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Piano casa, Legautonomia svela il bluff del Governo

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Giovannelli: “Meno soldi di quelli che già c’erano”.  Poleggi: “Diamo una svolta per la riqualificazione del patrimonio edilizio”

“Il governo si fa bello con soldi non suoi”. Questa la dichiarazione del presidente di Legautonomie Oriano Giovanelli commentando il decreto varato dal Governo che prevede la costruzione nei prossimi 5 anni di 100mila alloggi da destinare alle fasce più deboli con uno stanziamento iniziale di 200mln d’euro. “Evidentemente – ha proseguito Giovanelli – il governo non ricorda che le risorse erano già state messe a disposizione dal precedente governo Prodi, ed erano 550 i milioni disponibili per il piano di edilizia economica e popolare. Le regioni avevano già deciso la ripartizione dei fondi e stavano partendo i cantieri, quando Tremonti li ha congelati per destinarli ad altri scopi. È più di un anno che regioni ed enti locali chiedono inascoltati la restituzione di quei 550 mln per far decollare il’piano d’edilizia pubblica’ e per sostenere le attività economiche nei territori. Dopo aver perso tutto questo tempo, il governo ora mette in campo solo 200 milioni”.
Per Filippo Poleggi, componente del Coordinamento federale di Legautonomie ancora una volta si fa tanto rumore per nulla.  “Servono maggiori risorse per sostenere gli affitti per le fasce più deboli e per le case popolari – ha dichiarato Poleggi – Inoltre, occorre riaffermare il primato della legislazione regionale e del governo del territorio da parte dei comuni per favorire la ripresa delle costruzioni nei territori, agevolando così i piccoli ampliamenti con procedure semplificate e tutelando il paesaggio e il patrimonio storico artistico”. Legautonomie continuerà a proporre anche un grande intervento, un vero piano casa per il Paese, per rottamare e ricostruire l’edilizia di pessima qualità. “Non parliamo di quella fraudolenta di cui deve occuparsi la magistratura ma di quella realizzata nel dopoguerra con scarsità di mezzi e sotto la spinta dell’emergenza – afferma Poleggi -  Sarebbe poi opportuno sostenere gli interventi di verifica e messa in sicurezza consentendo piccoli interventi d’adeguamento”.
A dire di Poleggi in questo modo si risponderebbe all’esigenza fondamentale di mettere in sicurezza il patrimonio edilizio di un paese che per sua conformazione geologica, per imprevidenza, scempio del territorio è quasi interamente minacciato dagli eventi catastrofici di vario genere, sempre più frequenti anche per il cambiamento climatico. “Si potrebbe incentivare gli interventi consentendo limitati aumenti di volumetrie per documentate e verificate esigenze di adeguamento – conclude Poleggi -  fermando l’urbanizzazione e l’edificazione senza limiti che ha ridotto il rapporto territorio urbanizzato-territorio libero che gli scienziati ritengano debba essere un terzo – due terzi per le esigenze vitali e che in Italia è esattamente invertito ”.

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