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Spina: “Project financing, buco da 500 milioni di euro”

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Le perplessità del Presidente della Confcommercio di Campobasso sulla proposta dell’ospedale unico per Venafro e Isernia

Riceviamo e pubblichiamo

La questione sanità, che la Confcommercio, unitamente all’intero partenariato economico e sociale della regione, da mesi sta monitorando da vicino è nel Molise giunta ad un possibile punto di svolta. Il problema è capire in quale direzione. Le pressioni di un deficit strutturale che, stando alle cifre da noi anticipate e di fatto confermate dall’assessore alla programmazione Vitagliano che ha prudenzialmente parlato di 80/100 milioni di euro l’anno si stanno facendo insopportabili. La stessa nomina di un commissario, largamente attesa, probabilmente non sarà neanche essa sufficiente per porre argine ad una situazione che sembra quasi sfuggita di mano agli amministratori regionali, e forse di testa a coloro che, dietro le quinte, stanno confondendo le idee al Presidente e alla sua Giunta, senza colpa di presidente e Giunta, sul risanamento del deficit sanitario. In questo quadro francamente poco incoraggiante registriamo però delle notizie e dei segnali che, quantomeno meritano un approfondimento, in quanto, benché per motivi del tutto diversi tra loro, diciamo anzi opposti, sono assai rilevanti. La prima notizia, ad effetto spiazzante, è l’annuncio da parte del presidente della Giunta regionale, in una conferenza stampa che si voleva dedicata alle tematiche del deficit sanitario, del progetto di un megaospedale, da realizzarsi in partnership con imprenditori privati (si vocifera Remo Perna, della fallita Gtr e Dante Di Dario del salvataggio pubblico regionale di Arena/Solagrital) da insediarsi tra Monteroduni e Macchia d’Isernia. Un mega investimento, vestito con le spoglie del politicamente corretto project financing, da realizzarsi in un tempo minimo 5 anni, tempo poco realistico visti i tempi di realizzazione delle opere pubbliche italiane,che dovrebbe assorbire gli ospedali di Venafro e Isernia, oltre a portare ad un riposizionamento ( ridimensionamento?) di quello di Campobasso. Una mega struttura da costruirsi in soli 5 anni, che, nella parole del governatore Iorio, sarebbe la vera risposta all’emergenza sanitaria di questi giorni. Ma attenzione: se 5 anni non saranno ogni anno di ritardo ci costerebbe minimo altri 100 milioni di euro di nuovo deficit. Abbiamo parlato prima di effetto spiazzante, e lo riconfermiamo, perché non c’è un aspetto del progetto che possa essere ritenuto utile ai fine di un riequilibrio della sanità locale. In primo luogo i tempi: se per inseguire il sogno di una clinica tra tra i 250 e i 350 posti  (che nelle intenzioni degli sponsor del progetto  dovrebbe concretizzarsi in una struttura privata con forniture pubbliche garantite) tralasciamo la questione deficit (che anzi potrebbe aggravarsi) vuol dire che nel frattempo si accumulerà un ulteriore stock di oltre mezzo miliardo di euro (100 milioni per cinque anni nella migliore delle ipotesi) oltre ai 166 milioni di cui abbiamo già parlato, ma che, al netto di ulteriori crediti  in contestazione che dovranno comunque essere pagati, sono già superati. Tutto questo visto con l’ottica di imprenditori è antieconomico. Punto due: i privati. A prescindere dalle metodologie di scelta degli stessi  che dovrebbe eventualmente essere effettuata con procedure di evidenza pubblica, non regge il modello di business. Che senso ha il privato in un sistema sanitario completamente finanziato da soldi pubblici, come è quello italiano e molisano. Una cosa è fare dei parcheggi, o un’autostrada e garantirsi i ticket e i pedaggi a fronte dell’investimento iniziale per ripagarsi delle spese affrontate, è un conto è costruire un ospedale per garantirsi non si sa bene cosa.  Il terzo punto è capire poi cosa bisognerebbe farsene degli ospedali di Venafro ed Isernia, la cui alienabilità sembra quantomeno complessa. Come si vede l’idea poggia su basi economico imprenditoriali assai fragili e forse è più un tentativo di ritrarre l’attenzione dai reali problemi del settore che altro. E questa iniziativa era già stata affacciata dallo stesso Iorio nell’incontro dell’intero partenariato delle organizzazioni imprenditoriali e, a prova di smentita, il progetto è stato considerato del tutto improponibile da tutte le organizzazioni partecipanti alla riunione, ad esclusione dell’imprenditore Dante Di Dario presente nella delegazione (?) di Assindustria.  Ma proprio su questo fronte la settimana trascorsa ci ha portato un’altra novità di rilievo: la sentenza del giudice Rinaldi che ha reintegrato il direttore generale Asrem Sergio Florio nel suo posto. Al di là della vicenda specifica di Florio la sentenza è importante perché pone dei limiti precisi alla discrezionalità della politica nella gestione delle amministrazioni di loro competenza. In particolare la sentenza puntualizza come, se l’indicazione di un manager pubblico sia indubbiamente compito della politica, una volta selezionato lo stesso, la politica deve fare un passo indietro e permettere al manager di operare, con un congruo lasso di tempo, in favore della collettività. Il manager deve rispondere ai cittadini, in buona sostanza, anche se è scelto dalla politica. Il giudice con questa sua sentenza ha stabilito un limite invalicabile alla politica, anche nella forma contrattuale. E’ovvio che il sistema di proroga contrattuale, magari di qualche mese come è stato nel caso di Florio ma anche di tutti i direttori generali prorogati rende gli stessi eccessivamente esposti ai voleri della politica, la loro azione vulnerabile mettendo a rischio l’efficacia del loro operato. Solo garantendogli un’autonomia operativa per un congruo periodo di tempo il manager può compiere la missione che la legge gli affida: gestire con efficienza il settore della cosa pubblica che gli è stato affidato. Si tratta di una sentenza che si pone dalla parte dei cittadini e del contribuente, e che come tale anche noi abbiamo commentato. Sia pure a fatica il primato della legge e della trasparenza, grazie anche ai giudici di cui non si può non apprezzare l’affidabilità, si sta facendo strada in un settore sinora troppo esposto ai venti discrezionali della politica come quello della sanità.

Paolo Spina – Presidente della Confcommercio di Campobasso

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