Macchiarola nella giunta di D’Ascanio
Il presidente della Provincia di Campobasso ritira le dimissioni e ufficializza il nuovo esecutivo. Nagni resta fuori. Natalini (Sel): “Ha scelto di tirare a campare”
Nella nuova giunta provinciale di Campobasso, annunciata da Nicola D’Ascanio, c’è anche Annamaria Macchiarola, la grande avversaria che firmò una mozione di sfiducia con il centrodestra e che cercò in tutti i modi di fare cadere l’attuale presidente. Segno evidente che in una certa politica non c’è più nulla di scontato. E così, sfiorando l’ultimo secondo utile, D’Ascanio ha ritirato le dimissioni da Presidente della Provincia ed ha ricomposto una giunta che di fatto sancisce la firma di una tregua (armata?) con il Pd. Infatti, il nuovo esecutivo è costituito da tre assessori del Partito Democratico (Macchiarola, Di Cristofaro e D’Angelo), tre assessori dell’IdV (Borgia Norante e Spina), un assessore dei Socialisti (Montanaro) ed uno del Pdci (Occhionero). In pratica l’esecutivo va ad equilibrare i rapporti di forza tra Pd e Idv e tiene fuori Pierpaolo Nagni, esponente di spicco del gruppo di Primavera Democratica che aderì all’Italia dei Valori causando la scissione interna con l’abbandono di Romano, Astore e Gatti. Ora tutti si chiedono cosa farà Nagni? Sosterrà l’esecutivo designato da D’Ascanio o aprirà un nuovo fronte di opposizione che si andrà ad intrecciare con quello del centrodestra? La nuova Giunta voluta da D’Ascanio non sembra risolvere tutti i problemi politici che rendono difficile il percorso amministrativo della Provincia di Campobasso. La scelta di D’Ascanio da alcuni viene letta come il passaggio indispensabile per un clamoroso riavvicinamento al Pd, sperando in una possibile (ma difficile) candidatura alla Presidenza della Regione, per la quale, però, concorrono anche il senatore Astore e il Consigliere regionale Massimo Romano, il cui movimento, Costruire Democrazia, adesso invita Di Pietro ad un ripensamento rispetto alle recenti scelti che hanno portato all’adesione di Primavera Democratica all’Idv.
“L’esito della crisi alla Provincia di Campobasso e l’esplosione dei litigi interni all’Italia dei Valori sulla spartizione delle poltrone confermano drammaticamente quella che a molti poteva apparire solo una sinistra premonizione – si afferma in una nota di Costruire Democrazia – Abbiamo assistito ad uno spettacolo politicamente ed esteticamente inaccettabile: un’istituzione pubblica, già utilizzata per questioni elettorali da un gruppo politico piegata oramai da tempo alle contraddizioni o ai capricci di una coalizione politica, anzi di un partito politico, anzi di singole persone di quel partito politico. Non poteva esserci peggior messaggio rispetto a quello da cui era partito il movimento di Di Pietro. Non ci resta che sperare in un “ripensamento operoso” di Antonio Di Pietro – prosegue la nota – nell’interesse del suo partito e di tutta la coalizione di opposizione al Governo Iorio. Mai come in questo momento, il popolo molisano ha bisogno di essere rassicurato: dopo le macerie che lascia Iorio, occorre cominciare una nuova stagione politica di rinnovamento e di ricambio. Non certo della riedizione della peggiore logica di spartizione delle poltrone. C’è stato un tempo in cui Italia dei Valori e Antonio Di Pietro hanno rappresentato una speranza per il Molise. In questo momento di crisi socio-economica e di agonia irreversibile di Iorio & co. – si afferma ancora nella nota di Costruire Democrazia – il centrosinistra ed il Molise, di tutto hanno bisogno meno che di un’Italia dei Valori che dimostri di essere più “vecchia e deprecabile” della tanto avversata “vecchia e deprecabile politica”. In attesa dell’auspicato ripensamento operoso che possa rilanciare il centrosinistra ed il Molise, Costruire democrazia continua a lavorare esattamente per le stesse battaglie che ci animarono nell’Italia dei Valori – conclude la nota – a far data dalle regionali 2006, passando per le comunali di Campobasso e per le europee del 2009. In vista del traguardo del 2011”.
Natalini (Sinistra Ecologia Libertà): “La Provincia di Campobasso, guidata dal Presidente D’Ascanio, ha scelto di continuare a tirare a campare”.
“Le dimissioni, che a detta del Presidente dovevano evitare il “tirare a campare” e ricompattare lo schieramento, sono state ritirate in extremis senza una soluzione né politica né istituzionale ma, evidentemente, nella sola logica del tirare a campare e con l’unica nota positiva di aver evitato il commissariamento, rischio paventato dalle sue stesse dimissioni”. Questo è il pensiero del Consigliere regionale di Sinistra Ecologia e Libertà, Mauro Natalini, il quale sottolinea che alla chiusura della crisi precedente il Presidente ottenne la firma di 13 consiglieri su un documento che sanciva una soluzione istituzionale ed oggi, invece, la crisi rientra senza nemmeno un documento – né istituzionale, né politico – sottoscritto dalla maggioranza dei consiglieri provinciali e dai segretari politici dei partiti del centrosinistra. “Evidentemente ciò sarebbe stato troppo rischioso – afferma ancora Natalini - Nella coalizione di centrosinistra è prevalsa, ancora una volta, il richiamo ad occupare qualche poltrona assessorile a tutto discapito della soluzione politica dei problemi alla base delle non richieste dimissioni del Presidente, penalizzando il rilancio unitario dello schieramento, forte e capace di affrontare i prossimi appuntamenti elettorali”. A dire di Natalini da questa crisi il centrosinistra ne esce maggiomente diviso con una maggioranza in Consiglio provinciale più debole. “Basti notare che, alla conferenza stampa di presentazione della nuova giunta, erano presenti solo i segretari del PD, del PSI e del PDCI con la pesantissima assenza dell’IdV, che si dichiara fuori dalla giunta – afferma ancora Natalini – Al loro posto rientra nell’esecutivo il Partito Democratico con la Macchiarola che due anni fa, con il sostegno dell’attuale segretario Leva, sfiduciava il Presidente e, oggi, evidentemente pentita, diventa la sua collaboratrice più fidata con la nomina a vice-presidente e Cristofaro già defenestrato, oggi rinominato. Riteniamo tutto ciò una sconfitta della politica a discapito di istituzioni usate come mero strumento di potere politico. Sconfitta da cui prendiamo le distanze – conclude Natalini - Tuttavia, ritenendo improbabili altre soluzioni che non passino per la ricerca di unità del centrosinistra, auspichiamo un nuovo confronto tra le forze di schieramento, incentrato sui temi che riguardano i problemi della gente e del territorio, e, possibilmente, lontano da Via Roma”.

















