Poveri noi, carne da macello
Secondo il presidente Lupo l’ordine è il “Tribunale dei giornalisti, li accusa e li giudica”. L’Assostampa sul caso Iorio – Nuovo Molise- Rai
Poveri giornalisti molisani, carne da macello, ridotti, per quattro centesimi, a partecipare a guerre alle quali sono estranei, terrorizzati dal rischio di espulsioni, ammonizioni, sospensioni, sanzioni disciplinari. Poveri giornalisti, vittime di editori (alcuni, non tutti) che pagano male e in ritardo ed intanto inciuciano con il politico di turno per ottenere uno strapuntino in riva al mare, aspettando contributi elargiti come beneficenza. Poveri giornalisti, che avevano creduto nella necessità di un ordine professionale autonomo, in grado di supportare la crescita di tanti bravi giovani, ed invece si ritrovano un tribunale che li deve accusare e giudicare. Poveri noi, ancora una volta macinati dalle polemiche scatenate dagli ex compagni di merende, quel Ciarrapico editore e quel Iorio Presidente della Giunta regionale, che un tempo erano amici ed ora si confrontano a colpi di articoli, comunicati e denunce, trascinando nei loro affari personali tutto il sistema dell’informazione che dovrebbe avere il coraggio di bacchettarli entrambi ed invece è costretto ad indossare l’elmetto e andare al fronte. Sul piatto è stata messa l’onorabilità della Regione, facendola coincidere con quella personale di Iorio, quasi che l’Istituzione sia solo il Presidente della Giunta e non anche l’intero Consiglio Regionale. Da questa confusa idea di ruoli e funzioni, nasce la delibera di giunta che ha affidato ad un avvocato il compito prima di diffidare e ora di denunciare, con richiesta di risarcimenti milionari, quelle emittenti televisive che inseriscono nelle loro rassegne stampe titoli di Nuovo Molise, il quotidiano del nemico Ciarrapico, che riguardano Iorio, nel mentre l’ordine dei giornalisti precisa subito che non vuole essere un dispensificio di solidarietà essendo, evidentemente, solo un Tribunale. Un caso che meriterebbe l’attenzione della stampa nazionale perché incredibilmente clamoroso. L’ultima vicenda riguarda Filippo Massari ed Enrica Cefaratti, rispettivamente Caporedattore e giornalista della Rai Molise, responsabili, a dire dell’avvocato della Regione, di avere leso l’onorabilità dell’Istituzione Regione per avere inserito e letto nella rassegna stampa un titolo del quotidiano di Nuovo Molise ritenuto diffamatorio nei confronti del Presidente Iorio. Attendiamo di verificare se questi “avvertimenti” si trasformeranno in atti chiari, concreti, firmati in modo che ognuno possa assumersi le proprie responsabilità, anche quelle di una possibile calunnia ai danni della professionalità dei giornalisti da risarcire con tanti soldi personali, non certo quelli delle Istituzioni, cioè dei Molisani. Nel frattempo registriamo gli interventi dell’ordine e dell’Associazione della stampa.
Lupo: “L’ordine è il tribunale dei giornalisti, li accusa e li giudica”
C’è chi ritiene che l’Ordine dei giornalisti debba sempre e comunque difendere i giornalisti, visto che li rappresenta. Questo, secondo alcuni, sarebbe tautologicamente il suo compito. Un equivoco che va chiarito.
SINDACATO. Il sindacato difende i giornalisti, sempre (e talvolta comunque), opera per il rispetto dei loro diritti, sul piano economico e normativo. E’ facoltà dei giornalisti iscriversi al sindacato, che è una libera associazione.
ORDINE. L’Ordine dei giornalisti del Molise è un ente di diritto pubblico, istituito con Decreto del ministero di Grazia e Giustizia. Non è facoltà iscriversi all’Ordine; la legge obbliga tutti i giornalisti a iscriversi all’Albo, si è giornalisti proprio in quanto iscritti all’Albo. L’Ordine non è istituito per proteggere corporativamente gli iscritti.
L’Ordine è istituito a garanzia del diritto dei cittadini ad avere una corretta informazione.
La legge affida all’Ordine il compito di vigilare sul rispetto delle norme deontologiche e per eventualmente avviare procedimenti disciplinari a carico degli iscritti; spetta solo all’Ordine comminare sanzioni per la violazione delle norme che regolamentano il corretto esercizio della professione. Se non lo fa, l’Ordine cessa di essere un ente di diritto pubblico e diventa , appunto, una Corporazione. Ecco perché l’Ordine non difende i giornalisti ma, eventualmente, li accusa e li giudica: è il Tribunale dei giornalisti. Sul rispetto delle regole, esistono le Carte della deontologia professionale ma tutte le regole sono efficacemente sintetizzate nell’art.2 della legge sull’Ordinamento professionale: “E’ diritto insopprimibile dei giornalisti la libertà di informazione e di critica, limitata dall’osservanza delle norme di legge dettate a tutela della personalità altrui ed è loro obbligo inderogabile il rispetto della verità sostanziale dei fatti, osservati sempre i doveri imposti dalla lealtà e dalla buona fede …”. Alcuni giornalisti si comportano come se valesse solo una parte di quest’articolo (quella prima della virgola), avendo poca coscienza dell’enormità del danno, causato da un loro errore o da una loro negligenza, al patrimonio delle libertà della persona, con la lesione di decoro, onore e immagine. Eppure le norme consentono al giornalista anche la possibilità di ledere la reputazione altrui, purché vengano rispettate tre regole: verità del fatto riferito, interesse pubblico a conoscerlo e correttezza dell’esposizione. Attraverso la vigilanza sul rispetto delle regole, l’Ordine opera affinché sia sempre garantita la libertà di informazione. Ovviamente, proprio perché vigila sul rispetto delle regole, sanziona l’eventuale impiego di espressione illecite. Libertà di espressione non equivale a licenza di esprimersi. Il rispetto delle leggi, valido per tutti, vale anche per i giornalisti. Se così non fosse l’Ordine, oltre che una Corporazione, si trasformerebbe in una Casta.
Senza un limite, la libertà -anche quella di stampa- diventa licenza.
Dunque, al diritto di cronaca si contrappone quello corrispettivo all’esercizio della difesa, che gli interessati hanno facoltà di tutelare sotto tre aspetti: deontologico, penale e civile, anche con richieste di risarcimento per i danni subiti. Spetta poi al Giudice decidere se, davvero, un danno patrimoniale è stato causato e la congruità dell’eventuale indennizzo. Un diritto sancito dalle leggi attualmente in vigore, che perciò non può essere considerato un’intimidazione o lesivo della libertà di stampa. Non può essere considerato limitativo dell’autonomia professionale nemmeno l’eventuale ricorso a diffide, che la legge consente. L’Ordine ha però il dovere di intervenire quando ritiene che l’autonomia professionale possa essere ridotta, compressa o annullata. E’ il motivo per cui si oppone a nuove leggi che mirano a ridurre il diritto-dovere di informare. Quando si fa ricorso ad avvocati e tribunali, per il mondo dell’informazione è sempre una sconfitta ma non si può considerare il ricorso al giudice come un atto di intimidazione o di pressione. Tutti sono soggetti alle leggi, anche i giornalisti. Il giornalista ha il dovere di sentire, sempre, la pressione dei cittadini-lettori-radiotetelspettatori sul corretto svolgimento della propria professione, indipendentemente da citazioni giudiziarie. E quelle del cittadino “comune” non valgono meno di quelle dei Potentati, politici ed economici. Se un giornale pubblica notizie vere, verificate, impiegando espressioni non diffamatorie, nulla ha da temere. Se un giornale pubblica notizie non vere e/o impiegando espressioni diffamatorie, è invece passibile delle sanzioni previste dalla legge. E paga il giornalista colpevole. L’autore del servizio e il direttore responsabile. Nessuno può chiedere che un giornale non sia incluso nelle rassegne stampa delle tv. Tutti però hanno la facoltà di pretendere che dette rassegne non facciano da cassa di risonanza a espressioni diffamatorie impiegate nei titoli o nel corpo degli articoli. Negli Stati Uniti, le pressioni e le diffide degli uffici legali della Casa Bianca contro la Washington Post, non impedirono a Woodward e Bernstein, con le loro inchieste, a costringere alle dimissioni il Presidente degli Stati Uniti, Richard Nixon, l’uomo più potente della terra. I reporter della Washington Post seppero svolgere egregiamente il loro lavoro. Ogni battaglia contro le limitazioni della libertà di stampa poco ha a che vedere con lo stravolgimento delle regole sulla corretta informazione. E, a meno di casi di immediata, evidente e conclamata fondatezza, l’Ordine interviene secondo le modalità di rito, per esempio verificando che una notizia pubblicata è palesemente falsa e denigratoria ovvero quando una sanzione disciplinare viene decisa dall’editore. In questi casi, nulla a che vedere con la solidarietà ai giornalisti interessati, bensì il doveroso richiamo alle regole imposte dalla legge. Ecco perché l’Ordine dei giornalisti non è un dispensificio di solidarietà a mezzo di comunicati stampa. Il suo basso profilo pubblico, anche quando viene tirato per la giacchetta, risponde
Antonio Lupo- Presidente ordine giornalisti del Molise
Querele per “onorabilità Regione”. Giuseppe Di Pietro (Asm): “Vicenda surreale e inquietante”
Prima le diffide, ora gli annunci delle querele tramite un giornale: sono i passaggi che riserva l’iniziativa giudiziaria avviata dalla regione Molise per tutelare l’”onore” dell’ente. Una vicenda surreale e per certi versi inquietante a causa dei risvolti che sta registrando. A mezzo stampa e’ stata sbandierata la presunta richiesta di risarcimenti milionari nei confronti di alcuni giornalisti molisani, tra cui il caporedattore della Rai Filippo Massari (reo di aver inserito nella rassegna stampa il quotidiano Nuovo Molise) e la collega Enrica Cefaratti (per l’enfasi profusa nella lettura di un titolo). La battaglia democratica tra il potere e l’informazione riserva, dunque, nuove e avvilenti puntate, con l’aggravante che i diretti interessati (i giornalisti) sono all’oscuro di tutto. A livello nazionale il governo vuole mettere il bavaglio all’informazione con il ddl Alfano; nella nostra Regione l’immagine lesa ad un ente pubblico ha l’obiettivo di spostare su altri terreni vicende riconducibili, all’origine, all’intreccio tra politica ed affari. Nel mezzo dello scontro finiscono i giornalisti, chiamati a rispondere perché esercitano il diritto-dovere di informare i cittadini, nonostante le minacce, le ritorsioni e le pressioni della politica sempre più invadente e intollerante alla critica. Siamo ai soliti veleni, che puntano dritto al servizio pubblico, garante, nel rispetto della legge, del diritto dei cittadini ad essere informati. Non si può cancellare dalla rassegna stampa un giornale perchè lo chiede un legale o un presidente di regione, come ha giustamente osservato il direttore del Tg5 Minum. Non è pensabile né per Nuovo Molise, nè per qualsiasi quotidiano che esce in edicola. Del resto le trasmissioni nazionali sono quanto di più eloquente ci sia sull’argomento. La solidarietà ai colleghi (piena, incondizionata e con tutti i mezzi a disposizione), questa volta, da sola non basta. Occorre la reazione di quanti riconoscono nella democrazia e nella critica gli elementi indispensabili per uno stato moderno, civile e bilanciato nei poteri. L’Assostampa chiederà, infatti, al Corecom, emanazione locale del garante delle Comunicazioni e all’Ordine dei giornalisti di difendere, ognuno nell’ambito delle proprie prerogative, la libera espressione e l’informazione nel suo complesso, temi che saranno trattati in un incontro pubblico con i vertici Fnsi in programma subito dopo il voto.
Giuseppe Di Pietro – Presidente Assostampa Molise

















