La Musica cura
Pubblichiamo l’intervento del Dr. Flocco. “Un lungo studio, iniziato nel 1990, ha confermato gli effetti benefici delle note sul sistema circolatorio”
Riceviamo e pubblichiamo
I Concerti Città in Musica dell’Orchestra Sinfonica Giovanile del Conservatorio di Campobasso curano il corpo e la mente: due ricerche sugli effetti del suono sul sistema circolatorio confermano le proprietà terapeutiche dell’ascolto quotidiano di musica. Musica tutti i giorni, per almeno 12 minuti. È questa la terapia consigliata dal professor Predrag Mitrovic dell’Università di Belgrado ai pazienti cardiopatici. Un lungo studio, iniziato nel 1990, ha confermato gli effetti benefici delle note sul sistema circolatorio. E dopo diciannove anni di ricerca i risultati sono stati presentati all’annuale congresso della Società europea di cardiologia. I 370 cardiopatici che negli ultimi anni hanno ascoltato almeno dodici minuti di musica al giorno sono meno ipertesi, hanno un minor numero di battiti cardiaci e hanno avuto meno ricadute rispetto ai 370 che non si sono fatti allietare dalle note.
(La locandina dei concerti organizzati dal Comune di Campobasso)
L’idea della musica come cura è venuta a Mitrovic nel 1985 quando, in servizio presso il reparto di oncologia pediatrica, compì un doloroso intervento di aspirazione del midollo osseo a una bambina che per tutta la durata dell’intervento ascoltò il walkman e a differenza di tutti i suoi coetanei non diede segno di dolore se non nel momento dell’aspirazione. Da allora Mitrovic, anche confortato da analoghi studi sulle proprietà terapeutiche della musica, si è dedicato a rilevarne l’impatto sulla pressione sanguigna. Secondo le prescrizioni del professore la musica da ascoltare dovrebbe essere classica ma alcuni pazienti hanno confessato di aver trasgredito all’ordine e di avere ascoltato musica pop. Secondo Mitrovic la cosa di per sé non è indicativa, i gusti sono soggettivi e l’importante è che le note siano percepite come rilassanti ma alla rivista specializzata HeartWire ha confessato di ritenere che non tutta la musica può ottenere scopi terapeutici.
Forse l’industrial rock non rientrerebbe nei canoni del professore serbo se è vero quello che un altro studio redatto in questo caso dai ricercatori dell’Università di Lund in Svezia ha dimostrato, ovvero che l’inquinamento acustico da traffico urbano compromette la salute delle persone. Lo studio, pubblicato sull’Environmental Health Journal, ha analizzato i dati clinici di oltre 24mila individui, incrociandoli con il livello medio del rumore del traffico nella loro zona di residenza. Vivere intorno a strade che generano più di 60 decibel aggrava l’ipertensione in media del 25 per cento, e se il livello oltrepassa i 64 decibel l’aumento è del 90 per cento, anche se sono pochi e non sufficienti – per ammissione degli stessi ricercatori – gli appartenenti a questa categoria considerato l’esiguo numero di soggetti che la rappresentano nello studio. Insomma vivere in silenzio e ascoltare musica tutti i giorni, ci sono terapie decisamente peggiori. Ecco perché il Comune di Campobasso ha organizzato una serie di Concerti di Musica Classica nei luoghi più romantici della città.
Dr. Romeo Flocco – Anestesia e Rianimazione Ospedale Cardarelli Campobasso


















Pregiatissimo direttore,
vorrei condividere con Lei, ed attraverso il suo giornale anche con tutti i miei concittadini, l’esperienza vissuta ieri in una Campobasso lentamente avviata all’autunno ed alle ambasce della nuova stagione lavorativo-scolastica.
Torno sempre volentieri nella mia città natale, mi piace segnalare una gradita sorpresa che ha reso piacevole la mia ultima sortita a Campobasso. Durante la giornata mi era stato comunicato -via mail da un amico- che in serata si sarebbe esibita l’Orchestra Sinfonica Giovanile del Conservatorio, in villa de Capoa, in un concerto presentato dal Comune di Campobasso.
Essendo io un melomane ho subito accolto l’invito, pur se segnalato in tempi ridottissimi.
In realtà, non avendo visto manifesti in città ero molto scettico sull’informativa, ma le mie perplessità sono state subito diradate dal fatto che, oltre ad un manifesto posto in bella mostra all’ingresso principale della pregevole villa Campobassana, ho trovato i cancelli della stessa spalancati ed i viali illuminati come mai verificatosi nelle ore serali.
Entrando nel parco e percorrendo il viale il mio procedere era accompagnato dal vociare dei mie compagni di avventura e dal sottofondo degli strumenti, che venivano accordati dai musicisti.
Mi sono ritrovato in un ambientazione irreale: i lampioni che irradiavano una piacevole a tranquillizzante luce, il percorso ciottolato conduceva verso un punto finale più luminoso, le voci degli atri spettatori che sembrava provenissero dagli alberi, la totale assenza di altri rumori e suoni se non la musica di sottofondo: sogno di una notte di fine Estate!
Dopo essere rientrato in me ho raggiunto “la luce” che altro non era se non il palco posto in fondo al viale centrale dove già c’erano un bel pò di spettatori, il cui numero destinato a crescere ancora.
“Bene” mi sono detto “l’ambientazione ha fatto la sua parte, adesso vediamo se il resto è all’altezza delle scenografie, ma penso che non sarà possibile……”
Ed invece meraviglia!
I giovani musicisti, si sono rivelati veramente talentuosi.
Belle le composizioni dell’autore molisano Antonio Di Iorio, intramontabile il BOLERO di Ravel, ineccepibile la competenza e l’abilita del direttore d’orchestra Skanderbeg, coinvolgente l’entusiasmo dei giovani esecutori che hanno unito in un’alchimia unica –e propria della giovinezza- le paure di errare all’euforia di poter esternare le proprie passioni e la propria arte.
Sinceramente, in un angolo perfido del mio animo l’intento iniziale era quello di ascoltare e poi criticare… criticare i tempi ristretti, criticare il solito autocompiacimento dei molisani che “se la suonano e se la cantano”, criticare il sito che sicuramente sarebbe stato freddo ed umido…..
Il buon gusto dei Padri ci ha donato l’ambientazione e l’Orchestra Giovanile ha offerto tutto il resto.
Nella fase finale dei saluti e dei ringraziamenti, ma soprattutto degli applauditi bis, che poi sono le parti migliori dei concerti poiché eseguiti sempre con maggior rilassatezza d’Animo e quindi con più spontaneità e vitalità nella musica, noi –numerosi fortunati spettatori- abbiamo anche appreso che i tempi per realizzare l’evento erano stati limitatissimi.
Essendo oramai morto il mio spirito critico e sentendomi improvvisamente buono (il potere della bella musica) non ho potuto far altro che constatare che “quando si vuole si può”!
Vale a dire che anche in poco tempo, alla fine del periodo di ferie e quindi a ranghi ridotti, con un’Amministrazione Comunale che ancora non decolla a causa dei tempi tecnici necessari…. se si vuole si può fare molto.
Sull’onda della mia vena di bontà ho pensato che forse quest’anno (e spero anche nei seguenti) la “C” di Campobasso farà coppia con la “C” di Cultura.
Per ora non posso che augurami che questi Giovani musicisti abbiano modo di percorrere con soddisfazione la dura e faticosa via che stanno scegliendo, con i meritati successi anche fuori Regione.
E sicuramente andrò a riascoltarli anche al prossimo incontro, anche per non perdermi l’altra ambientazione: il glorioso Castello Monforte.
Le scelte dei luoghi di esecuzione sono innegabile indice di come si voglia iniziare a dare risalto e giusta rilevanza a luoghi storici importati, nonché affascinanti della nostra Città e –mi si permetta il pensiero- finalmente un’alternativa a chi non è attratto né dalla movida e né da certe predilezioni di parte della mentalità imperante.
Finalmente ognuno potrà -forse- seguire con successo le proprie passioni senza dover, per forza, ripiegare o sul mezzo televisivo, sulla trasferta o peggio rinunciare.
Allora aspettiamo con curiosità il “reperita” di domenica 13, quando il maniero di Cola di Monforte, per una serata, rivivrà di quella gloria per cui l’aveva, con solerzia e passione, ristrutturato ed abbellito il suo signore nel lontano 1400.
Nicola Di Paola.