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“Commissario regionale del Pd: Chi l’ha visto?”

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In assenza di luoghi fisici per un dibattito pre-elettorale del Congresso, Franco Valente interviene con un comunicato

Mentre il dibattito politico nazionale si concentra su quei temi di politica nazionale che nella sostanza sono la risposta ad una serie di problematiche che derivano da una situazione in cui confluiscono le aspettative della Nazione per i grandi temi dell’economia e del lavoro e quelli non meno importanti della morale politica, in campo regionale certamente irrinunciabile è il dibattito sugli aspetti locali.
Dato per scontato che la linea complessiva e le alleanze dovranno riflettere le indicazioni nazionali del partito, ben diverso dovrà essere l’atteggiamento del Partito Democratico nei confronti delle problematiche specificamente regionali.
Attualmente ho l’impressione che il dibattito tra gli aspiranti alla segreteria regionale  si sia appiattito sui tentativi di crearsi alleanze occasionali per garantire un risultato in termini di consensi elettorali nella consultazione primaria, anziché allargarsi sulla elaborazione di una mozione basata su una proposta politica che rappresenti da una parte la sintesi del programma elettorale della nuova segreteria e dall’altra il riferimento successivo per la base del partito per verificare, nel corso della gestione, la corretta e coerente applicazione degli impegni assunti.
Oggettivamente la grande crisi in cui si ritrova il Partito Democratico nel territorio regionale del Molise, le cui responsabilità sono ormai ampiamente note anche se mai portate all’attenzione di una platea di iscritti sufficientemente ampia, rendono difficile in questa fase elettorale una verifica della praticabilità di una mozione che possa rappresentare il momento di condivisione da parte di un numero allargato di iscritti al Partito.
Peraltro il meccanismo della partecipazione al voto primario, secondo un metodo che non condivido per l’apertura anche ai non iscritti della partecipazione alla scelta del segretario, potrebbe vanificare qualsiasi tentativo di esprimere linee programmatiche ed obiettivi politici perché, non trovando la condivisione di franchi tiratori non opportunamente politicizzati o addirittura strategicamente utilizzati da gruppi estranei alla gestione del Partito, farebbe conseguire risultati diametralmente opposti a quelli che una corretta impostazione programmatica dovrebbe garantire.
Ma queste circostanze fanno parte del gioco del complesso sistema della democrazia dove, alla fine, contano i numeri. Ciò non significa che non debba rimanere traccia delle aspirazioni di chi ritiene di partecipare alla vita politica con lo spirito autenticamente democratico che trova nei principi della Costituzione Italiana, momento conclusivo di una lunga storia e punto di partenza di un processo di trasformazione futuro, la garanzia per affermare i propri punti di vista e le proprie aspettative anche se non condivisi dalle maggioranze.
Al fine di dare un senso alla scelta del nuovo Segretario Regionale credo che si possa ragionevolmente immaginare che la sua elezione debba essere il momento delicato della fissazione di un riferimento concreto dal punto di vista organizzativo ma anche e soprattutto un riferimento insostituibile per la definizione delle strategie politiche in vista della formazione della prossima amministrazione regionale , all’interno della quale il Partito Democratico, deve aspirare a svolgere il ruolo guida di una supremazia politica che deriva dalla consistenza della sua storia passata, dalla capacità di analisi e dalla consapevolezza della giustezza dei suoi obiettivi.
Per questo motivo, per quel che può significare la partecipazione di chi ha fatto della propria storia culturale un metodo di provocazione regionale, ritengo di motivare la mia partecipazione alla scelta del futuro Segretario Regionale sulla base di una risposta che gli aspiranti vorranno dare alla sintetica proposta che segue.

Su queste linee aspetto una articolata elaborazione da parte degli aspiranti alla segreteria affinché il momento elettorale non sia semplicemente l’affermazione di principi generici senza una precisa e puntuale disamina dei metodi operativi.
Gli aspiranti alla segreteria che, invece di  illustrare un proprio piano strategico originale, porranno come proprio punto di elaborazione solamente o prioritariamente la politica negativa e deprecabile dell’attuale maggioranza governativa (sia nazionale che regionale) personalizzandone le responsabilità, troveranno il mio personale dissenso.

Per una strategia politica ed un impegno pratico del Partito Democratico nel Molise dei prossimi 10 anni:

Apertura alla partecipazione popolare nelle decisioni fondamentali indirizzando le iniziative amministrative non solo verso obiettivi condivisi, ma anche e soprattutto alla riorganizzazione della macchina amministrativa che veda i cittadini come protagonisti nella programmazione del proprio futuro.

Sostegno alle iniziative che mirino alla diffusione nel territorio dei servizi ed una concentrazione amministrativa. In particolare sostegno alla distribuzione nel territorio di ogni forma di assistenza sanitaria integrando le iniziative di competenza regionale con il supporto delle strutture provinciali e comunali.

Forme di partecipazione attiva in collegamento organico con le associazioni culturali per la diffusione della cultura e per la esaltazione dei valori storici, archeologici, artistici ed architettonici del territorio regionale anche mediante il sostegno a tutte quelle iniziative che mirino alla utilizzazione del patrimonio intellettuale formatosi nell’università molisana.

Forme di riequilibrio territoriale per il recupero delle peculiarità che siano in grado di offrire l’occasione di una valorizzazione delle capacità individuali sia nel campo economico che culturale.

Potenziamento delle strutture scolastiche in funzione delle necessità delle realtà locali facendo attenzione per quelle comunità che mostrino particolare effervescenza culturale.

Creazione di poli di riferimento nel territorio per la determinazione di un progetto di valorizzazione del territorio che si basi su una corretta utilizzazione delle risorse ambientali e della capacità di investimento economico.

Una precisa presa di posizione per la ricostruzione di una identità storica e morale del nostro territorio.

Un programma di rivalutazione dei centri antichi con attenzione particolare alla gestione di servizi per la terza età e per i disabili.

Un fermo contrasto all’iniziativa della realizzazione dell’Autostrada Termoli-S. Vittore e deciso impulso alla progressiva messa in sicurezza delle attuali Strade Statali  e Provinciali in Super-strade a servizio del territorio.

Un programma di sviluppo per l’utilizzazione delle risorse naturali per le energie pulite mediante un progetto integrato con il paesaggio.

Un ridimensionamento del progetto immorale dell’Auditorium di Isernia affinché gli 80 miliardi di lire (42 milioni di Euro) vengano utilizzati per creare 10 strutture pubbliche effettivamente necessarie nel territorio.

Creazione del Festival annuale dei cinque fiumi (Volturno, Sangro, Trigno, Biferno e Fortore) da affidare interamente alle associazioni culturali dei relativi bacini idrografici e che abbiano come obiettivo l’utilizzazione delle risorse culturali umane formatesi nelle facoltà universitarie ad indirizzo archeologico, architettonico, artistico e letterario.

Creazione di una rete di siti archeologici che consentano di valorizzare non solo quelli di importanza già riconosciuta (Venafro, S. Vincenzo, Pietrabbondante, Sepino, Larino), ma anche e soprattutto le piccole realtà storiche ed artistiche delle singole comunità.

Franco Valente

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