Romano sui consulenti d’oro dei Commissari Ittierre
Il Consigliere cita un articolo de “Il Fatto Quotidiano” e propone di bloccare la vendita a spezzatino per mantenere la produzione
La critica, dai toni durissimi, del Consigliere regionale Massimo Romano parte dall’ articolo di Gianni Barbacetto, (titolo “La Lobby dei commissari del dicastero”) pubblicato su “Il Fatto Quotidiano” del 5 maggio 2010 (pg. 4) ove vengono confermate le notizie in merito a consulenze esterne milionarie affidate dai commissari straordinari della Ittierre (Ciccoli, Chimenti e Spada), nominati dall’ex Ministro Claudio Scajola. Riprendendo l’articolo, in una nuova lettera inviata Presidente della Giunta Regionale Michele Iorio, ma anche all’Assessore Regionale alle attività produttive, Franco Giorgio Marinelli, al Ministero dello Sviluppo economico e al Comitato di Sorveglianza Ittierre, il Consigliere Romano parla di “incarichi di consulenza esterna per diversi Milioni di euro in favore di professionisti che, stando sempre a quanto si legge, sarebbero peraltro riconducibili direttamente o indirettamente ad illustri esponenti del Popolo delle Libertà nonché direttamente o indirettamente riconducibili agli stessi commissari”. Romano sostiene che “il Consiglio regionale non è mai stato informato sullo stato delle procedure ex lege Marzano connesse alla Ittierre di Pettoranello, “benché dagli organi di informazione si apprende che i tre commissari starebbero procedendo al cd. ‘spezzatino’ – afferma ancora Romano - ossia alla vendita di rami di azienda o persino di soli marchi al di fuori, per quanto è dato sapere, di alcuna verifica sulla effettiva possibilità di operare il salvataggio dell’industria, ossia – prosegue il Consigliere regionale – senza neppure verificare la materiale praticabilità della finalità pubblica sottesa all’assoggettamento dell’industria tessile alle procedure ex lege Marzano e non già ad un ordinario fallimento”.
Una linea, quella della vendita a spezzatino, non condivisa da Romano il quale ritiene che andava verificata la possibilità di un risanamento sul modello Parmalat, cogliendo l’opportunità che si trattava di una società quotata.
“Si sarebbe potuto, e forse ancora si può, realizzare un piano di risanamento con mutamento degli assetti imprenditoriali, come dice espressamente la legge – afferma Romano – E invece si è scomodata la Marzano per fare una liquidazione a spezzatino, con costi plurimilionari e probabilmente estromettendo dalle procedure amministrative il doveroso controllo giurisdizionale, al di fuori di qualsivoglia coinvolgimento istituzionale della Regione, se del caso anche mediante regolare e trasparente valutazione di una ipotesi di partecipazione pubblica. Dopotutto – prosegue Romano - la Regione Molise ha svolto e sta continuando a svolgere, anche forse con eccessiva disinvoltura, un ruolo molto (troppo) attivo sul piano dell’iniziativa economica pubblica, ad esempio nella produzione diretta di beni e servizi quali lo zucchero, il pollame, il trasporto marittimo, il trasporto a fune, servizi telematici, servizi creditizi, talvolta utilizzando in modo improprio lo strumento delle società in house o presunte tali anche per fini che esulano del tutto da quelli istituzionali dell’ente”.
Romano ritiene che sia forte la preoccupazione sulla reale possibilità di mantenere sul territorio molisano la produzione e la commercializzazione dei beni e servizi della Ittierre e quindi propone di verificare se vi siano ancora le condizioni per un reale salvataggio industriale dell’azienda al posto dello spezzatino, in modo i da preservare o per lo meno garantire i livelli produttivi ed occupazionali in Molise.
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