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Terremoti politici

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Il Commissario del Pd: “Niente tessere a D’Ascanio e a quelli del Terzo Polo”. Il Giornale di Berlusconi bacchetta Iorio per gli inciuci con Di Pietro


Secondo il calendario dei Maya la fine del mondo è fissata per il 21 dicembre 2012. In attesa dell’evento giovedì 16 luglio 2009 nel Molise due terremoti politici hanno scosso i pilastri del Pd e del Pdl.

Partiamo dal Partito Democratico. Il neo commissario, l’onorevole Gianpiero Bocci, è arrivato a Isernia per tenere una conferenza stampa insieme al segretario provinciale Marco Amendola e al Consigliere regionale Danilo Leva. All’ordine del giorno il tesseramento in vista del congresso. Pochi giornalisti nella sala riunione della sede di Piazza Trento e Trieste per una conferenza stampa ritenuta da taglio medio e non certo da titolo di apertura. Ma evidentemente i conti vanno fatti con l’Oste. Ed infatti ecco il colpo di scena. Il Commissario Bocci chiarisce che il “Il Partito Democratico non è un albergo, dal quale si entra e si esce a piacimento a seconda delle circostanze”.  Annuncia, quindi, che non verrà rinnovata la tessera a coloro che nelle passate elezioni di giugno si sono candidati oppure hanno sostenuto liste diverse da quelle del Pd. Il riferimento è agli esponenti del Terzo Polo: Gaetano Di Niro, Pierpaolo Nagni eccetera. Ma soprattutto al Presidente della Provincia di Campobasso, Nicola D’Ascanio, per il quale si prospetta un futuro politico fuori dal Pd. Il Commissario Bocci ha parlato di rispetto delle regole, di “riportare la serietà nella politica”. Insomma, si è avverato ciò che molti ipotizzavano. Deputato di area Margherita, quindi vicino a Roberto Ruta, Bocci è arrivato nel Molise non per ricucire gli stappi ma per  cacciare i dissidenti. In questo modo si completa l’operazione “muoia Sansone con tutti i filistei” avviata subito dopo la bocciatura elettorale di Ruta e Massa. Operazione che ha contribuito in modo sostanziale alla sconfitta del centrosinistra al Comune di Campobasso e che, inevitabilmente, porterà D’Ascanio e il Terzo Polo verso Di Pietro. L’ultimo atto sarà l’elezione di Danilo Leva a segretario regionale del Pd. Un premio per “l’ottimo” risultato ottenuto alle provinciali di Isernia?

Ed ora il Pdl. Nella stessa giornata in cui Bocci caccia D’Ascanio & C. dal Pd, “Il Giornale”, quotidiano della famiglia Berlusconi, bacchetta pesantemente Michele Iorio. Lo fa dedicando un’intera pagina (la 9), con richiamo sulla prima, alle manovre dell’Idv. Il titolo è tutto un programma: “Inciuci in Molise, la politica che piace a Tonino”. In apparenza nulla di strano: l’odiato ex Pm strattonato e bastonato dal giornale del Premier. In realtà l’articolo di Filippo Facci attacca soprattutto il Presidente della Giunta Regionale Michele Iorio. Il leader del Pdl Molisano viene messo sul banco degli imputati per i presunti inciuci con Di Pietro. L’articolo ricorda la vicenda della società Autostrade del Molise, parlando di spartizione tra Iorio e Di Pietro. Ed ancora: il  “caso Venafro”, ovvero un sindaco di centrodestra scelto da Iorio e sostenuto anche dall’Italia dei Valori. Infine il giornalista del quotidiano di Berlusconi ricorda che alle elezioni politiche del 2008 il Molise è stata l’unica regione in cui la sinistra ha aumentato i voti. Lasciamo alla lettura del testo integrale dell’articolo tutte le possibili valutazioni. Certo è che lo scritto di Facci rafforza le voci che annunciano la fine del feeling tra Iorio e Berlusconi, rendendo ancora più evidente lo scontro interno al Pdl con l’Eurodeputato Patriciello, sostenuto nell’impresa anche dall’editore Ciarrapico. Viene infine da chiedersi quali nuovi scenari si prospettano. Prende corpo la strana alleanza trasversale tra Iorio e Di Pietro in vista delle prossime elezioni regionali? Chi lavora a Roma contro Iorio? Chi cerca di convincere Berlusconi che è necessario sbarazzarsene?

Il testo integrale dell’articolo di Filippo Facci

Toh, in Molise Di Pietro è alleato con l’odiato Pdl
di Filippo Facci

In Molise, sorta di estesa Ceppaloni di Antonio Di Pietro, accadono cose incredibili che meriterebbero delle precise risposte da parte dei vertici del Popolo della Libertà. Sono cose che da quelle parti sono notorie, ma il resto del Paese le ignora. Prima domanda, subito: è concepibile che ci sia per esempio un’amministrazione, Città di Venafro, in cui il Pdl e l’Italia dei Valori governano insieme? Non per modo di dire: parliamo proprio di sindaco e assessori. Seconda domanda: è normale che la società «Autostrade del Molise» abbia un’esclusiva spartizione di poltrone tra Antonio Di Pietro e Michele Iorio, leader locale del Pdl? La terza domanda è di conseguenza: per quanto ancora sarà consentito che Michele Iorio, rieletto presidente della Regione, si faccia gli affari propri in spregio alla politica nazionale del maggior partito italiano?
Cominciamo da Città di Venafro, allora. È un centro importante della regione anche se è il meno Molisano di tutti: dista una novantina di chilometri da Napoli, è appiccicato alla Campania e di cognome fanno quasi tutti Cotugno. Non me ne vogliano gli abitanti, ma è un posto orribile gestito dal ras politico Nicandro Ottaviano (meriterebbe un libro solo lui, ora comunque è nel partito di Di Pietro) e da quelle parti è normalissimo che i sindaci decadano per incompatibilità ed è normale pure che l’acqua sia gratis (il Comune non riscuote le bollette) ed è acclarato, ancora, che il tasso di abusivismo edilizio farebbe sembrare Alto Adige anche la Calabria. L’operazione politica, alle elezioni amministrative dell’aprile 2008, comunque è stata questa: per far fuori ogni concorrenza interna – questa la principale attività politica di Michele Iorio da lustri interi – il presidente della Regione, Iorio appunto, ha favorito la spaccatura del centrodestra e ha favorito la nascita di «Venafro sarà», un’incredibile lista-minestrone da contrapporre a quella dell’europarlamentare di centrodestra Aldo Patricello. Nella lista di Iorio, che lui personalmente presentò ufficialmente il 27 marzo 2008, si mettevano insieme uomini di Forza Italia, di Alleanza nazionale, dell’Italia dei Valori e altre forze minori: il problema è che Iorio era il leader del futuro Pdl, non di una lista civica da contrapporre ad altri candidati di centrodestra. Risultato: la lista di Iorio ha vinto, ma piuttosto che allearsi con la lista di Patricello, che è uomo di centrodestra con un certo ruolo anche a livello nazionale, ha preferito proseguire il grande abbraccio che in Molise segna i rapporti tra Iorio e Antonio Di Pietro. Ergo: sindaco è diventato Nicandro Cotugno del Pdl che è subentrato così all’ex primo cittadino Vincenzo Cotugno, ineleggibile per una pronuncia giudiziaria; assessore al commercio invece è diventato Adriano Iannaccone dell’Italia dei Valori: presidente del consiglio comunale è infine divenuto Nico Palumbo, dell’Italia dei Valori pure lui. Il grande gelo di Berlusconi nei confronti del Presidente della Regione, Iorio, nasce da qui: ne ha ben dato testimonianza primapaginamolise.it, quotidiano online che da tempo ha rotto ogni equilibrio informativo e ha gettato nel panico politici e amministratori locali. In tutto questo non abbiamo neanche nominato il Partito democratico, che in teoria sin dal 2008 era già apparentato con l’Italia dei Valori ma che Di Pietro stesso ha regolarmente tagliato fuori da tutto: lo spiega bene anche la vicenda della società «Autostrade del Molise». In scia all’allucinazione di costruire appunto un’autostrada da tre miliardi di euro in Molise, infatti, il ministero delle Infrastrutture guidato da Di Pietro spartì col governatore forzista Michele Iorio ogni posto disponibile nell’organigramma: la presidenza e metà consiglio di amministrazione andarono a uomini di Iorio, l’altra metà a uomini di Tonino. È pur vero che Di Pietro, per l’autostrada Brescia-Bergamo-Milano, aveva trovato un accordo temporaneo anche col governatore della Lombardia Roberto Formigoni: la differenza è che in Molise il rapporto con Iorio è stretto e fisiologico e appunto societario, tanto che non si contano, al riparo dalla stampa nazionale, le manifestazioni di reciproco e ormai consolidato elogio. Non fosse una parola inservibile, diremmo che tra i due è in atto un inciucio clamoroso. Ne discendono altre due inquietanti domande. Una, più ingenua, è questa: che coerenza c’è tra il Pdl che governa il Paese e il suo rapportarsi con una forza politica che ogni giorno paventa dittature e fine della democrazia? Non lo chiediamo a Di Pietro, il cui doppiogiochismo conosciamo da una vita: lo chiediamo al Pdl. Anche perché c’è una seconda domanda, poi, che dovrebbe interessare anche i politici di secondo pelo: ci si è accorti di quanti voti il Pdl ha perso per via degli inciuci di Iorio? Forse la memoria latita, ma il Molise è unica regione italiana che alle politiche del 2008 è passata dal centrodestra al centrosinistra per numero di voti; il Presidente della regione, un ex democristiano convinto che in Molise nulla possa cambiare circa i rapporti familistici e di piccola convenienza che spesso hanno governato il consenso da quelle parti, negli ultimi due anni ha badato a fare campagna elettorale molto più contro i concorrenti di centrodestra che contro l’antagonismo della sinistra. E non si può neanche dire che il passato governo Berlusconi avesse trascurato la Regione, visto che portano la sua firma per esempio i decreti sui fondi post terremoto. La struttura del neonato Pdl, forse, potrebbe cominciare a muoversi: perché da raccontare ce ne sarebbero davvero tante altre, nella Ceppaloni di Tonino. (Il Giornale – 16 luglio 2009)

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