Tumori, strategia dell’UE per ridurre del 15% i decessi entro il 2020
Patriciello: “Sostenere la ricerca europea per combattere l’emergenza sanitaria, incentivando la prevenzione”
Ridurre del 15% i decessi per cause tumorali entro il 2020 e raddoppiare il numero di cittadini che beneficiano di un depistaggio preventivo della malattia. Sono alcuni tra gli importanti obiettivi che Bruxelles intende realizzare mediante la creazione di un partenariato europeo contro il cancro, la cui proposta e’ stata lanciata dalla Commissione e raccolta immediatamente dal Parlamento e dal Consiglio d’Europa. A partire da quest’anno fino al 2013 il nuovo partenariato punta a sostenere gli Stati europei che si impegneranno in uno sforzo collettivo finalizzato a combattere più efficacemente la malattia che colpisce ogni anno più di tre milioni di persone.
“In effetti, in base alle stime Ue – ha dichiarato l’On. Patrciello Vice Presidente della Commissione Ricerca del Parlamento europeo – nell’Unione europea l’incidenza delle patologie oncologiche è molto elevata: ad esempio ogni due minuti viene diagnosticato un tumore al seno, mentre in Italia una donna su dieci è affetta da questa patologia. “Fondamentale – rileva l’Europarlamentare – sarà l’impegno del nuovo partenariato che rafforzerà non solo la prevenzione di base ma anche l’informazione e l’analisi comparativa dei dati, la promozione per le buone pratiche e, soprattutto le priorità per la ricerca contro il cancro”. Nell’ambito di questa partnership europea per la lotta contro il cancro, che dovrebbe essere varata in autunno verranno costituiti quattro gruppi di lavoro, composti di ricercatori, medici, responsabili amministrativi e rappresentanti delle associazioni dei pazienti. Ogni gruppo si concentrerà su un argomento diverso: prevenzione, trattamento, ricerca e raccolta di informazioni. La collaborazione dovrebbe contribuire ad evitare doppioni ed utilizzare meglio le risorse oltre che porsi l’ambizioso obiettivo di frenare una delle emergenze sanitarie più importanti della nostra epoca, nonché la causa di morte più diffusa dopo le malattie cardiovascolari. ”Per raggiungere quest’importante scopo – conclude Patriciello – oltre che un maggiore sforzo di coordinamento tra i vari Paesi, abbiamo soprattutto bisogno di insistere nella ricerca incentivando ulteriormente le politiche europee intraprese negli ultimi 10 anni attraverso il VI e il VII programma quadro”.

















