissariamento saranno importanti, ed in primo luogo avranno natura politica e istituzionale. Il bilancio regionale, ossia il simbolo stesso dell’autonomia amministrativa di un ente, è composto, nel nostro caso, per oltre il 70% dalla spesa sanitaria. Il Commissario avocherà a sé tutte le attribuzioni decisionali inerenti tale voce di bilancio, incluse quelle di competenza degli organi istituzionali locali, ossia Consiglio, Giunta e Presidenza della Regione. Il giorno dopo il commissariamento la Regione Molise gestirà un bilancio residuale abbattuto per oltre l’80% di cui una buona parte destinata alle spese dei propri organi istituzionali e del personale. Il Molise se resterà una delle venti amministrazioni regionali italiane lo sarà più sulla carta che non nella sostanza. Detto questo dei profili formali quello che vorremmo rendere palese ai commercianti, agli operatori del terziario e in generale a tutti gli operatorie economici regionali è che l’unico modo possibile per abbassare il deficit è alzare le tasse, e già circola qualche ipotesi in tal senso, sembra ispirata proprio dal Governo nazionale. Verranno introdotti nuovi ticket ma soprattutto, visto che i ticket possono raccogliere solo qualche milione di euro, verranno poi aumentate al massimo, sino al 300%, le addizionali Irap e Irpef, le uniche in grado di assicurare un gettito consistente, di qualche decina di milioni di euro l’anno. Ora ciò sta a significare una cosa sola: chi paga le tasse, ossia le aziende sane del Molise, riceveranno una mazzata terribile e saranno chiamate a pagare di tasca loro il deficit della sanità molisana. D’altronde il senso del commissariamento è proprio quello: le altre regioni stufe di contribuire alle spese allegre delle regioni deficitarie chiedono ai territori in cui il deficit si origina di pagarlo con i propri redditi.
Ma se questa è la prospettiva, è possibile interrogarsi sul perché c’è questo deficit, dove origina, perché non si riesce a dominare? Vogliamo dire: se lo dobbiamo pagare noi è giusto che sappiamo cosa andiamo a pagare e soprattutto perché lo dobbiamo pagare. I dati ci dicono, in modo chiaro ed impietoso, che il deficit è figlio di sperperi e di sprechi che neanche una regione ricca può permettersi, figuriamo una povera come il Molise. Tanto per citare qualche esempio abbiamo sette chirurgie, due oncologie, costi amministrativi e burocratici fuori controllo. Si tratta di errori, creatisi certamente nel tempo ma tuttora persistenti frutto di scelte esclusivamente politiche, distoniche rispetto alle conclamate esigenze di morigeratezza della spesa. E non sembra apprezzabile chi, magari da posizioni di opposizione populiste, si smarca invocando soluzioni che continuano ad ignorare il problema dei costi e delle risorse economiche. C’è un abnorme eccesso di offerta di ospedalizzazione rispetto alla domanda. Il minimo da fare è riportare questa domanda alla normalità, senza cincischiare ulteriormente: qualche struttura, sia essa la Cattolica o gli ospedali di Larino e Venafro insieme, o Termoli, Isernia o Campobasso deve essere obbligatoriamente chiusa. E non si registra nemmeno oggi una indispensabile inversione di tendenza. Si cerca ancora, in privato, tramite intrighi o giochi di palazzo, di ritagliarsi privilegi e convenienze personali per continuare a gestire con sistemi non meritocratici l’imponente flusso di danaro della sanità, mentre in pubblico si prova a scaricare su questo o su quello il fallimento politico di un sistema. Il tutto magari confidando in un sub commissario di nomina “governativa” non troppo severo, o perfino comprensivo. Il mondo delle imprese, e in questo senso lancio un vero e proprio appello, deve allora ribellarsi a manovre che ricordano tanto un Titanic che affonda con i passeggeri ignari del disastro che continuavano a divertirsi. La nostra stessa organizzazione ha il dovere, nonché il diritto visto che le imprese ad essa associate dovranno tirare fuori i soldi, di chiedere conto di tutto questo pasticcio. Tutti i cittadini molisani hanno il dovere, nonché il diritto, di conoscere in dettaglio costi, competenze e attribuzioni dei vari soggetti che compongono un mosaico di oltre 700 milioni di euro e di darne una valutazione. Il ragionamento, mai come in questo caso, è di una semplicità estrema: se commissariamento dovrà essere, allora commissariamento reale sia, il prima possibile. E quindi, in base al principio fondante della moderna democrazia, nessuna tassa senza motivazioni, se verremo chiamati, più di quando lo facciamo oggi, a pagare sarò, chiaro sin da ora che la politica, regionale e nazionale, se ne assumerà tutte le responsabilità. E interpelleremo anche lo stesso Ministro Tremonti sull’argomento in quanto non abbiamo alcuna intenzione di pagare sulla nostra pelle le indecisioni della politica.
Paolo Spina - Presidente Confcommercio Campobasso





























