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Gli imprenditori non vogliono pagare il deficit della Sanità

Scritto il 17 June 2009 da Redazione

Sullo sfondo l’aumento delle tasse. Paolo Spina, Presidente della Confcommercio: ”Una cambiale da 166milioni di euro”

Gli imprenditori molisani non hanno alcuna intenzione di pagare il deficit prodotto nella Sanità da Michele Iorio che, lo ricordiamo, dal 1989, prima come assessore e poi come Presidente di Giunta, governa direttamente il settore. Paolo Spina, presidente della Confcommercio di Campobasso, interpreta un pensiero largamente diffuso e sostiene che il buco di bilancio è lievitato fino a 166milioni di euro.  “Una cambiale da saldare a fine anno”, sottolinea il Presidente della Confcommercio. Inoltre, adesso che Berlusconi ha chiesto a Iorio di ridurre di ulteriori 28 milioni di euro i costi di gestione della sanità, gli imprenditori  temono che sia inevitabile l’aumento delle tasse e che un tale peso possa ricadere anche sulle proprie spalle. Ed infatti, nella nota che pubblichiamo integralmente, Spina afferma, con estrema chiarezza, che “per colpe o inefficienze dei vari livelli amministrativi e gestionali locali ma anche nazionali non possiamo pagare certo noi, aziende e contribuenti tutti del Molise, una cambiale da 166 milioni di euro”. Verrebbe da chiedersi: chi dovrebbe pagare? Il deputato Molisano Silvio Berlusconi, attuale Presidente del Consiglio dei Ministri, ha già fatto capire che è inutile bussare al portone di Palazzo Chigi. Ed allora, se gli imprenditori non vogliono tirare fuori un solo centesimo in più di tasse per saldare il deficit mostruoso prodotto da anni di malgoverno della sanità, toccherà a tutti gli altri, operai, impiegati, liberi professioniste, famiglie e precari.  Una gran “bella” notizia per chi, pochi giorni fa, ha riversato su Iorio e i suoi amici un mare di voti.

Il testo dell’intervento di Spina
“Sanità. A fine anno una cambiale da 166milioni di euro”
 

“La conferenza stampa sul deficit della sanità molisana organizzata congiuntamente dalle organizzazioni del partenariato economico unitamente alla loro massima espressione istituzionale, Unioncamere Molise, segna indiscutibilmente un momento di grandissima rilevanza nei rapporti tra politica, istituzioni e organizzazioni dei ceti produttivi. Per la prima volta, in modo coeso, le rappresentanze degli imprenditori hanno chiesto alle istituzioni di rendere trasparente la loro azione gestionale, di renderla pubblica e di evitare inasprimenti di tassazione che le stesse imprese e le loro organizzazioni dichiarano essere inaccettabili. La Confcommercio che è stato probabilmente antesignana nel recepire la profonda  preoccupazione delle imprese locale non può valutare con estremo favore l’iniziativa, anche per l’importante segnale di unità e di condivisione a temi fondanti della collettività che le categorie economiche hanno così espresso. Quello che oggi però è indispensabile è ottenere in tempi rapidi le risposte sia da parte del governo regionale, sinora silente sul delicato argomento, sia dallo stesso governo nazionale che certamente ha con sé una fetta non indifferente di responsabilità nell’aggravarsi delle condizioni economiche della sanità molisana. I numeri, tra i tanti che sono stati affacciati nel corso della conferenza stampa, d’altronde non lasciano dubbi. A parità di busta paga, per un importo netto di poco superiore ai 1.050 euro, un cittadino della Lombardia ha già subito una detrazione di 65 euro mensili di addizionali regionali mentre un cittadino del Molise ha già subito una detrazione di 139 , ossia  il  112% in più. Va poi considerato come  il cittadino molisano usufruisca, a fronte di questo costo più che raddoppiato, di servizi regionali (sanitari, scolastici, di trasporto e sociali)  non  certo paragonabili a quelli del cittadino lombardo. E’ evidente del pari che un sistema, quello sanitario regionale in cui esistono 11 chirurgie, nelle quali l’80% degli interventi è programmato con largo anticipo, sopporta costi spropositati. Il punto è che il servizio sanitario molisano, dalle diverse classi politiche succedutesi negli anni, è stato pensato più per offrire guarentigie e opportunità per chi ci lavora che non supportare al meglio gli utenti del sistema. Una metodologia di chiara impronta clientelare che, oggi, con un deficit 2007-2009 di ben 104 milioni di euro annui ma che secondo dati certi e inconfutabili in nostro possesso giungerà al 31 dicembre 2009 a 166 milioni di euro, semplicemente non ci possiamo più permettere, ne è pensabile di scaricare questo  onere sulle imprese e sul tessuto produttivo, già spremuto da un fisco, incluso quello locale, fin troppo vorace. Altri dati ci dicono di quanto la sanità nel Molise sia lontana da standard minimi di efficienza e di oculata gestione dei propri costi: abbiamo 4 reparti di ostetricia di cui solo due raggiungono numeri giudicati sufficienti anche sotto il profilo di sicurezza del paziente dall’Organizzazione Mondiale della sanità. L’Oms pone infatti a 500 il numero di parti minimo per garantire il corretto funzionamento delle apparecchiature. Ad Agnone ostetricia registra solo 120 parti annui. L’Università e la Facoltà di medicina incide tutta sul bilancio della Regione Molise, ed anche questo è un fardello  insostenibile per i costi del sistema. Abbiamo poi 90 guardie mediche e 102 medici del 118, che a volte non intervengono nemmeno quotidianamente (vedi a mo’ di esempio il caso di Castelmauro). Nonostante tutto abbiamo un tasso di ospedalizzazione abnorme, perché si usa impropriamente l’ospedale, al costo di 700 euro al giorno, quale succedaneo della casa di riposo per anziani. Tutto questo è francamente inaccettabile, così come è inaccettabile che nessuno si prenda la briga di intervenire e si continua ad accumulare deficit su deficit, per milioni di euro. In questo senso sono enormi le responsabilità anche del governo nazionale. Il nuovo Piano sanitario Regionale fu approvato dal Consiglio regionale a luglio dell’anno scorso, e sin da allora l’esecutivo nazionale doveva bocciarlo perché totalmente insufficiente rispetto allo stato di decozione dei conti del sistema sanitario molisano. Questo non è invece accaduto e dopo un anno un nuovo fardello che  oggi ha superato i 104 milioni di euro e che a fine anno come già detto giungerà a 160 milioni di euro (tra deficit Asrem, deficit dei privati, partite liquidatorie e fatture non contabilizzate) appesantisce il debito di tutti i cittadini della regione. Perché non si è intervenuto? Solo ora apprendiamo che la Giunta regionale avrebbe disposto, con propria delibera, tagli strutturali per 28 milioni di euro in risposta alle sollecitazioni del presidente del Consiglio dei Ministri. Ma anche se tutti e 28 i milioni di euro diventassero effettivi, e bisognerà conoscere in dettaglio le misure per esprimere un giudizio fondato, l’intervento sarebbe sempre assai parziale, insufficiente e non certo risolutivo. Intanto invito il partenariato economico e sociale  a formulare una lettera aperta al presidente del consiglio Silvio Berlusconi, a quello del’economia Giulio Tremonti nonché al ministro del welfare Maurizio Sacconi per chiedere conto di questi ritardi gravissimi e dannosi. Una cosa è certa: per colpe o inefficienze dei vari livelli amministrativi e gestionali locali ma anche nazionali non possiamo pagare certo noi, aziende e contribuenti tutti del Molise, una cambiale da 166 milioni di euro”.

Paolo Spina - Presidente Confcommercio Campobasso

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