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Caso Bandelli, la Procura di Bari indaga su Renzetti

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Al comandante provinciale dei carabinieri di Isernia vengono contestati i reati di calunnia e abuso d’ufficio in concorso

Il comandante provinciale dei carabinieri di Isernia, il tenente colonnello Antonio Renzetti, è indagato dalla Procura di Bari per calunnia e abuso d’ufficio in concorso con l’allora procuratore della Repubblica del Tribunale Pentro, Antonio La Venuta (ora in pensione), e con alcuni militari dell’Arma, tra cui il maresciallo Massimo Laboccetta. Per La Venuta e per altri otto indagati, la procura barese ha già chiesto il rinvio a giudizio a conclusione di un’altra indagine su presunti abusi compiuti dal magistrato e sui suoi violenti contrasti con l’allora comandante della compagnia carabinieri di Venafro, il tenente Antonio Bandelli, poi trasferito a Foggia. Renzetti  ha già ricevuto l’invito a comparire per l’interrogatorio dal Procuratore aggiunto di Bari, Marco Dinapoli, ma ha preferito avvalersi della facoltà di non rispondere. All’ufficiale il pm contesterebbe di aver redatto un’informativa contenente ipotesi di reato (poi rivelatesi insussistenti) a carico di Bandelli, il quale si era occupato dell’indagine “Piedi d’argillà” su presunti abusi nella costruzione della variante autostradale di Venafro, appaltata dall’Anas per 80 milioni di euro. Nel corso del lavoro investigativo il comandante dei carabinieri di Venafro ed i suoi uomini intercettarono una telefonata tra La Venuta e l’Europarlamentare Aldo Patriciello, coinvolto, con alcuni familiari, nelle indagini di Piedi d’Argilla.  Secondo il pm Dinapoli,  da quel momento La Venuta iniziò ad avviare indagini e iniziative al solo fine di danneggiare Bandelli e i suoi uomini che in alcuni atti d’indagine (poi archiviati) furono chiamati dal procuratore “l’associazione Bandellì”. Dagli atti firmati da Renzetti emergerebbe che i militari che indagavano con Bandelli furono trasferiti perché si erano avvalsi della facoltà di non rispondere durante l’interrogatorio dinanzi al pm di Isernia. L’indagine è in corso a Bari perché la procura pugliese è competente ad indagare su fatti che riguardano magistrati in servizio nel distretto della Corte d’appello di Campobasso.

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