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“Istituzioni gestite come orticelli privati”

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Protesta Franco Valente. La Soprintendenza vieta a 400 persone di vedere la Venere nel Museo di S. Chiara di Venafro durante la conferenza dell’Architetto


L’assenza del “pezzo di carta”, cioè dell’autorizzazione scritta, consente alla burocrazia di Stato di impedire a 400 persone di vedere la Venere nel museo di Santa Chiara a Venafro, abitualmente vuoto. E’ accaduto  in occasione della conferenza dell’Architetto Franco Valente, il quale, nella nota che pubblichiamo, racconta l’incredibile vicenda definendola “una offesa al comune senso del pudore….”.

Mi sono scocciato di essere educato nei confronti di una genìa di persone burocraticamente maleducate. Mentre le Soprintendenze prolificano nel Molise come i funghi, i Beni Culturali sono allo sfascio totale. Milioni di euro sprecati mensilmente per mantenere un carrozzone che fa acqua da tutte le parti. I Soprintendenti ed i Direttori Regionali sono come i Padri Guardiani dei Cappuccini: stanno un paio di anni, creano un casino indescrivibile su piano gestionale e poi cambiano sede. Al contrario le truppe cammellate dei boiardini locali (quasi tutti figli della famigerata legge DueOttoCinque) sono inchiodati al loro posto a gestire l’istituzione come se fosse un orticello privato. Boiardi senza attributi per una gestione fallimentare in cui la pletora di boiardini fanno il bello ed il cattivo tempo. Ma perché non le chiudono queste Soprintendenza che servono solo a tenere una pletora di stipendiati improduttivi? Un esempio clamoroso di sperpero di denaro pubblico è il museo di S. Chiara di Venafro dove l’apertura e la chiusura del portone costa 30 mila euro al mese!!!
Santa Chiara è il museo meno visitato d’Italia grazie alla politica sconsiderata dell’apparato periferico di questo Ministero nel quale non riuscirete a capire mai chi comanda e chi prende le decisioni. Quest’anno sembrava che vi fosse un momento di rinsavimento con alcune iniziative di apertura dei monumenti ad un pubblico un po’ più vasto. Come un cretino ci ho creduto anche io, solo perché sono convinto che ognuno di noi dovrebbe orgogliosamente sentirsi proprietario del patrimonio culturale italiano.  A Venafro questa sera (mercoledì 12 agosto) si è celebrata la vergogna del burocratichese più ottuso. Avevo aderito all’iniziativa di illustrare pubblicamente la Venere di Venafro ed altre bellezze archeologiche. Ho impiegato un paio di mesi per documentarmi e da un paio di mesi la manifestazione era stata inserita in un quadro di iniziative da tenersi nel museo di S. Chiara che ospita al piano terra la celebre Venere ellenistica. Questa sera sono venute 400 persone per ascoltare le mie chiacchiere, ma soprattutto per vedere la Venere dal vero. Ebbene la Soprintendenza ha fatto trovare la sala della Venere rigorosamente chiusa! Ho telefonato al Direttore Regionale arch. Pentrella il quale mi ha detto che non sapeva nulla della manifestazione.
L’ho pregato di parlare con il capo degli uscieri per convincerlo ad aprire la sala, ma il capo degli uscieri, irremovibile, non ha voluto saperne. Una vergogna! L’arch. Pentrella mi ha spiegato che avrei dovuto chiedere l’autorizzazione preventiva perché si aprisse la sala in occasione della conferenza sulla Venere! Insomma l’ottusità burocratica è emersa in tutta la sua straordinaria grandezza! Mi è stato detto che io potevo parlare quanto volevo, ma solo nel chiostro perché non avevo spiegato bene che la gente avrebbe voluto vedere anche la Venere.
Sarebbe come se io avessi chiesto al proprietario di un bar di riservarmi una sala e questi mi avesse concesso la sala vietandomi di consumare perché non aveva capito che avevo chiesto la sala per quello scopo! Insomma la Soprintendenza non aveva capito che la gente era interessata a vedere la Venere! Ovvero io sono andato a parlare nel chiostro di S. Chiara della Venere di Venafro perché non avevo altri luoghi dove andare a perdere tempo! Questo modo di pensare e di agire è una offesa al comune senso del pudore….

Franco Valente

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