L’Arcivescovo Bregantini: “La città è malata”
Le riflessioni dopo il blitz antidroga a Campobasso. “Diventa urgente rispondere alla sfida educativa dei nostri tempi difficili”
Riceviamo e pubblichiamo
Un fiume fangoso di droga scorre per le strade, le piazze, le case di Campobasso e sporca centinaia di donne e di uomini di ogni età e di ogni condizione sociale, dai minorenni ai cinquantenni, dagli studenti agli insospettabili professionisti. La città è malata. Il cuore di un vescovo non può non sanguinare di fronte a questa tragedia, che corrompe la fibra morale del popolo affidatogli da Dio.
La vastità e la capillarità allarmanti del fenomeno interpellano ormai tutti. Nessuno può tirarsi indietro. Ognuno di noi deve chiedersi: dov’ero io mentre si drogavano i giovani della mia scuola, gli operai della mia fabbrica, i colleghi del mio ufficio, i ragazzi del mio quartiere o della mia parrocchia?
Mentre preghiamo il Dio della misericordia e del perdono, risentiamo tuttavia il monito evangelico a non scandalizzare i piccoli, per non diventare meritevoli “di essere gettati in mare con una macina di mulino al collo.” (Matteo 18,6)
Diventa perciò urgente rispondere alla sfida educativa dei nostri tempi difficili.
Ma essa non si pone più nei modi antichi di un ritorno dei genitori al loro “dovere”, perché è la stessa generazione dei genitori che ha bisogno di essere rieducata. Sono spesso gli adulti – soprattutto potenti – che infettano la coscienza collettiva con i loro comportamenti sfacciatamente trasgressivi, torbidi e impuniti: tutto veleno che inquina il senso morale, esalta la vita irresponsabile, distrugge la speranza.
Come padre e “sentinella” della mia gente ho richiamato, nella Lettera pastorale (“Tenendo lo sguardo fisso a Gesù”), la lezione di San Celestino V che seppe dire “no” alle lusinghe del potere e della gloria umana e che è modello luminoso di perseveranza nel bene fino alle estreme ed eroiche conseguenze. Da lui lasciamoci guidare più che mai in questa fase storica, in cui troppi soggiacciono agli idoli del successo e del facile e disonesto guadagno.
Nella stessa Lettera ho chiesto alle parrocchie un’attenta lettura del territorio, fatta con amore paterno e cuore materno, per una rinnovata opera di evangelizzazione e di prossimità ai bisogni della gente, davvero indilazionabile.
Chiedo perciò la preghiera, la conversione del cuore, la scelta della sobrietà, della semplicità, della fedeltà ai propri stati di vita. Chiedo che ai giovani venga trasmessa – con l’esempio più ancora che con la parola – la fede, la fiducia nel domani e nelle proprie forze, la certezza che i valori contano più degli interessi.
La nostra città, la nostra regione meritano di poter guardare ad un orizzonte più luminoso.
Con affetto di padre
p. GianCarlo, vescovo

















