“Unità di strada contro lo spaccio della droga”
La richiesta di Giovanni Muccio al Commissario della sanità. “Vanno istituite nelle principali città”. Ma Iorio dovrà occuparsi del deficit
Unità di strada contro lo spaccio di sostanze stupefacenti. Questa la proposta avanzata da Giovanni Muccio, presidente il Movimento Regionale del Guerriero Sannita. Secondo Muccio le unità di strada dovrebbero essere istituite da Michele Iorio, in qualità di Commissario della sanità, nei centri più grandi del Molise (Campobasso, Isernia e Termoli). Sempre secondo Muccio gli operatori delle unità, “così come avviene in altre realtà d’Italia, dovranno: prendere contatto con i tossicodipendenti di strada, favorendo un approccio il più diretto possibile e riducendo il cosiddetto fenomeno del sommerso, con particolare attenzione a problematiche e comportamenti a rischio dei minori; fornire informazioni mirate alla riduzione del danno che l’assunzione può provocare; facilitare e favorire il contatto con i servizi pubblici per la tossicodipendenza e i servizi sanitari, in particolare i presidi preposti all’accertamento dello stato sierologico, il counselling e la cura del’infezione da HIV; favorire e sviluppare la riacquisizione da parte delle persone tossicodipendenti di consapevolezza e di un atteggiamento costruttivo nei confronti della propria persona e del proprio futuro; sviluppare una cultura sul problema, riducendo pregiudizi di varia natura, al fine di consolidare atteggiamenti di tolleranza, responsabilizzazione e solidarietà”.
Il Movimento Regionale del Guerriero Sannita ritiene che le azioni delle unità di strada dovranno espletarsi con l’utilizzo di un mezzo attrezzato, con soste in orari e giorni stabiliti in un luogo concordato in presenza degli operatori.
“Si dovrà provvedere alla distribuzione di profilattici, siringhe monouso, salviettine, acqua distillata, kit salvavita e generi di conforto – afferma Muccio - Inoltre, “Le unità di strada” dovranno farsi carico della fornitura di materiale informativo riguardante prevenzione/trasmissione dell’HIV e malattie sessualmente trasmissibili e della fornitura di materiale igienico sanitario, con particolare attenzione allo scambio delle siringhe usate”. Secondo Muccio “Le Unità di strada” dovranno essere punti molto avanzati di osservazione del fenomeno, ma anche ambiti in cui realizzare specifiche interazioni con gli utenti. “L’obiettivo è quello di ricercare il contatto con i tossicodipendenti, le loro famigli e i cittadini – conclude Muccio- attraverso l’acquisizione di una lettura delle caratteristiche del fenomeno su scala regionale, per accrescere le loro conoscenze, informarli sui rischi, promuovere consapevolezza e stili di consumo meno dannosi, contenere i disagi, facilitare i contatti con la rete dei servizi”.
La nota
Altro che unità di strada. Michele Iorio, in qualità di Commissario della sanità, dovrà occuparsi di coprire un deficit di bilancio pari, per il solo 2008, a 90 milioni di euro. Dovrà tagliare almeno due ospedali, aumentare i ticket anche per i molisani più poveri. Dovrà ridurre i servizi e ridisegnare l’intero sistema sanitario regionale. Altro che unità di strade. Lo spaccio di sostanze stupefacenti nel Molise è un problema enorme perché coinvolge tantissimi giovani che sono anche tossicodipendenti. Istituzionalmente le unità di strada già ci sono e si chiamano Sert. Dovevano essere potenziati ed invece, gradualmente, si sono visti ridurre i finanziamenti regionali. Soldi dirottati per creare unità operative doppione negli ospedali per soddisfare gli amici. Una politica che nella sanità ha alimentato un deficit complessivo del bilancio pari a circa 700 milioni di euro. Altro che “unità di strade”.


















In riferimento alla nota posta a margine del mio intervento, mi meraviglia il fatto che si confondano le unità di strada con i Sert.
Basta considerare altre realtà d’Italia, in cui già sono state istituite le unità di strada, per comprendere la differenza tra le stesse e i Sert.
Sono convinto che i cittadini molisani, che devono farsi economicamente carico delle molteplici disfunzioni della sanità regionale, non si tirerebbero indietro per un servizio che venga ulteriormente incontro alla difficile situazione dei tossicodipendenti, delle loro famiglie e dei semplici cittadini che hanno una sempre maggiore sete di conoscenza riguardo il problema della tossicodipendenza.
E poi, basterebbe tagliare qualche consulenza (ce ne sono tante in una piccola regione quale il Molise) per istituire le suddette unità di strada.
La mia, comunque, è semplicemnete una proposta, come le tante che ho sempre cercato di portare, con la massima obiettività e onestà intellettuale, all’attenzione di chi ci governa, nella convinzione che un piccolo popolo (numericamente parlando) quale il nostro dovrebbe vivere in una condizione migliore dal punto di vista sociale.
Siamo stanchi, avviliti e mortificati a causa di questa politica del dire e non del fare.
Il Guerriero Sannita
G.MUCCIO
Egregio Muccio,
comprendo lo spirito della proposta. Ciò che non riesco proprio a capire è perchè bisogna caricare sulle spalle dei cittadini compiti che dovrebbero essere svolti dalle Istituzioni e nel caso specifico della diffusione delle droghe dai Sert. Perchè i cittadini che pagano le tasse devono caricarsi sulle spalle la sicurezza, l’assistenza sociale e quella ai tossicodipendenti? Per affrontare questi problemi complessi servono specialisti, professionisti del settore, gente che è stata formata per garantire la sicurezza, per assistere, per parlare ai giovani che fanno uso di droghe. Questo spontaneismo, figlio di buona volontà ma anche di dillettantismo, alimenta confunsione e non risolve i problemi. Questo spontaneismo, derivato da una certa politica Leghista (vedi le ronde), alimenta ulteriore insicurezza.
Francesco Casale
Caro Casale, mi dispiace che il dibattito si sviluppi solo tra me e te.
Ci conosciamo da decenni e sai il mio impegno in tutti i settori del sociale.
Permettimi alcune note:
-Credo che bisogna innanzitutto uscire dall’idea che la tossicodipendenza sia un problema personale, un mondo privato che ciascuno sceglie. Al contrario, la tossicodipendenza è un problema che riguarda tutti. Ciò che accade in una famiglia in cui esiste il problema della droga non è senza riflesso per tutti gli altri che vivono in una comunità territoriale. I problemi di una famiglia sono anche dell’intera comunità circostante. Solo le società che mantengono ferma questa verità e quindi si preoccupano del prossimo, sono capaci di affrontare le sfide e sopravvivere.
-Le figure professionali cui tu fai riferimento esistono, dovrebbero solo espletare la loro attività in particolari momenti della giornata in mezzo alla streda.
-Le unità di strada sono attive in regioni quali Toscana, Emilia-Romagna, Umbria… e non mi sembrano realtà dove vige “lo spontaneismo, derivato da una certa politica Leghista”.
-Quanto al “dilettantismo”, ma se non conosci la differenza tra unità di strada e Sert…
Credo che il nostro dibattito sia sterile: non risolve il problema che altri dovrebbero affrontare.
Caro Muccio,
condivido l’inutilità di un dibattito tra noi due. Qui, però, non è in discussione il tuo impegno nel sociale ma il rischio di vedere passare un messaggio che, a mio parere, è assolutamente sbagliato. Ovvero, l’idea che lì dove non riesce l’Istituzione debba intervenire lo spontaneismo dei cittadini. Non è così che funziona. I cittadini pagano le tasse per avere servizi che funzionano (tra questi anche i Sert)e quando ci sono carenze si manda a casa chi dimostra di essere incapace. Il resto, caro Muccio, è demagogia pura e con la demagogia forse si conquista qualche voto in più ma non si risolvono i problemi. Permettimi anche di dirti che è ben chiaro a tutti il dramma della tossicodipendenza. E’ chiaro il dramma vissuto dalle famiglie. E’ chiaro anche il costo che una società paga alla diffusione delle droghe. Non ci sono lezioni da fare né si tratta di mettere in campo un copiaincolla preso da altre realtà regionali dove le politiche sociali sono efficienti e dove il volontariato si esplica anche in esperienze come le unità di strada. Ma siamo pur sempre nello spontaneismo figlio, invetitabilmente, del dilettantismo. Personalmente allo spontaneismo popolare preferisco la professionalità dei medici e degli assistenti sociali. Ognuno faccia bene il proprio lavoro. Basterebbe per una vera “rivoluzione”.
Francesco Casale
Caro Casale,
finalmente stiamo dicendo la stessa cosa. Le unità di strada non si improntano sullo spontaneismo, ma sulla presenza di figure professionali.
Ma se non ci fossimo noi, semplici cittadini e/o associazioni, a denunciare certe mancanze, chi dovrebbe farlo? Proporre possibili soluzioni per un problema sociale, bada bene, non è demagogia. La demagogia è l’arte dei politicanti e io non sono un politicante. Io faccio un altro mestiere.
…Quante volte ti è capitato di non condividere i comunicati stampa del potere politico? Ti prego di iniziare a corredare anche questi di note. Magari ognuno farebbe bene il proprio lavoro…
E con questo ho chiuso.
Ciao