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Sorbo sul SS. Rosario: “No alla destrutturazione del Pronto Soccorso”

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Il capogruppo di Città Nuova: “L’unica “conquista” è la permanenza del reparto di Ortopedia”

Riceviamo e pubblichiamo 
Nessuna garanzia per il Pronto Soccorso, che per il momento scompare e che successivamente dovrebbe essere ridimensionato e rientrare, come semplice “punto di stabilizzazione”, in un non meglio definito “progetto” che non si sa chi dovrà elaborare e quando. Già in queste condizioni al Pronto Soccorso si opera al limite, figuriamoci se verrà “destrutturato” cosa potrebbe accadere. I medici e il personale del Pronto Soccorso sarebbero come soldati mandati in guerra disarmati. A questo punto, a tutela della salute dei cittadini e degli operatori, sarebbe meglio chiuderlo.
Niente più Rianimazione, un reparto che non sarà mai più riaperto a Venafro dove un domani, chissà quando, dovrebbe essere attivato soltanto un “posto tecnico”, come previsto due anni e mezzo fa dalla giunta regionale, da utilizzare all’occorrenza e senza impegni e sempre se ci sarà un anestesista disponibile a venire da Isernia…
L’unica “conquista” rispetto alle previsioni catastrofiche della famigerata delibera n. 1261 del novembre 2008 è la permanenza a Venafro del reparto di Ortopedia che però, in queste condizioni, senza un idoneo e adeguato supporto della rianimazione, sembra difficile che possa continuare ad essere il polo di eccellenza che tutti a chiacchiere vorrebbero non solo conservare ma addirittura potenziare. Anzi, in queste condizioni potrebbe non essere in grado di garantire l’attività di traumatologia e rischia nel giro di qualche mese, al massimo un anno-un anno e mezzo, di fare comunque la fine che voleva fargli fare la giunta di Michele Iorio, cioè essere trasferito ad Isernia. Oppure, se rimarrà a Venafro, si limiterà all’attività “ordinaria” e agli interventi programmati. Infatti sembra difficile che in questa situazione a Venafro si potranno continuare ad effettuare gli interventi chirurgici ortopedici di urgenza.
Dunque le bugie hanno dimostrato ancora una volta di avere le gambe corte. Le parole pronunciate in Consiglio provinciale dal senatore Ulisse Di Giacomo e dall’assessore Nicola Passarelli, quelle scritte pochi giorni fa dal sindaco di Venafro Nicandro Cotugno in un suo comunicato stampa, sono state smentite personalmente dalla Mastrobuono. L’ospedale di Venafro diventerà quello che volevano sin dall’inizio il presidente Iorio e il sub-commissario: un poliambulatorio. Non solo in termini percentuali ma anche in termini assoluti, è tra gli ospedali molisani quello che perderà il maggior numero di posti letto per acuti. Si è cercato di “indorare” la pillola con la “concessione” della permanenza a Venafro del reparto di ortopedia ma senza creare le condizioni per realizzare quel centro di riferimento regionale di cui tutti in questi mesi si sono riempiti la bocca. Non è questa la soluzione che noi, interpretando la volontà dei cittadini, avevamo proposto. Non è questo ciò che avevano chiesto i medici e gli operatori del “Ss. Rosario”. Non è questo ciò che merita Venafro. La Mastrobuono, a differenza di quanto qualcuno, anche a Venafro, voleva far credere, non ha operato in autonomia rispetto a Iorio ma, se questi sono i risultati, in perfetto accordo con buona pace dell’assessore Di Sandro che oggi, di fronte al disastro, chiede a Iorio di intervenire. Non ci risulta che i “tagli”, che cancelleranno gli ospedali di Venafro, Agnone e Larino, abbiano riguardato le altre strutture, come ad esempio il “Veneziale” di Isernia, dove di reparti inutili e di costi evitabili ce ne sono a bizzeffe. Evidentemente la Mastrobuono non poteva “toccare” il “giocattolo di famiglia”. Non ci risulta che la scure si sia abbattuta sulle pletoriche strutture amministrative, soprattutto ad Isernia, dove c’è chi, come ha documentato di recente “Striscia la notizia”, in questi anni ha sviluppato una indubbia capacità nel timbrare impunemente i cartellini degli altri che non sono presenti al lavoro. E anche per quanto riguarda i privati sembra che non sia previsto nessun serio ridimensionamento. Anzi, se fossero vere le indiscrezioni che annunciano che sarebbero state già individuate sul territorio strutture private da “riconvertire” in Rsa, avremmo una incidenza ancora più forte della sanità privata in Molise, tagliando fuori gli ospedali pubblici dalla partita della lungodegenza in una prospettiva di riconversione. Noi negli ultimi tre anni abbiamo detto e fatto tutto quanto era nelle nostre possibilità di esponenti politici di opposizione al Comune e non solo. Non abbiamo il “filo diretto” con Iorio, il presidente esercita il suo potere contro Venafro e contro i cittadini deboli non grazie ai nostri voti, non ci siamo alleati con lui per eleggere il suo sindaco a Venafro in cambio della “salvezza” dell’ospedale. E oggi, alla luce di quanto sta accadendo, possiamo dire di aver fatto bene. Gli altri esponenti politici locali a tutti i livelli possono affermare la stessa cosa? E quanti cittadini venafrani su questo punto sono a posto con la loro coscienza? Verrebbe da dire, citando il grande poeta: chi è causa del suo mal pianga se stesso… Ma siccome questo “male” riguarda anche noi, i nostri cari, i nostri amici, i cittadini ignari e innocenti e soprattutto più deboli, lotteremo fino alla fine mettendo sin da ora a disposizione dei venafrani il nostro mandato istituzionale per ogni battaglia e per ogni iniziativa che si vorrà intraprendere. Saremo al fianco del comitato fino in fondo, pronti a qualunque cosa.

     
    Antonio Sorbo – Capogruppo di “Città Nuova” Comune di Venafro

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