Eolico, stop alla legge Berardo
Esplode il dissenso nel centrodestra e manca il numero legale in Consiglio regionale. Marinelli rimette la delega all’Energia. Soddisfatto Petraroia
Al momento di contare i presenti in aula, il Presidente del Consiglio Regionale, Michele Piacciano, ha dovuto prendere atto e comunicare che mancava il numero legale e quindi non si poteva procedere con l’esame della Proposta di legge n. 165.di iniziativa del Consigliere Berardo, concernente: “Nuova disciplina degli insediamenti di produzione d’energia elettrica da fonti rinnovabili nel territorio della Regione Molise”. Questo è ciò che è accaduto oggi (mercoledì 22 luglio 2009) nell’aula del Consiglio Regionale. Un segno evidente del forte malessere che è esploso nella maggioranza di centrodestra. Tanto è vero che anche alla ripresa dei lavori si è verificata la stessa situazione con l’ennesima mancanza del numero legale. Il malessere nella maggioranza era emerso il giorno precedente, quando iniziò il confronto sulla legge 165. Infatti nella seduta di martedì il confronto era stato avviato con la relazione di Adelmo Berardo il quale illustrò il provvedimento con il quale “ la Regione Molise, nell’ottica del perseguimento dello sviluppo sostenibile fissato negli accordi di Kyoto e Johannesburg, si propone lo sfruttamento delle energie rinnovabili nel rispetto di regole regionali predeterminate, compatibili con i vigenti principi informativi della disciplina statale e comunitaria in materia di produzione di energia, con la finalità di consentire la realizzazione di impianti di produzione di energia meno impattanti e più produttivi”, Il relatore sottolineò, inoltre, quali erano le aree che la proposta di legge individua come non idonee all’installazione d’impianti: “parchi e riserve regionali, zona 1 di rilevante interesse dei parchi nazionali istituiti nel territorio della Regione; zone di protezione e conservazione integrale dei Piani Territoriali Paesistici”. Concluso l’intervento di Berardo il primo segnale di malessere della maggioranza emerse con le dichiarazioni dell’Assessore all’Energia, Franco Giorgio Marinelli, nettamente contrario alla proposta di legge. Marinelli chiarì che non era un “no ideologico alla realizzazione degli impianti di produzione elettrica alternativa” che, però, secondo l’assessore, devono essere diversificati e limitati. Il “no” di Marinelli derivava dall’uso eccessivo dell’eolico che rischia di compromettente la vocazione turistica del Molise. L’assessore annunciò anche la volontà di rimettere la delega all’energia. Dopo l’intervento di Marinelli il dibattito in Consiglio regionale consentì di fare venire fuori altre perplessità e dissensi dai banchi della maggioranza e, quindi, al momento del voto i Consiglieri del centrodestra e quelli del centrosinistra abbandonarono l’aula provocando la mancanza del numero legale per proseguire i lavori. Fatto che si è ripetuto ancora una volta oggi.
Lo stop alla Leggere Berardo è stato accolto con grande soddisfazione da Michele Petraroia, Consigliere regionale del Pd, da sempre contrario alla nuova normativa. “Grazie alla mobilitazione delle Associazioni ambientaliste, della Coldiretti e di tanti amministratori si è riusciti a fermare l’approvazione della legge sull’eolico selvaggio – ha commentato Petraroia – Anche oggi nonostante le forzature istituzionali dell’aggiornamento del Consiglio Regionale nell’arco di 24 ore, è mancato il numero legale e non si è potuto procedere ad esaminare il testo. È opportuno dopo le gravissime dichiarazioni in Aula dell’Assessore Marinelli che ha rimesso la delega – conclude Petraroia – che si apra una seria riflessione sulla questione dell’energia (Centrale Nucleare ecc…)”.
L’Associazione Azione 21. “No alla Legge Berardo”
Alla vigilia del dibattito in Consiglio Regionale anche l’associazione Azione 21 si era espressa contro l’approvazione della Legge Berardo. “Lo sviluppo delle energie rinnovabili è necessario per un futuro libero da ricatti energetici e da rischi incontrollati per il clima e l’ambiente del Pianeta e per la società – afferma in una nota Marilena Natilli di Azione 21 – Tuttavia è necessario fermare uno sviluppo selvaggio dell’eolico, l’ultima delle speculazioni territoriali, la più insidiosa rispetto a quelle tradizionali perché dipinta di verde. Le energie rinnovabili dovrebbero essere sottoposte ad una corretta analisi di costi benefici in considerazione del sistema di incentivazione di cui godono in Italia che grava sulle bollette degli utenti. Ciò vale in particolare per l’eolico che costituisce l’opzione più remunerativa per le imprese di energia, visto che, a parità di incentivi, l’investimento necessario per l’installazione di un campo eolico è notevolmente più basso di quello per un impianto fotovoltaico”. Natilli ritiene la Regione Molise aveva normato la materia in modo razionale ed equilibrato con Legge 15/2008 che, però, è stata impugnata dal Governo di fronte alla Corte Costituzionale dietro richiesta presentata da Legambiente, dall’Anev (associazione degli industriali di categoria dell’energia del vento) e dall’Aper (associazione dei produttori di energie rinnovabili”. Pertanto Natilli chiede “perché il consigliere Adelmo Berardo ha presentato una proposta di legge relativa all’energie rinnovabili e nello specifico all’istallazione dei pali eolici? Perché una proposta di legge che riduce notevolmente i margini della regolamentazione in materia? Perché questa proposta, in barba alle numerose riunioni tenutesi con le rappresentanze ambientaliste di tutto il territorio? Perché una proposta che non tiene conto delle numerose proteste di comunità che hanno detto no all’istallazione di pali in aree protette, di valore naturalistico, paesaggistico e storico-archeologico? Il nostro consiglio regionale che è rappresentanza del popolo sovrano, rivolge veramente lo sguardo ai suoi naturali referenti, tiene da conto le istanze delle collettività territoriali, sa mediare armoniosamente tra interesse pubblico e interesse privato? Azione 21 contesta la proposta di legge di Berardo perché ha una direzione inversa alla legge 15/2008. “Sostenere questa legge significa dire si alle multinazionali che fanno business sul nostro territorio – afferma Natilli - In Italia e in particolare nel mezzogiorno, gli impianti eolici sono diventati un affare che attrae grandi aziende . Come mai i crinali di Umbria , Toscana, Liguria veneto, Friuli sono come il tempo li ha modellati nel corso di milioni di anni? È bene precisare che l’energia rinnovabile va sostenuta e implementata – conclude Natilli – ma seguendo regole precise che tengano chiari gli obiettivi dello sviluppo sostenibile e non dello sviluppo degli speculatori. Molte volte le pale sono ferme vi siete chiesti il perché?”.


















in verità i crinali dell’Umbria (assieme a quelli delle Marche) saranno “come il tempo li ha modellati” ancora per poco.
l’affaire riguarda tutto l’Appennino.