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Cannata come Iorio, diffida preventiva alla stampa

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Il Magnifico Rettore cerca di bloccare la diffusione di notizie che lo riguardano attraverso le rassegne stampa e internet. Interviene l’Assostampa. Replica Fimmanò

Dopo Iorio, anche Cannata, Magnifico Rettore dell’Università del Molise, ha diffidato gli organi di stampa che attraverso rassegne televisive o attraverso internet riprendono dai giornali notizie ritenute diffamatorie. Sulla vicenda prede posizione Giuseppe d Pietro, Presidente dell’Associazione Stampa Molise al quale replica l’avvocato Francesco Fimmanò, autore della diffida. Ecco testi integrali.

 Giuseppe Di Pietro – Presidente Assostampa Molise

“Una nuova diffida e’ giunta sui tavoli dei responsabili di tv e giornali; questa  volta  per conto del rettore dell’università  del Molise Cannata. Con la lettera, oltre a valutare le notizie riportate da alcune testate, ritenute non veritiere e lesive dell’onorabilità delle persone citate, si vorrebbe negare ai media di “propagare mediante la rassegna stampa dei quotidiani o la riproduzione di siti di informazione via internet” quelle che l’avvocato considera “diffamazioni”. Libero il confermato rettore dell’ateneo del Molise e il suo legale di rifarsi in sede penale e civile del presunto danno che sarebbe stato arrecato. Inaccettabile, invece, l’ennesima diffida a leggere i titoli dei giornali nella rassegna stampa, che sa di intimidazione e che per questo motivo il sindacato dei giornalisti respinge con decisione. L’Assostampa preannuncia iniziative forti e adeguate al caso, per opporsi ad una deriva pericolosa e antidemocratica che non ha riscontri in Italia” 

La replica dell’Avvocato Francesco Fimmanò

“Egr. dott. Di Pietro ho letto la Sua dichiarazione su alcun siti internet che recita «Libero il confermato rettore dell’ateneo del Molise e il suo legale di rifarsi in sede penale e civile del presunto danno che sarebbe stato arrecato. Inaccettabile, invece, l’ennesima diffida a leggere i titoli dei giornali nella rassegna stampa, che sa di intimidazione e che per questo motivo il sindacato dei giornalisti respinge con decisione. L’Assostampa preannuncia iniziative forti e adeguate al caso, per opporsi ad una deriva pericolosa e antidemocratica che non ha riscontri in Italia».
Evidentemente Ella impegnato, come sempre a difendere Nuovo Molise Oggi,  ha finito col dimenticare ogni Suo dovere, giuridico e deontologico, e Le è sfuggita la circostanza che il sottoscritto è assolutamente terzo e svolge un magistero diretto alla difesa tecnica di una parte.
Se Lei ha letto le vergognose falsità affermate sul conto del prof. Cannata e di personale dell’Università ed ha letto la mia diffida (e per caso volesse verificare de visu, come dovrebbero fare i giornalisti le fonti, documento per documento),  dovrebbe indignarsi da molisano dello sciagurato ed ingiusto danno che è stato fatto nei confronti dell’Università sul piano della reputazione nazionale ed internazionale.  Quando ho scelto (scelto) Unimol come sede del mio ruolo di Professore Universitario di diritto commerciale, l’ho fatto perché si tratta di una realtà formidibale, con un livello di efficienza organizzativa straordinaria, collocata in una terra, che ormai amo, che si presta ad una eccezionale vocazione all’eccellenza scientifica.
Orbene Ella non si avvede, in particolare, di accusarmi – peraltro a mezzo stampa e con diffusione telematica – del reato di cui all’art. 612 c.p., e rubricato “minaccia”, in quanto avrei inteso – a suo dire – dare seguito ad una INTIMIDAZIONE con minaccia di un “ingiusto danno”, ovvero ad un delitto contro la libertà individuale delle persone e, più in dettaglio, contro il particolare aspetto della loro libertà psichica in virtù di un turbamento psichico causato al soggetto passivo dall’atto intimidatorio. Avrei così prospettato a taluni un male futuro, il cui avverarsi dipende dalla volontà dell’agente.
La invito e diffido pertanto a chiarire questa Sua affermazione ed a rettificarla, altrimenti mio malgrado dovrà darne conto all’Autorità giudiziaria, alla quale invoco – ancora una volta – il fondamentale diritto costituzionale a rivolgermi, questa volta in proprio e non come procuratore di una parte.
Orbene, conosco abbastanza l’ordinamento giuridico e la nostra formidabile Grundnorm, e so bene qual è il dettame dell’art. 21, compreso il terzo e l’ultimo capoverso. Come so bene che diffidare all’adempimento in funzione antiprocessuale è uno degli atti più naturali e consueti del mio Magistero. E’ un diritto di rango costituzionale difendersi o intentare giudizi, senza che ciò possa strumentalmente e proditoriamente essere qualificato una intimidazione (cfr. tra le tante già Cassazione penale, sezione VI, 7 maggio 1980, n. 5774). Ed è all’autorità giudiziaria cui mi sono sempre rivolto e sempre mi rivolgerò come parte e come procuratore, rispettoso delle Sue decisioni nei diversi gradi di giudizio. Peraltro voglio rassicurarLa che il Diritto e la Libertà, innanzitutto di stampa costituiscono il senso primo della mia esistenza e sono ben più preoccupato di Lei a salvaguardarne il funzionamento nella legalità costituzionale.
Prendo atto che Lei non gradisce la detta funzione antiprocessuale tanto che con la Sua improvvida iniziativa intende aumentare il numero delle controversie (anziché ridurle) e ha voluto darmi conferma della bontà della mia scelta di accettare l’incarico di difensore del Prof. Cannata al fine di arginare l’imbarbarimento proprio nell’interesse dei valori costituzionali cristallizzati nell’art. 21 che Le stanno tanto a cuore.
Parafrasando quel che Lei dice Libere le televisioni ed i siti internet di propagare notizie diffamatorie rese da altri giornali, Libero Lei di accusarmi di minacciare, Libero io agire in sede in sede penale e civile nei suoi confronti e di chi pubblica Le sue affermazioni (visto che una diffida di un legale non è una intimidazione), e libero di diffidare che laddove un comportamento venga reiterato o posto in essere ciò lo conclami e lo aggravi (nella fattispecie mi riferisco a Primonumero.it).
Fortunatamente siamo tutti liberi in un Paese libero, liberi di fare cause, subirle ed essere condannati.
Scrivo per conoscenza al dott. Roberto Natale affinchè mi renda noto se le affermazioni in oggetto sono il frutto di considerazioni personali del dott. Di Pietro, oppure se come quest’ultimo afferma integrano la posizione ufficiale del “sindacato dei giornalisti Assostampa che preannuncia iniziative forti e adeguate al caso, per opporsi ad una deriva pericolosa e antidemocratica che non ha riscontri in Italia”.  Deriva di cui evidentemente io sarei il protagonista sommo”.

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