Consiglio regionale. Approvata la legge Berardo
No dell’opposizione e astensione di Tamburro. Unanimità per la SanStefAr. Appello di Petraroia. Prc contrario al nucleare
Con i voti della maggioranza, l’astensione di Tamburro e il no dell’opposizione di centro sinistra, il Consiglio regionale del Molise ha approvato la legge numero 165 d’iniziativa del Consigliere Adelmo Berardo, ovvero la “Nuova disciplina degli insediamenti degli impianti di produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili nel territorio della Regione Molise”. Si è quindi concluso un percorso tormentato nel corso del quale la maggioranza si è spaccata e l’Assessore Franco Giorgio Marinelli ha rimesso la delega all’energia nelle mani del Presidente della Giunta Regionale, Michele Iorio in aperta polemica con la nuova normativa. L’opposizione ha tentato tutte le strade per fare ostruzionismo e bloccare l’approvazione della legge, dopo avere espresso un giudizio estremamente negative, ritenendo la legge troppo permissiva rispetto alla realizzazione di nuovi parchi eolici, tenendo conto che nel Molise sono già installati impianti di altro tipo e la produzione di energia va oltre il soddisfacimento del fabbisogno regionale. “Lo sviluppo selvaggio d’impianti di produzione d’energia elettrica – hanno sottolineato i consiglieri dei gruppi d’opposizione - scarificherebbe il settore agricolo e quello turistico, vera potenzialità di crescita del Molise”.
I Consiglieri Massimiliano Scarabeo e Quintino Pallante, della maggioranza, sono invece intervenuti sostenendo la bontà della legge, “equilibrata e finalizzata alla produzione di una quota d’energia – hanno sottolineato – secondo i parametri individuati dai protocolli internazionali e programmi nazionali”. Il Presidente della Giunta regionale Michele Iorio ha concluso il dibattito affermando di essere tornato in Consiglio non per tutelare chissà quali interessi ma per consentire alla maggioranza di superare le difficoltà incontrate e questo non può essere motivo di meraviglia. Iorio ha invitato l’opposizione ad assumersi le responsabilità che le competono, senza fare allarmismi, informandosi sulla proposta di legge com’era possibile visto che la sua elaborazione è iniziata fin da quando il Governo ha impugnato dinanzi alla Corte Costituzionale la precedente legge in materia. Infine Iorio ha invitato l’opposizione a superare una specie di pregiudizio che nutre sull’eolico e le fonti energetiche affrontando con serenità i provvedimenti del settore.
Unanimità per salvare la SanStefAr
Il Consiglio Regionale ha anche esaminato e approvato all’unanimità la Proposta di legge regionale n. 176, d’iniziativa della Giunta regionale, concernente: “Modifiche alla L.R. n. 18 del 24/6/2008: norme regionali in materia di autorizzazione alla realizzazione di strutture ed all’esercizio di attività sanitarie e socio-sanitarie, accreditamento istituzionale e accordi contrattuali delle strutture sanitarie e socio-sanitarie pubbliche e private”. Il relatore Vincenzo Bizzarro, ricordando che la proposta è stata stimolata dalla volontà di dare risposta al problema dei lavoratori della SanStefAr , lasciati senza stipendio e nella precarietà dalla crisi della struttura sanitaria privata, ha sottolineato che la legge “vuole prevenire situazioni in cui lavoratori e servizi cadano nelle mani di aziende che non hanno solidità economica e capacità gestionali”. L’iniziativa della Giunta ha trovato il sostegno dell’opposizione ed il Consigliere Pardo Antonio D’Alete ha sottolineato che sono numerosi i casi come quelli della SanStefAr e quindi occorre ancora lavorare per risolvere altri problemi, in particolare è necessario rendere rapido il trasferimento dei fondi dalle aziende sanitarie pubbliche ai gestori dei servizi e rivedere il sistema degli appalti al massimo ribasso che, a dire di D’Alete, aprono la strada ad aziende inaffidabili
Il dibattito sull’energia.
Petraroia: “Appello in difesa della nostra terra, possiamo ancora salvarla”
“Raramente dall’inizio della legislatura un provvedimento è stato definito così rapidamente e senza alcuna audizione con associazioni, sindacati e imprese”. Così Michele Petraroia, consigliere regionale del Pd, sottolinea i tempi strettissimi che hanno portato, nel giro di qualche mese, la legge Berardo ad essere licenziata nella Commissione Ambiente e poi approvata nell’Assemblea di palazzo Moffa. “La resistenza opposta dalle organizzazioni agricole e degli ambientalisti è stata preziosa per ottenere l’approvazione di alcuni emendamenti che hanno limitato i danni senza riuscire a correggere l’impianto della legge – afferma Petraroia - La minoranza in Consiglio Regionale ha retto l’urto di uno scontro aspro con compattezza e determinazione ricorrendo a tutti gli strumenti statutari disponibili. Alla fine hanno vinto le Multinazionali del Vento che potranno disporre a proprio piacimento della nostra terra. Le gravi dichiarazioni dell’Assessore Marinelli finite all’attenzione della Magistratura – prosegue Petraroia – non hanno fermato una Maggioranza militarizzata dal Presidente Iorio che ha seguito i lavori fino al varo della legge avvenuta a notte inoltrata. Non si è compreso perché la Regione Molise non si è costituita a difesa della legge 15/2008 davanti la Corte Costituzionale né perché non si è voluto attendere il pronunciamento della Consulta prima di tornare sull’articolato e sulle linee guida. Non si è capito perché una Regione alle prese con gravi problemi sociali, vertenze aperte e difficoltà crescenti nel settore sanitario si sia bloccata per giorni su un tema quale l’eolico che nessuno sollevava tranne gli imprenditori direttamente interessati. Chi ha voluto rendere vana la sentenza della Corte Costituzionale ? Cosa si nasconde dietro questo provvedimento ? A chi giova un Molise disseminato da migliaia di torri alte 120 metri ? Chi ci guadagna in questa scelta viste le proteste inascoltate dei coltivatori diretti ? Perché il Molise deve essere sacrificato sull’altare del profitto che realizzeranno società campane o milanesi senza alcun ritorno occupazionale significativo?”. Su questi temi Petraroia annuncia che continuerà la mobilitazione, invitando tutte le forze sociali, culturali e economiche locali a intensificare la lotta contro la legge Berardo. “Se il Molise si ribella la legge possiamo cancellarla, riscriverla o abrogarla – conclude il Consigliere del Pd – . Diamoci da fare non fermiamoci con le petizioni, i ricorsi, gli esposti, le assemblee popolari e le manifestazioni perché con un sussulto di orgoglio possiamo riprenderci in mano il futuro della nostra terra!”.
Il no del Prc al nucleare nel Molise
L’approvazione della legge Berardo accende il dibattito sul tema dell’energia. Sullo sfondo non solo il rischio di vedere devastato il territorio da una serie di parchi eolici ma anche la possibilità di vedere realizzata, tra Termoli e Campomarino, una delle centrali nucleari previste nel piano del Governo Berlusconi, attraverso la Legge Scajola. Su questo punto si esprime il Partito della Rifondazione Comunista che in una nota di Antonello Manocchio annuncia la propria netta opposizione. “Il Governo vuole introdurre il nucleare ad ogni costo – afferma il dirigente regionale del Prc - imponendolo alle popolazioni e ai Comuni, con una legge che prevede una gestione autoritaria delle procedure, militarizzando la localizzazione delle strutture nucleari, costituendo un’Agenzia per la Sicurezza sotto il suo stretto controllo politico e quindi mettendola nell’impossibilità di tutelare la salute e l’ambiente con la necessaria indipendenza. Non si tratta solo di contrastare l’ipotesi sciagurata di installazione di una centrale nucleare in Molise, in un territorio peraltro già a rischio e che ha pagato prezzi altissimi sull’altare di uno sviluppo economico insensato e innaturale, ma si tratta respingere globalmente l’idea di reintrodurre l’energia atomica nel nostro Paese. La popolazione italiana aveva già democraticamente respinto, attraverso un referendum nazionale del 1987, la produzione di energia nucleare nel nostro Paese – afferma ancora Manocchio – Non esiste alcun Comune in Italia che gradirebbe l’installazione di un “mostro” atomico sul proprio territorio, tant’è che prevedono di imporlo con l’invio di militari”. A dire del Prc “non è vero che il nucleare sarà l’energia del futuro e che non esistono alternative, perché non è vero che è economicamente competitivo e che serve a ridurre le emissioni di gas serra”. Secondo Rifondazione Comunista un ritorno al nucleare è scientificamente inconsistente, molto costoso e poco sicuro, soprattutto pericolosissimo. “Peraltro, le riserve di Uranio sono in via di esaurimento e il gravissimo problema delle scorie è praticamente irrisolvibile – prosegue Manocchio- Non è un caso che molte centrali europee sono in dismissione. Serve dunque una mobilitazione attiva: che parta dai territori e dai cittadini molisani, che coinvolga sindaci, associazioni e movimenti sociali, che lanci una campagna di massa per il rispetto della democrazia e della salute dei cittadini, per promuovere una politica energetica che si fondi sulle rinnovabili, energie pulite da cui potranno scaturire anche nuove possibilità occupazionali. Il PRC molisano – conclude Manocchio – metterà in campo ed è disponibile a sostenere, con forza e attivamente, qualsiasi iniziativa atta a contrastare la sciagurata ipotesi di introdurre l’energia nucleare, a Termoli come in tutto il territorio nazionale”.

















