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“Governatore, stai sbagliando”

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Paolo Spina (Confcommercio) scrive a Iorio. “Hai delegato ad una nuvola di faccendieri, finanzieri, uomini e donne della comunicazione che gestiscono il potere reale”

Un Governatore che ha delegato “ad una nuvola di faccendieri, finanzieri, uomini e donne della comunicazione” che alla sua ombra “gestiscono il potere reale, fanno affari e perseguono interessi personali a danno dell’intero Molise”. Un Governatore che ha perso l’amicizia di Berlusconi e che viene usato e strumentalizzato da amici cinici. Il quadro che Paolo Spina fa di Michele Iorio, attraverso una lettera aperta estremamente interessante, delinea l’amarezza tipica di chi si sente in qualche misura tradito ma, soprattutto, sancisce un punto di rottura che, in una certa misura, avevamo già registrato e sottolineato leggendo i precedenti interventi del Presidente della Confcommercio di Campobasso. Attenzione: un punto di rottura che riguarda molti imprenditori che, forse, iniziano a prendere coscienza di cosa sta accadendo nel Molise e quale prezzo, sul piano economico, dovranno pagare, ad iniziare dal risanamento dei conti pubblici della sanità. Come sempre lasciamo ai lettori ogni altra valutazione, pubblicando integralmente la lettera.

Caro Governatore,

mi concederai innanzitutto l’utilizzo del tu, perché lontana e risalente nel tempo è la nostra conoscenza e la nostra amicizia. Ti scrivo  questa mia lettera perché credo che sia giunto il momento di parlare con chiarezza, proprio come si deve fare tra due amici di lunga data. Ovviamente rivestendo entrambi ruoli pubblici e dovendo parlare di questioni che a tali ruoli attengono non possiamo discuterne  in privato, ma dobbiamo parlare e confrontarci alla luce del sole, davanti a tutti. Anche perché tu lo hai fatto per primo, o sei stato indotto a farlo in un articolo in cui si riporta un tuo specifico virgolettato apparso su un periodico a modesta, se non modestissima diffusione, che tu hai sempre sostenuto economicamente al contrario del nostro foglio, che forse anche per questo, perché finanziato con il contributo di migliaia di associati, ha una sua autorevolezza. Un periodico diretto da una penna brillante che in gioventù ha fatto battaglie ideali e di principio. L’articolo in questione cerca di ridurre le due principali organizzazioni imprenditoriali molisane (Confcommercio e Assindustria) a soci inerti e passivi, con Presidenti posticci e influenzabili e con i dirigenti, vere anime nere delle organizzazioni, suggeritori di una linea politica a te ostile per partito preso o per motivi personali. A prescindere dalle lampanti inesattezze del pezzo (il riferimento nel caso nostro è, evidentemente, ad un direttore che non è più tale da febbraio scorso) e dalla complessiva senso di sconclusionato nervosismo dello stesso, resta il fatto che ho il dovere, anche di fronte ai soci, di parlare loro e di parlare con te, in modo chiaro e comprensibile. In primis per usare la stessa metafore ittica che usa l’estensore della nota il pesce non potrebbe mai puzzare dalla coda (i dirigenti dell’associazione) per il semplice motivo che la coda non puzza. Quello che puzza in un pesce sono invece le contaminazioni dall’esterno, che si depositano nel corpo. Te lo garantisce un pescatore provetto come il sottoscritto, che non va in mare a fare comodamente pesca d’altura ma che sfida la natura in apnea, in un ambiente ostile dove è il pesce ad essere avvantaggiato. E più il pesce è piccolo, più le contaminazioni sono rilevanti e più aumenta la puzza. La Confcommercio e  l’Assindustria sono organizzazioni grandi, importanti e numerose e pertanto di puzza ne emettono poca, anzi nulla. Mi tocca poi sempre a beneficio dei soci, ma anche tuo, spiegarti che il sottoscritto (che l’articolista ha già deciso resterà alla guida della Confcommercio per molto tempo)  è in regime di prorogatio e sta cercando, nelle more di una complessiva riorganizzazione statutaria finalizzata a maggiore democraticità, di avviare un percorso elettorale, che si auspica concluso, con il rinnovo della dirigenza e della presidenza entro l’anno. Se ci sono altre esperienze che vogliono cimentarsi nella guida della Confcommercio, magari più sensibili al richiamo della politica governativa locale, non hanno null’altro da fare che presentare la loro candidatura. Se i soci vorranno, democraticamente, potranno essere questi soggetti a rappresentare la più grande organizzazione del terziario molisano negli anni a venire. Questo per dirti che per me, come tu ben sai, il potere non è un obiettivo ma tutt’al più un mezzo, o un portato per seguire delle idee, semplici ma che segnano la mia vita da sempre. E tu le conosci fin troppo bene. E’ mia ferma convinzione (che mi ha condotto, una quindicina di anni fa a sostenerti, anche elettoralmente, quando non avevi certo il rilievo politico di oggi), che il potere, esercitato nel solco della democrazia e del consenso debba essere strumentale all’interesse dei cittadini e soprattutto dei più deboli. E questo mi ha portato oggi a difendere una persona onesta, come Sergio Florio che dalla sera alla mattina dopo aver lavorato con lealtà rispetto alla politica, è stato dalla politica scaricato e abbandonato. Questo non è corretto e so che anche tu lo condividi. E noi ed io personalmente  abbiamo trasformato, con la forza dei nostri convincimenti, un San Sebastiano prossimo all’immolazione in una figura  su cui l’intera opinione pubblica ha fatto convergere la propria attenzione e sul cui ruolo ha cominciato ad interrogarsi seriamente. L’altra convinzione è che solo premiando il merito si aumenta la prosperità e il benessere, anche intellettuale, delle persone. Il merito, la bravura è il mio chiodo fisso. Se ad esempio una persona è brava a scrivere, tanto per dirne una, perché non devo valorizzare la sua professionalità, utilizzandola per portare avanti anche mediaticamente il percorso politico che io e la dirigenza Confcommercio riteniamo più giusti? Non per questo, questa professionalità ispira e/o suggerisce, novello Richelieu, quanto viene detto o scritto. D’altronde credo che anche tu i comunicati stampa te li faccia scrivere da qualcuno. Che poi noi abbiamo individuato qualcuno di ottime capacità, beh, credo sia una nota di merito non certo di demerito. Tu sai poi, perché te l’ho detto molte volte, che io non sono una persona politicamente fedele, anticamere del mercenario, ma sono invece una persona politicamente leale. Questo mi porta ad esempio ad essere ancora tuo amico, anche se credo che tu, in più di un’occasione, stia sbagliando. E stai sbagliando, caro Governatore, nemmeno per le tue leggerezze personali e per una negativa tendenza al nepotismo che è di tutti i potenti, che ora, in questo particolare momento politico si è rivelata un boomerang. Tu stai sbagliando, a mio avviso, perché non fai più politica, avendo delegato, o avendo tollerato la delega del potere ad una nuvola di faccendieri, finanzieri, uomini e donne della comunicazione che alla tua ombra gestiscono il potere reale, fanno affari e perseguono interessi personali a danno dell’intero Molise. Ti conosco e  se errori hai commesso sono stati errori indotti, forse in qualche caso anche studiati per indebolirti e in qualche modo per metterti sotto pressione. Questa è la colpa più grande che ti ascrivo. Tu sei un uomo dalle grandi qualità umane e politiche, e io non negherò mai questo, ma oggi serve un tuo scatto di orgoglio perché le cose non vanno bene. Ci rimproveri di non giudicare positivamente alcune mosse che il tuo Governo sta facendo, come i salvataggi industriali dello Zuccherificio e della Solagrital (nel cui Cda, non si bene in base a quali meriti, siede il figlio dell’editore del foglio di cui sopra). Ma come facciamo ad essere d’accordo, come imprenditore e non come dirigenti di associazione, per operazioni che hanno comportato solo un colossale consumo di risorse e soldi pubblici e che in cambio hanno portato il nulla? Lo Zuccherificio è di nuovo in difficoltà, mentre per Solagrital sappiamo solo di alcune assunzioni ma senza alcuna visibilità industriale. Non c’è bisogno caro Governatore di un direttore di associazione sobillante per dire no a queste politiche di spesa di soldi pubblici senza futuro. Faresti solo torto alla mia intelligenza e alla mia persona, che so essere da te stimata. Sulla sanità, poi, la mia battaglia  personale come imprenditore che non vuole pagare il conto di una gestione scellerata delle cure sanitarie è diventata la battaglia di tanti perché le cose anche qui non vanno bene e il commissariamento, una misura dura e necessaria ne è la riprova più profonda. Non chiedermi poi  di plaudire a soluzioni assurde, come l’ospedale in project financing di Macchia d’Isernia, che solo una persona interessata, ma davvero  molto interessata, potrebbe definire “geniale”. Quella che io chiamo l’incredibile credibilità di cui oggi gode Confcommercio è frutto proprio del non  tollerare compromessi, di non scendere a patti con gli interessi di pochi, di dire pane al pane e vino al vino anche se questo comporta verità sgradevoli e soprattutto di non essere al soldo di nessuno. Una credibilità che anche la Confcommercio nazionale a Roma come a Milano ci riconosce, avendo sposato appieno nostre battaglie anche in occasioni delle recenti elezioni amministrative, perché condivide la nostra trasparenza e la nostra idea di partecipazione alla cosa pubblica. Un’idea che anche  tu ben conosci, come quando io ed alcuni amici radicali (Donato de Renzis, Tonino Marchitelli) ti abbiamo preso sottobraccio e fatto conoscere a Campobasso perché credevamo in te, nella freschezza della tua proposta politica, nel fatto che bisognava rompere quel  muro che il potere dell’epoca, tutto spostato a Termoli, aveva costruito. Noi siamo sempre quelli, caro Governatore, non siamo certo cambiati. La nostra indipendenza di giudizio è lì, perché ci abbiamo costruito una vita sopra. Non voglio, poi, entrare nelle questioni dell’altra associazione, rea di ledere gli interessi del gruppo di potere che si fa scudo di te, ma voglio pormi comunque una domanda. Perché capitani di lungo e vittorioso corso imprenditoriale, osannati dalla politica e dai suoi strumentali organi di informazione non vengono eletti, per acclamazione oserei dire, dall’Assindustria? Forse perché l’osanna dei politici e dei soldi pubblici non è grandezza commisurabile con chi deve lavorare invece con i soldi propri e con le difficoltà del mercato? O è solo colpa di un direttore malevolo? Caro Governatore, io spero che quello che ti ho sin qui detto sia da te condiviso. Oggi però ti chiedo di agire, anzi di reagire e te lo chiedo pubblicamente. Ti chiedo di fidarti del consiglio di persone disinteressate, come chi ti scrive, e di buttare fuori dal tempio questa congrega di mercanti e di sanguisughe che ti circonda. Gente che il merito non sa neanche dove sta di casa, ma conosce invece bene l’arte della persuasione interessata, dell’affettuosità che dissimula, della lusinga finalizzata. Gente che sa maneggiare a menadito  il potere della diceria e della malalingua ben soppesata. Gente che, caro Michele, ti sta usando in modo cinico, ti sta strumentalizzando e che dice di noi quello che stanno facendo proprio a te, per perseguire   i propri fini e i propri scopi venali e mondani. Grazie a loro hai perso l’amicizia di Berlusconi, anche perché mentre i tuoi amici ti hanno distratto in ogni modo, Roma seguiva attentamente tutto quello che noi avevamo detto e scritto, invitandoti ad agire. E Roma e Berlusconi ne hanno  tratto le dovute conclusioni, considerata anche la loro diversa caratura rispetto al panorama politico locale e vista la tua ostinata inerzia. Attento allora a non perdere anche  l’amicizia e la stima dei molisani, che ancora c’è. Ritira la delega a persone che hanno ampiamente dimostrato di non meritarla e ritirala subito, perché so quanto il Molise e i suoi abitanti ti stiano a cuore. Spero solo che queste  mie parole ti possano aiutare in decisioni che, conoscendoti, so essere difficili ma oggi indispensabili. In attesa allora di buone nuove, con l’amicizia e la stima di sempre,

 

Paolo Spina – Presidente Confcommercio di Campobasso

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