Monsignor Bregantini: “Dal Tar Lazio una sentenza miope”
L’arcivescovo ha commentato la decisione che impedisce agli insegnanti di religione di partecipare agli scrutini
“E’ una sentenza che ci ha stupito e ci ha rattristato”. Così Monsgnor GianCarlo Bregantini, arcivescovo metropolita di Campobasso-Bojano ha commentato in una intervista ad una Tv locale la recente discussa sentenza del Tar del Lazio sul ruolo degli insegnanti di religione al momento degli scrutini. L’arcivescovo ritiene che la sentenza rivela miopia. “Sì, è una sentenza miope, che non guarda oltre la forma – ha detto Monsignor Bregantini - Per parte nostra e per mia esperienza personale (sono stato a lungo insegnante di religione) un ragazzo che fa religione arricchisce la classe, perfeziona gli altri amici. Se studia il greco, per esempio, con la religione approfondisce la lingua, oppure la storia. Approfondisce cioè temi già toccati. Non si tratta di togliere, ma di valorizzare i doni di ciascuno. Anche il non credente, naturalmente, conferisce alla classe altri doni”. L’arcivescovo ha sottolineato la straordinaria attualità della questione dello stato laico ed a tal proposito afferma: “Divido in due parti il problema: prima di tutto guai ad avere paura delle diversità. Se lo stato non abitua a vivere tra diversi, anzi a “gustarsi” diversi (per religione, lingua, cultura, storia) crea in me, crea nei ragazzi un senso di paura dell’ ”altro”. Se invece lo stato abitua i ragazzi a vivere nella diversità – anche religiosa – ne guadagna il ragazzo e ne guadagna anche la classe e tutta la società. Laicità, infatti, non è livellare ma caratterizzare armonizzando. Lo stato non è laico perché annulla le fedi – ha concluso Monsignor Bregantini – ma perché dà a ciascuno il suo spazio. E’ l’idea nuova e antichissima di laicità, su cui abbiamo tutti da lavorare.”

















