“L’Ospedale Caracciolo non è salvo”
Don Francesco Martino replica all’ottimismo manifestato dai sindaci dell’alto Molise dopo l’incontro con Iorio
Riceviamo e pubblichiamo
Non riesco assolutamente a capire l’ottimismo e la fiducia dei sindaci alto molisani al termine della riunione con il governatore Dott. Michele Iorio: al di là dei soliti titoli fuorvianti che spesso e volentieri la nostra stampa locale produce, leggo testualmente: “… Del resto nella bozza di proposta che circola da diverso tempo, l’ospedale di Agnone si vedrebbe venir meno la dirigenza propria della struttura per essere spostata all’interno del nosocomio di Isernia. Lo stratagemma consentirebbe di mantenere in piedi gli attuali posti letto e i servizi così come venutisi a determinare nel corso degli anni. Una soluzione che è stata prospetta ai Sindaci che, dal canto loro, hanno anche presentato una serie di punti correttivi alla manovra… “; poi, parlando di Venafro e di Larino: “anche per questi si cercherà di giocare la stessa strada della salvaguardia dell’autonomia funzionale e non quella dirigenziale”. Se l’Italiano è italiano, il Presidente Iorio ha annunciato la scomparsa dell’Ospedale San Francesco Caracciolo come Presidio Ospedaliero autonomo, per riconfigurarlo come stabilimento secondario dell’Ospedale Veneziale di Isernia: questo significa la scomparsa dell’autonomia dirigenziale, che significa scomparsa dell’autonomia gestionale e finanziaria. L’autonomia funzionale è poca cosa, perché, dopo la scomparsa della direzione amministrativa e forse sanitaria del presidio, essa dovrà essere garantita dalla Direzione dell’Ospedale Veneziale di Isernia. Praticamente, è il primo passo verso la chiusura o la riconversione: se scompare l’autonomia gestionale e finanziaria, non ha più senso discutere di reparti e posti letto, perché il tutto diventa estremamente fragile, aleatorio e soggetto alla decisione di altri lontani dalle problematiche montane. Ricordo che negli anni passati un “punto non negoziabile” della vertenza ospedaliera era l’autonomia gestionale e finanziaria, punto di salvaguardia per la sanità nei territori montani. E ricordo che, grazie all’opera dell’allora Assessore Regionale Florenzio Anniballe, nella legge che istituiva le ASL fu aggiunto il seguente capoverso: “La Azienda Sanitaria Locale di Agnone, situata in aree montane, in considerazione delle sue particolari caratteristiche geografiche e socio-economiche, in coerenza con le politiche regionali sulla montagna, è dotata di finanziamento annuo non inferiore al 6% del FSR. La Giunta regionale, nel definire principi e criteri per l’organizzazione della stessa, stabilisce livello delle prestazioni e dei servizi territoriali ed ospedalieri, anche in deroga ai parametri nazionali e regionali. Tale ASL è indicata per la sperimentazione regionale di politiche socio-sanitarie e formative per l’assistenza alla popolazione anziana”. Quando vi fu la legge istitutiva dell’ASREM, nonostante le osservazioni del sottoscritto a chi di dovere che voleva che questo paragrafo fosse mantenuto per la Zona di Agnone, tale norma fu cancellata e gli fu risposto che tanto gli Ospedali mantenevano l’autonomia gestionale. Oggi siamo alla scomparsa dell’Ospedale San Francesco Caracciolo come presidio autonomo e dell’autonomia gestionale o meglio “dirigenziale”, ma si mantiene “l’autonomia funzionale”. Una parola “magica” che non dice nulla sul futuro : anzi, per l’immediato, lo rende cupo e fosco per tutti gli assunti con contratto a tempo determinato. A questo punto, la manifestazione di domani e l’incontro con il Presidente Iorio di tutte le componenti della società civile rimane l’unica spiaggia per tentare di evitare l’ormai inevitabile. Altro fatto che mi preoccupa : all’incontro sono andati i soli 12 sindaci alto molisani, ma il bacino di utenza della struttura va molto oltre la “riserva indiana Alto Molise” in via di estinzione. Si doveva e si poteva fare squadra con i Sindaci dell’Alto Vastese e del Medio Trigno, come lo è stato per l’Ospedale di Castel di Sangro, quando ad incontrare le autorità andarono anche i sindaci molisani interessati. Purtroppo, non c’è la mentalità di unirsi e lavorare veramente insieme, come ricordava S.E.R. Mons. Domenico Angelo Scotti nell’Omelia di Giovedì Santo: “Come Chiesa noi dobbiamo anche farci voce delle esigenze sociali della nostra Diocesi e sollecitare e aiutare i responsabili locali ad aprirsi a una visione di solidarietà per le necessità di tutto il territorio, evitando sterili e dannosi particolarismi”.
Don Francesco Martino- Direttore Ufficio Pastorale Sanitaria Diocesi di Trivento

















