“Lavoro, sanità, nucleare e scuola: quattro sfide”
Gianni Montesano, segretario regionale del Pdci, delinea le priorità per i Comunisti Italiani e la sinistra Molisana
Riceviamo e pubblichiamo
Lavoro, sanità, nucleare e scuola, queste sono quattro grandi emergenze con cui i molisani si troveranno a fare i conti alla fine delle vacanze. La crisi economica non accenna ad allentarsi nonostante l’ottimismo di facciata che il governo nazione, scimmiottato da quello regionale, continua a spargere. La possibilità di interventi strutturali è inesistente. La manovra sui fondi FAS non è altro che l’ennesimo maquillage, consiste nell’utilizzo di capitoli di bilancio già disponibili e il tentativo di destinarli a determinate opere anziché altre. Ci sarà da vedere dove andranno questi soldi. Nel Molise, se qualcosa arriverà, sarà solo per foraggiare il progetto faraonico dell’enorme giro di consulenze che ruota attorno al progetto dell’autostrada (che resterà sulla carta); in seconda posizione c’è lo studio di fattibilità per la centrale nucleare. Pochi spiccioli per gli ammortizzatori sociali, pochi spiccioli per le decine di aziende che in Molise, e in particolare nel basso Molise, continuano ad essere in difficoltà e ad usare dosi massicce di cassa integrazione. Il punto è che il governo non ha alcuna intenzione di intervenire sulla redistribuzione del reddito, e quindi sull’aumento degli stipendi e dei salari. Così come non ha alcuna intenzione di intervenire sull’evasione reale che è in crescita esponenziale.
Il governatore Michele Iorio potrà dispensare un po’ di prebende a pioggia per alcune aziende, ma sarà l’equivalente dei fuochi fatui perché il grosso della spesa molisana ve in ben altra direzione, come ha dimostrato la vicenda della ricostruzione post terremoto.
Intanto Iorio è commissario straordinario alla sanità. Il danno e la beffa. Il responsabile politico del dissesto finanziario della sanità regionale è al tempo stesso il controllore e il risanatore di se stesso. Un aggrovigliamento di ruoli e funzioni che solo in un paese a sovranità limitata come il nostro può essere ammesso. Controllore e controllato, dissestatore e risanatore allo stesso tempo. L’epigono del conflitto di interessi e dei paradossi della politica berlusconiana che non concepisce equilibri e bilanciamenti nel suo sistema di potere dove vige una personalizzazione estrema che si sta replicando in tutte le regioni governate del centrodestra (e non solo).
Intanto i cittadini molisani pagheranno tiket più salati ed avranno un servizio sanitario ancora più scadente. Intanto i lavoratori della sanità vedono tagliati posti di lavoro e intere strutture saranno chiuse come a Larino e Venafro. Allo stesso tempo si ha la faccia tosta di proporre la costruzione di un nuovo ospedale a metà strada fra Venafro e Isernia “per risparmiare chiudendo gli altri due”, una proposta che fa a pugni prima con la logica e poi con il buon senso. Immaginiamo che venisse approvata una stupidaggine del genere. Verrebbero spesi milioni di euro per decine di anni per costruire la nuova struttura, nel frattempo le altre due continuerebbero ad accumulare debiti perché “tanto poi ci saranno i risparmi”; un leccornia per gli appalti, un disastro per la sanità regionale.
Come se non bastasse il basso Molise potrebbe essere uno dei siti su cui costruire le nuove, ma molto vecchie, centrali nucleari volute dai sogni di grandeur di Berlusconi. Avevamo messo in guardia su questo pericolo quando si discuteva sulla finalità d’uso del Cosib di Larino, siamo stati tacciati di “terrorismo psicologico” ma avevamo visto giusto. Il basso Molise è sotto osservazione perché potrebbe ospitare uno dei primi nuovi siti nucleari o, in alternativa, il sito di stoccaggio delle scorie. Il nucleare italiano nasce vecchio e pericoloso, ma alcuni affaristi molisani non vedono l’ora di lanciarsi nella nuova impresa con un bella catena di subappalti.
Infine la scuola (tralasciano per spazio tante altre questioni di pari importanza). A settembre i tagli della Gelmini cominceranno ad essere operativi anche in Molise. I precari resteranno precari o disoccupati nell’inerzia delle istituzioni regionali. Le classi cresceranno di numero per effetto dell’accorpamento, mentre tante altre scuole delle zone interne saranno costrette a chiudere oppure ad aumentare le pluriclassi sempre in nome della “razionalizzazione”gelminiana. Strumenti e servizi per la didattica manco a parlarne: “bisogna risparmiare” – dicono al ministero. Al contempo anche l’Università del Molise, con tutti i suoi difetti e le sue anomalie, si troverà con una drastica diminuzione dei fondi.
Insomma il Molise si troverà ad affrontare un autunno impegnativo, come nel resto d’Italia. A fronte di tale situazione i comunisti e la sinistra non possono restare a guardarsi l’ombelico, a discettare su chi sia il più “puro” dei puri, su chi è “doc” e chi non lo è, oppure a cercare posizionamenti che servono solo alle carriere personali come nella classica tradizione della peggiore politica di palazzo. Occorre andare avanti con il processo di riaggregazione a sinistra, non per mettere in piedi uno sterile contenitore politico, ma perché occorre ricreare una massa critica che sia in grado di gestire e sviluppare conflitti e vertenzialità. Pdci, Rifondazione, socialisti di sinistra e quanti si sentono comunisti e di sinistra senza partito e senza etichette dovrebbero valorizzare – usando le parole del segretario nazionale di Rifondazione Paolo Ferrero – quel 95% di cose che li unisce mettendo da parte quel 5% che divide. Il processo di costruzione della federazione dei comunisti e della sinistra può e deve procedere dal basso, per gradi, aperto, il più aperto possibile. Senza forzature, rispettando le diverse identità. La federazione è una eccezionale occasione di ricomposizione e ripresa delle battaglie politiche per invertire la tendenza che ci ha visto troppo spesso scollati dal territorio e dalla nostra gente. E’ un’occasione per riprendere una prospettiva di cambiamento di trasformazione, per evitare che lo scontento prenda la strada facile del populismo a buon mercato, magari riverniciato di antipolitica, oppure che la crisi sociale spinga tanta gente a cercare protezione sotto l’ombrello sempre più grande delle clientele che, in Molise, sono più radicate che mai. La federazione può essere un’occasione importante, sta a noi non sprecarla.
Gianni Montesano, segretario regionale Comunisti italiani

















