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Valorizzazione dell’area del Castello, espoprio contestato

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La posizione della famiglia Angiolillo e la replica dell’Architetto Franco Valente, responsabile unico del procedimento


La sistemazione dell’area che circonda il Castello Pandone di Venafro è al centro di una polemica per l’esproprio di una particelle di terreno di proprietà della famiglia Angiolillo che invece si oppone all’esproprio e, con il supporto del Consigliere Regionale Massimiliano Scarabeo, ha fatto ricorso alla stampa contrapponendosi, quindi,  all’iniziativa intrapresa dall’Architetto Francesco Valente, designato dall’amministrazione comunale di Venafro Responsabile Unico del Procedimento. Riportiamo le due posizioni pubblicando la lettera della famiglia Angiolillo e la nota dell’Architetto Valente
“Gentile Direttore,
in merito alla questione dell’abbattimento del ponte su Piazza Castello di Venafro e conseguente esproprio di una particella di terreno di nostra proprietà, la prego, qualora lo ritenesse opportuno, di pubblicare le seguenti considerazioni, espresse affinché,  talune insinuazioni sul conto della famiglia Angiolillo, vengano  fugate, cercando di ripristinare la realtà delle cose, per un’opera che ha certamente una grande importanza per la città di Venafro.
“L’adeguamento della Piazza del Castello Pandone, se si deve fare, per noi, non è assolutamente un problema, anzi!
Però è giusto che le cose vengano dette realmente per quelle che sono e che la gente di Venafro, sappia che gli Angiolillo, proprietari del terreno relativo all’esproprio oltre che di un locale di ristorazione  adiacente la Piazza stessa, con l‘azione legale promossa, hanno semplicemente tutelato i propri interessi, come avrebbe fatto qualsiasi altra persona. Innanzi tutto perché riteniamo che ci siano delle incongruenze sulle responsabilità attribuite al RUP (Responsabile Unico del Procedimento ndr) circa la procedura di esproprio che secondo noi, non può eseguire l’azione coattiva perché senza un incarico specifico, come indica  la Legge e quindi non legittimata a formulare offerte e/o stime.  Si  parla poi, di mancata presenza all’invito di formulare una nostra proposta economica in merito, ma se questa giunge da persona non legittimata a farla, perché mai avremmo dovuto rispondere? Noi siamo lavoratori abituati a sudarci quello che riusciamo a guadagnare e tutti sanno cosa significa,oggi, tenere in vita un’attività commerciale, piccola o grande che sia. E’ forse giusto  non vedersi riconosciuto un indennizzo derivante dai disagi che la nostra attività ,certamente avrà,  durante l’esecuzione dei lavori?  E’ il RUP ( senza delega specifica per l’esproprio) che deve decidere quanto vale questo “danno” o l’Amministrazione che fin dall’approvazione  del progetto deve tener conto di dover tutelare il cittadino dalle pastoie e dai soprusi della burocrazia? Gli errori e le carenze amministrative, ricadono sempre sul cittadino!
Abbiamo letto di alcune annotazioni sollevate dal responsabile dell’ufficio Tecnico del Comune, sulla realizzazione dell’intera opera, ma a noi questo non interessa. Non è un  problema nostro se l’Amministrazione ed il RUP da essa nominato, non sanno raccordarsi sulle cose da fare! Però, oltre al danno, non intendiamo sopportare, supinamente anche la beffa!  Intanto, mentre loro sono andati avanti senza sapere bene quello che facevano, noi, per vederci riconosciuti i nostri diritti, ci siamo dovuti rivolgere ad un legale, con tutte le conseguenze che ne derivano. E’ giusto tutto questo?  Sappiamo bene che l’opera è una cosa ottima per Venafro, ma sappiamo anche che i sacrifici di una vita, non possono essere vanificati per  la presunzione di qualcuno. I fatti, secondo noi stanno in modo diverso, da come vogliono far credere,  e ci rammarica non poco il silenzio di cui l’amministrazione della città, si è resa interprete sulla questione. Se non sono i rappresentanti comunali a difenderci a chi rivolgerci?  Ecco perché, se oggi siamo disponibili ad un confronto, lo dobbiamo solamente all’intervento del Consigliere regionale Massimiliano Scarabeo, il quale si è reso arbitro tra l’Amministrazione di Venafro e noi, per addivenire ad un accordo che tuteli gli interessi della nostra famiglia  e consenta la realizzazione dell’opera.  La scelta di procrastinare la formalizzazione dell’atto espropriativo da parte del RUP, oltre all’aspetto legale che lo ha cagionato, scaturisce dal fatto che hanno capito che occorreva un serio confronto tra le parti, altro che esproprio a tutti i costi!  E se siamo arrivati a ciò, è perché, a differenza di altri, il Consigliere Scarabeo, oltre a rimarcare l’importanza dell’opera e i vantaggi  per l’intera collettività venafrana, ha mediato con l’Amministrazione Comunale per farci riconoscere i nostri diritti. Mi sembra un atteggiamento normale di uomo delle istituzioni. Questo è quanto ci siamo sentiti in dovere di riferire alla stampa sulla vicenda, perché, da Venafrani, non vogliamo passare come coloro che per capriccio, vogliono impedire la realizzazione di un’opera pubblica”
. La famiglia Angiolillo
 

“Poiché alla vicenda dell’esproprio dell’area necessaria per la realizzazione dell’intervento per la valorizzazione dell’area esterna al castello di Venafro i signori Angiolillo, diretti interessati perché destinatari di un decreto di esproprio, hanno dato un rilievo attraverso gli organi di stampa che per molti versi ha costituito motivo di interessamento di vari politici per una soluzione bonaria mi permetto di evidenziare che:
In data 22 dicembre 2009, nella qualità di Responsabile del Procedimento, avevo fissato per il giorno 12 gennaio 2010 il materiale accesso all’area interessata dai lavori.
In data 12 gennaio 2010, aderendo all’invito verbale del Presidente della Giunta Regionale dott. Michele Iorio e del Sindaco di Venafro avv. Nicandro Cotugno di esperire un ulteriore tentativo di bonario accordo, avevo comunicato una momentanea sospensione per trovare una soluzione alternativa che permettesse comunque l’accesso all’area e la realizzazione delle opere previste nel progetto.
Nella comunicazione avvertivo che la sospensione non era interruttiva del decreto di esproprio n.1/RUP-CAST/2009 del 22 dicembre 2009 precedentemente notificato.
Avvertivo che i signori Angiolillo, proprietari della Pizzeria, sarebbero stati convocati per l’ulteriore tentativo di accordo bonario da tenersi comunque entro 7 giorni dal 12 gennaio 2010
L’assessore ai Lavori Pubblici avv. Claudio Petrecca convocava i signori Angiolillo e il loro procuratore avv. Delia Di Meo per il giorno 14 gennaio alle ore 15,00 per trovare una soluzione alternativa a quella del progetto già approvato dal Comune.
Alle ore 15,00 della giornata odierna 14 gennaio 2010, nonostante una iniziale adesione alla proposta di incontro, gli interessati non si sono presentati avendo fatto precedere l’appuntamento da una telefonata alle ore 13 con la quale comunicavano una difficoltà a completare una non ben definita perizia tecnica da esaminare durante l’incontro.
Alle ore 16,30, considerato che nessun messaggio perveniva da parte dei signori Angiolillo e da parte del loro procuratore, abbiamo considerato chiusa la seduta ed infruttuoso l’ulteriore tentativo di bonario accordo (il terzo) anche per una soluzione alternativa a quella progettata.
Di tanto ho preso atto considerando che “ad impossibilia nemo tenetur” (Nessuno è tenuto a fare le cose impossibili).
Conseguentemente adotterò tutte le determinazioni in linea con la volontà dell’Amministrazione Comunale e con le autorizzazioni rilasciate affinché si dia inizio alle opere e si proceda come per legge alla realizzazione di un’opera che rientra nell’interesse esclusivo della collettività locale, della Regione Molise e della Cultura in generale”.
Arch. Francesco Valente – Responsabile Unico del Procedimento

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